Edison Wang si aggiudica la Volare Global Cocktail Challenge 2026
Bartender e cofondatore del Dram Bistrot (Tianjin, Cina), Edison Wang si è aggiudicato la vittoria nella competizione internazionale di miscelazione dedicata alla gamma di liquori Volare della Distilleria Rossi d’Asiago (1868). Secondo Classificato l’italiano Domenico Sorrentino, Best Performer lo scozzese Fraser Haig.

Finalisti delle rispettive competizioni nazionali di Volare Global Cocktail Challenge 2026, sette bartender e barlady hanno dato prova delle rispettive abilità miscelando sette originali cocktail scegliendo come ingrediente principale 1 oz (3 cl) tra i 40 liquori della gamma Volare della Distilleria Rossi d’Asiago – Antiche Distillerie Riunite (1868).

Locandina Volare Global Cocktail Challenge 2026

Il titolo di Global Winner è andato al finalista cinese Edison Wang del Dram Bistrot (Tianjin o Tientsin, nord est della Cina) con il cocktail “Mountain Forest Impression Asiago”; posto d’onore al finalista italiano Domenico Sorrentino del Talea Cocktail Bar Bistrot (Torvajanica/Pomezia, Roma) con il cocktail “Volare oltre il confine”.
il titolo di Best Performer è stato aggiudicato allo scozzese Fraser Haig (in rigoroso kilt) del Wild Goose – Union Terrace Gardens (Aberdeen, Scozia) con il cocktail “Strawberry Cream”.

Alla finale hanno preso parte anche Arnas Staniulis del Cocktail Bar Vanagai (Vilnius, Lituania), Diana Minha di Gongu Restaurant (Riga, Lettonia), Olha Tochka di Hendrick’s Bar (Kiev, Ukraina), Oscar Strömberg di Werséns Brasserie (Åre, Svezia).


A condurre l’evento è stato chiamato l’eclettico e dinamico scozzese Scott Gemmell consulente e formatore internazionale del settore beverage (drinkthing.net), mentre la giuria era composta da professionisti di settore come Rossella De Stefano (direttore responsabile della rivista Mixer), dal vostro Rodolfo Guarnieri (giornalista di Bargiornale), Esther Medina Cuesta (consulente internazionale di mixology, Malaga/Andalusia) e Jonny Gray (Spirits Specialist, Londra).

Teatro della finale internazionale di Volare Global Cocktail Challenge 2026 è stata la spettacolare terrazza soleggiata dello Charme Hotel Villa Bonomo inserito nel grande Golf Club Asiago (18 buche, il più alto d’Europa) disposto sul grande altopiano di Asiago in provincia di Vicenza (o Sleghe nella storica lingua locale germanica-cimbra), conosciuto anche come l’Altopiano dei Sette Comuni, al confine tra Veneto e Trentino (oltre 1.000 m di altitudine).
A fare gli onori di casa c’erano Nicola Dal Toso (comproprietario insieme alla sorella Patrizia della Distilleria Rossi d’Asiago), affiancato dal nutrito staff di dirigenti come l’area manager Italia Michele Angeletti, il capoarea Vicenza Mirko Tosin, la dinamica mkt manager Cinzia Tosato insieme con la mkt assistant Silvia Vangelista e la new entry Davide Dal Toso.

Cogliamo l’occasione di ricordare con affetto la recente scomparsa del Patriarca Francesco Dal Toso, scomparso lo scorso aprile all’età di 95 anni che ha rilevato nel 1993 la distilleria Rossi d’Asiago, fondata nel 1868 dal farmacista Giovan Battista Rossi.

Ad accompagnare le esibizioni dei finalisti, dallo storytelling alla miscelazione al servizio al tavolo della giuria, ha provveduto la colonna sonora di musiche varie (dalla world music a temi di film come Pirati dei Caraibi, Mission Impossible, Ritorno al Futuro, Agente 007) proposta dal team Palladio Eventi di Vicenza, composto dai dj Mattia e Daniel.

I sette finalisti sono stati ospiti per tre giorni della Distilleria Rossi d’Asiago con iniziative relax come quad experience fuoristrada nei boschi dell’altopiano, oltre a momenti di formazione pressionale presso la sede multisensoriale aziendale AkademyLab 20/20.
Inoltre sono stati guidati a una visita del centro storico di Asiago che conserva memoria della Prima Guerra Mondiale (che vide per tre anni l’altopiano di Asiago in prima linea del fronte) con il grande Sacrario Militare del Leiten che accoglie le spoglie di oltre 54mila soldati italiani e austro-ungarici.

Sacrario Militare del Leiten ad Asiago

Global Winner

Edison Wang (in gilet nero e cravatta)
Dram Bistrot (Tianjin, Cina) con
Mountain Forest Impression Asiago
Ingredienti
20 ml Volare Sour Apple
20 ml Volare Elderflower
30 ml Kranebet Botanic Gin
25 ml Vermouth Extra Dry agli aghi di pino homemade
45 ml Prosecco
Preparazione
Mixing glass, servire in calice Cognac su cubetti di ghiaccio, servito su sottobicchiere decorato come il marmo rosa di Asiago, accompagnato da un menu in legno, da un primo quadretto con demone cinese protettore e da un secondo quadretto con scena agreste dell’Altopiano d’Asiago.

Secondo Classificato

Domenico Sorrentino (in camicia a righe e berretto baseball girato al contrario)
Talea Cocktail Bar Bistrot, Torvajanica-Pomezia/Roma con
Volare oltre il confine
Ingredienti
40 ml Volare Bergamotto
20 ml Kranebet Botanic Gin
15 ml succo fresco di lime
15 ml cordiale al miele e gelsomino homemade
2 gocce di soluzione salina
Preparazione
Shaker, versare in coppa Champagne, aggiungere gocce di olio al bergamotto, servire su sottobicchiere a specchio, abbinare con cialda croccante al miele.

Best Performer

Fraser Haig (in kilt, bandana e occhiali scuri)
Wild Goose – Union Terrace Gardens (Aberdeen, Scozia) con
Strawberry Cream
Ingredienti
30 ml Volare White Cacao
45 ml Strawberry Vodka (alla fragola)
8 gr riso per sushi tostato
Preparazione
Shaker, versare in tumbler basso su cubetti di ghiaccio,guarnire con fettina di fragola, abbinare con un bonbon alla fragola servito su un sottobicchiere con la scritta Short Miles, Long Pours (Tappe Brevi, Lunghe Bevute).

Ricette Altri Finalisti

Arnas Staniulis
Cocktail Bar Vanagal (Vilnius, Lituania) con
Volare Latte
Ingredienti
40 ml Volare Triple Sec
10 ml Volare Amaretto
30 ml succo di banana
20 ml cream
una goccia di soluzione salina
Preparazione
Doppio shaker, versare in coppa, gocce di Angostura Bitters, guarnire con foglie di menta e confettini di cioccolato.

Diana Minha (capelli rossi, camicia bianca, cravatta nera)
Gongu Restaurant (Riga, Lettonia) con
Amortentia
(filtro d’amore della saga di Harry Potter)
Ingredienti
15 ml Volare Elderflower
15 ml Volare Amaretto
40 ml vino Sauvignon Blanc
15 ml sciroppo di zucchero aromatizzato con anacardi tostati sous-vide homemade
2 gocce Orange Bitters
Preparazione
Mixing glass, versare in coppa bordata con sciroppo di anacardi e anacardi tritati.

Olha Tochka (in giacca bianca e occhiali dalla montatura nera)
Hendrick’s Bar (Kiev, Ukraina) con
Moving Castle
Ingredienti
30 ml Volare Green Melon
40 ml sake
20 ml Cordial Glory Umix (sciroppo spicy mix di frutta, erbe e fiori)
30 ml Cordial Ginger Lime
10 ml Fernet
Preparazione
Doppio shaker, servire in coppa su cubetti di ghiaccio, guarnire con ciuffo di foglie di menta e spiedino di cubetti di melone bianco.
Molto spettacolare la presentazione: la coppa viene inserita in una mistery box che, aprendos,i fa partire una serie di farfalle a molla!
Peccato per il gusto, con note troppo speziate (zenzero) e amare (Fernet).

Oscar Strömberg
Werséns Brasserie (Åre, Svezia) con
G.B.R. Giovan Battista Rossi 
(omaggio al farmacista e fondatore della distilleria Rossi d’Asiago nel 1868)
Ingredienti
20 ml Volare Elderflower
20 ml Volare Triple Sec
20 ml Tanqueray No.Ten London Dry Gin
5 ml vino rosso Valpolicella
Preparazione
Mixing glass, versare in ciotoline di vetro su un letto di chicchi di caffè, guarnire con scorzetta di limone.

Volare by Rossi d’Asiago, la ricca gamma di 40 liquori per la miscelazione 

“Volare nel blu dipinto di blu” cantava Domenico Modugno nel 1958 al Festival di Sanremo che lo vide vincitore in coppia con Johnny Dorelli.
Volare oggi è anche il nome di una ricca e fortunata gamma di liquori per cocktail preparati dalla distilleria Rossi d’Asiago.
Oltre alla gamma Grappe Culto (sette monovitigno invecchiate), Antica Sambuca e il centenario Kranebet Botanic Gin (1924, il cui nome originario Craveta in lingua locale cimbra significa “grani amari”), la Distilleria Rossi d’Asiago propone infatti al mondo della miscelazione (oltre 30 Paesi del mondo) la ricca gamma di liquori Volare suddivisi nelle tipologie Classic, Fruits, Herbs, Non Alcoholic, oltre alla specialità Sprizzer (per realizzare cocktail Spiritz).
Da notare la bottiglia in vetro chiaro da 70 cl con decorazioni in rilievo per assicurare una presa salda, un’etichetta inclinata a 45°, facilmente leggibile anche nella bar station del bancobar, dotata del tappo brevettato Pro-Pour con versatore retrattile per garantire il controllo della quantità di prodotto versato.

oilare gamma liquori cocktail

Classic (7)
TripleSec 38°
Blu Curaçao 22°
Amaretto 25°
Butter Scotch (al burro, vaniglia e crema di nocciola) 20°
Vanilla 20°
Espresso Coffee 20°

Fruits (22)
Bergamotto 20°
Yuzu 20°
Strawberry (alle fragoline) 20°
Raspberry (ai lamponi) 20°
Green Melon (al melone verde) 22°
Blueberry (ai mirtilli) 15°
Kiwi 20°
Watermelon (all’anguria) 20°
Coconut (al cocco) 20°
Cherry Brandy (alla ciliegia) 22°
Sour Apple (alla mela) 20°
Blackberry (alle more) 20°
Sour Grapefruit (al pompelmo rosa) 15°
Pisang (alla banana verde) 20°
Crème de Cassis (al ribes nero) 16°
Banana 22°
Apricot Brandy (alle albicocche) 22°
Forest Fruit (ai frutti di bosco) 20°
Peach (alla pesca) 20°
Limoncello 20°
Lychee 20°
Passion Fruit 18°

Herbs (8)
Peppermint White (alla menta bianca) 22°
Peppermint Green (alla menta verde) 22°
White Cacao 20°
Brown Cacao 20°
Cinnamon Red (alla cannella) 20°
Red Bitter 25°
Parfait Amour (all’arancia, fiori e vaniglia) 23°
Elderflower (ai fiori di sambuco) 18°

Non Alcoholic (3)
Grenadine (ai frutti rossi)
Lime
Simple Syrup (sciroppo di zucchero).

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Baritalia a Napoli il 9 novembre: manda la tua ricetta entro il 18 ottobre
La città campana ospiterà la quinta tappa di Baritalia 2026. In palio gli ultimi 10 posti per la finalissima di Milano. Scopri i prodotti del paniere e candida la tua ricetta

È Napoli l’ultima tappa del tour lungo la Penisola di Baritalia 2026. L’approdo è fissato per lunedì 9 novembre al Santalù – Fusion Restaurant & Suhi, nel cuore di Santa Lucia. Un appuntamento da non perdere per i bartender e i professionisti del fuori casa è che troveranno ad attenderli una giornata di sfide, un ricco programma di 12 masterclass, possibilità di incontro, confronto e nerworking.

Con la tappa in Campania, si conclude la selezione dei finalisti di Baritalia Lab: in fondo all’articolo c’è il form da compilare per candidare la propria ricetta. Per farlo c’è tempo fino al 18 ottobre. In palio ci sono gli ultimi 10 posti per la finalissima in programma il 23 novembre a Milano.

MANDA LA TUA RICETTA

Cocktail essenziali, ma ultra gustosi

Il tema di questa edizione di Baritalia è Ultra. Da intendere non come eccesso o spettacolarizzazione, ma come ricerca di intensità, precisione e consapevolezza. Un invito ad andare oltre l’abitudine, a superare formule rassicuranti e automatismi creativi, mantenendo però misura, equilibrio e controllo.

A questo concetto dovranno ispirarsi i bartender che vogliono partecipare alla sfida, dando vita a un cocktail originale di massimo 5 ingredienti (decorazione esclusa), scelti con attenzione, lavorati con tecnica e raccontati con stile, esaltando le qualità dei prodotti sponsor.

L’obiettivo è creare un cocktail ultra gustoso, ultra originale, ultra curato nello stile e nella presentazione, ma sempre sostenuto da un criterio riconoscibile e da una logica solida, dove ogni elemento ha un ruolo preciso e nulla è superfluo.

LEGGI IL REGOLAMENTO DI BARITALIA 2026

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Taormina Cocktail Week, diciassette bar per un romanzo liquido
Taormina Cocktail Week team vincitore apertura
Vince L’Heritage di Le Bar Louis Vuitton, davanti a Shahrazād del Mazzarò Sea Palace e The Last Chapter del Daiquiri Cocktail Bar. Tra maschere, ceramiche e curiosi azzardi gastronomici, la seconda edizione mette la letteratura al banco. E offre parecchio materiale a chi, oltre alle storie, vuole capire che cosa c’è nel bicchiere

C’era lo staff del Grand Budapest Hotel o, per essere meno approssimativi, del “Nuovo Cinema Morgana”. C’era il trio di Charleston “Café Express” che ballava al banco del Grand Hotel San Pietro. C’era il cocktail Cecità da provare bendati, con la mascherina da divi del Belmond. E poi una, nessuna e centomila mascherine disegnate da chi ha preso l’arte e non l’ha messa da parte. Gli amuse-bouche griffati Louis Vuitton, i drink a sfera che sono meglio delle penne, le misture in versione granita e con babà. Un alberello servito a fianco del bicchiere, realizzato con gli scarti di lavorazione, che potevi masticare fino all’ultima foglia. C’erano cocktail barocchi e minimalisti, talvolta fatti coi muscoli, più spesso col cervello.

Alla seconda edizione della Taormina Cocktail Week c’erano soprattutto tanti bar, diciassette, in rappresentanza di una città che sul fronte dell’ospitalità, e non soltanto della mixology, sta crescendo a vista d’occhio. E qui la vista non manca. L’Isola Bella, la baia di Mazzarò, la Baia delle Sirene. E «Idda», l’Etna, che decide come e quando farti atterrare. L’ultima parola, da queste parti, può averla solo il vulcano.

Dal 17 al 20 settembre la città ha fatto circolare persone e idee fra grandi alberghi, cocktail bar, ristoranti e caffè storici. Annalisa Testa, ideatrice e curatrice della manifestazione, ha costruito un contenitore che ha nella comunicazione uno dei suoi punti di forza. Il tema, Stories from a Book, chiedeva ai bartender di partire da un libro. E il racconto pesava: nella scheda della competition, storytelling e aderenza al tema valevano complessivamente 20 punti su 60. Un terzo del punteggio.

Le parole avevano un conto aperto alla gara del Grand Hotel San Pietro dove ero in giuria con Mattia Capezzuoli, bar manager dello Stravinskij Bar di Roma, e Daniela Garcea, consulente della bar industry e founder di Bold Spirit. Davanti a un tema letterario il rischio è sempre quello: mettere un titolo famoso sulla bella cartolina di presentazione e lasciare che il cocktail faccia tutt’altro. Qui le ricette più interessanti offrono qualcosa di più concreto da leggere. Una scelta di ingredienti, una consistenza, un oggetto di servizio. Il libro deve arrivare fino al sorso.

L’Heritage, la Sicilia in abito chiaro

Il primo posto è andato a L’Heritage di Le Bar Louis Vuitton, firmato dal venue manager Francesco Truglio insieme a Domenico Portale, Salvo Spadaro, Elia Maltese e Danilo Fargione. Il riferimento letterario è I Leoni di Sicilia di Stefania Auci. Nel bicchiere la saga dei Florio si presenta con un colore d’oro pallido, quasi trattenuto. Il ghiaccio affiora in blocchi trasparenti con il logo della Maison, il piede del calice sembra una pietra levigata dal mare. Accanto, sul vassoio azzurro, un boccone dalla cialda ricurva riposa su un supporto bianco. Tutto è luminoso. Anche le grandi famiglie, prima di finire nei romanzi, avranno avuto qualche mattina senza ombre.

La composizione mette insieme rum Eminente Ámbar Claro, mandorle tostate e Vecchio Florio Superiore Marsala, con agresto (verjus) e shrub di pesca bianca e cardamomo. Il richiamo ai Florio è esplicito, ma la ricetta merita attenzione soprattutto per il lavoro sull’acidità. Agresto e shrub offrono due leve diverse con cui governare la componente fruttata e quella vinosa; la mandorla tostata introduce un registro che dialoga con il Marsala, mentre il cardamomo apre una direzione speziata. È un’architettura leggibile, nella quale ogni ingrediente ha una ragione per essere lì. Il lusso, al banco, comincia anche da questo.

Shahrazād, il bicchiere ha una bocca

Secondo posto per Shahrazād, di Carmen Cavallaro e Federico Valenti, del Mazzarò Sea Palace, già vincitore della prima edizione. Il libro è Le Mille e una notte. Qui il racconto cambia luce. La coppetta bianca in ceramica ha un naso, labbra socchiuse, un volto appena emerso dalla materia. Un piccolo viso pallido, augh!, che accoglie un liquido color ciliegia. Senza contare che per una volta, il bicchiere può ricambiare il bacio. La formula accosta Ardbeg Wee Beastie e rum Eminente Reserva, una miscela di spezie orientali homemade, sharbat di ciliegie macerate e sherry oloroso Emperatriz Eugenia. Sulla carta è un confronto impegnativo: la torba dello Scotch, la struttura del rum, la componente fruttata dello sharbat e quella ossidativa dello sherry devono trovare spazio senza coprirsi. Per chi lavora al banco, la questione interessante è proprio la regia di questi elementi, soprattutto di fumo e spezie. La ceramica, intanto, nasconde parte del drink e concentra lo sguardo sulla superficie. Shahrazād raccontava per guadagnare un’altra notte. Questa coppetta sa come farsi dedicare qualche secondo in più.

The Last Chapter, il mare entra dalla cucina

Il terzo posto va a un uomo di carattere, un cavaliere solitario di nome Federico Betti del Daiquiri Cocktail Bar con The Last Chapter. È ispirato a Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway. È la ricetta più affollata del podio, e anche quella che spinge con maggiore evidenza verso la cucina. Rum Appleton Estate al cocco tostato, Amara al fico d’India, cordial di peperone rosso e pomodoro datterino lattofermentato, tintura di fava tonka e cacao, vermouth dry al gelsomino, soda al cappero e sale marino di Trapani. L’interesse sta nell’incrocio fra la parte vegetale di peperone e pomodoro, il contributo della fermentazione, la sapidità di cappero e sale, le note tostate e il gelsomino. La soda introduce inoltre una componente di effervescenza in una costruzione già densa di richiami gastronomici e territoriali. Hemingway aveva un vecchio e un pesce. Betti si porta dietro una piccola cambusa. Con alberello commestibile incluso.

Il laboratorio dietro lo spettacolo

Scorrendo le altre composizioni, si capisce che il tema letterario ha aperto parecchie porte. Uno di Troppo, del Bar&Chiostro del San Domenico Palace, lavora su rum trattati con olio d’oliva, miele di zagara e un bitter di genziana, alloro e arancia amara. A Prima Acchianata, del Blue Sky Bar di Palazzo Vecchio, concentra la formula su tequila, Marsala, melassa di carruba e limone: quattro voci, con la carruba a suggerire una strada territoriale meno battuta. Il Jungle Eye del Monstera Bar porta in scena il kakigori, una spuma di cioccolato bianco e cocco e una riduzione di Earl Grey e pandan. When the Music Changes, del Morgana, mette in dialogo vodka, finocchio, pesca nettarina e latte di mandorla, con sfere di Campari che diventano anche un elemento visivo. Calcifer’s Heart, di Villa Ducale, osa con kimchi liquido di pesca gialla, asparago bianco arrosto e patchouli. Sono tutte formule che chiedono al bartender un controllo delle preparazioni ben prima del servizio. Il dato utile, per voi che leggete queste pagine da dietro un bancone, è la varietà degli strumenti messi al lavoro: tostature, infusioni, chiarificazioni, fermentazioni, ghiacci aromatizzati. Tecniche che acquistano senso quando rendono riconoscibile un’idea e permettono di ripeterla.

La proclamazione si è tenuta al Velvet, il nuovo rooftop del Mazzarò Sea Palace. A premiare il vincitore, con un Seiko Presage Cocktail Time, è stato Filippo Nembrini, managing director di Seiko Italia. Il Premio della Critica by Campari è andato al Grand Hotel San Pietro, per il sostegno e il contributo alla promozione del progetto durante l’anno. Resta l’immagine di una città che può vantarsi di aver messo insieme indirizzi e personalità differenti, facendo dell’ospitalità un lavoro collettivo. Diciassette bar, per quanto ci riguarda, sono già un piccolo romanzo corale.

Le composizioni dei 17 cocktail

L’Heritage – Le Bar Louis Vuitton – Primo classificato
Di Francesco Truglio con Domenico Portale, Salvo Spadaro, Elia Maltese e Danilo Fargione. Ispirazione: I Leoni di Sicilia di Stefania Auci.
Rum Eminente Ámbar Claro, mandorle tostate, Vecchio Florio Superiore Marsala, verjus, shrub di pesca bianca e cardamomo.

Shahrazād – Almarè Bar, Mazzarò Sea Palace – Secondo classificato
Di Carmen Cavallaro e Federico Valenti. Ispirazione: Le Mille e una notte.
Scotch whisky Ardbeg Wee Beastie, rum Eminente Reserva, miscela di spezie orientali homemade, sherry oloroso Emperatriz Eugenia, sharbat di ciliegie macerate.

The Last Chapter – Daiquiri Cocktail Bar – Terzo classificato
Di Federico Betti. Ispirazione: Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway.
Rum Appleton Estate infuso al cocco tostato, Amaro Amara infuso al fico d’India, cordial di peperone rosso e pomodoro datterino lattofermentato, tintura di fava tonka e cacao, vermouth dry infuso al gelsomino, soda al cappero e sale marino di Trapani, Campari.

Cecità – Bar Sant’Andrea, Villa Sant’Andrea, a Belmond Hotel
Tequila Volcán de Mi Tierra Blanco, fragola.

The Reform Club -Bar Timeo, Grand Hotel Timeo, a Belmond Hotel
Gin Bulldog, cordial di passion fruit e menta, tè Lapsang Souchong, pepe della Tasmania, latte di cocco.

Uno di Troppo – Bar&Chiostro, San Domenico Palace, Taormina, a Four Seasons Hotel
Rum Eminente Reserva ed Eminente Ámbar Claro con lavaggio all’olio d’oliva, miele di zagara, «Amara Bark» (denominazione riportata nella scheda), Pirandello Bitter a base di genziana, alloro e arancia amara.

L’essentiel est invisible pour les yeux – Bellevue, Hotel Metropole Taormina
Gin Bulldog, Campari, cordial di arancia e miele di zagara, liquore alla genziana.

Hope is a Lie – Belvedere Cafè, Grand Hotel San Pietro
Rum Eminente Ámbar Claro infuso con «exotic babà», rum Eminente Reserva infuso alla banana, tequila Volcán de Mi Tierra Blanco con falernum homemade, Campari chiarificato, ananas chiarificato, soluzione salina.

A Prima Acchianata – Blue Sky Bar, Palazzo Vecchio
Tequila Herradura Plata, Marsala Florio, melassa di carruba homemade, succo fresco di limone.

Il Prezzo della Bellezza – Kori Bar, Atlantis Bay
Blend di rum Eminente Ámbar Claro ed Eminente Reserva, cordial di ananas grigliato, tintura di habanero homemade, sfera di ghiaccio aromatizzata al pompelmo.

Jungle Eye – Monstera Bar, Médousa Bistrot & Suites
Kakigori di ananas infuso con rum Eminente Ámbar Claro, cordial di Monstera deliciosa, spuma di cioccolato bianco e cocco, riduzione di Earl Grey e pandan, «glass shard» di Amaro Amara (secondo la denominazione della scheda).

When the Music Changes – Morgana
Vodka Belvedere, finocchio, cordial di pesca nettarina, latte di mandorla, sfere di Campari.

Lady Taormina’s Lover – Nunziatina
Scotch whisky Ardbeg Wee Beastie, Amaro Amara, vino alla mandorla di Castelmola, mix homemade di alloro e fiori d’arancio, bitter al cioccolato.

The Red Quetzal – Raaro × Hotel Villa Carlotta
Tequila Herradura Plata, Campari, nettare di agave, arancia rossa di Sicilia IGP, limone Interdonato Messina Igp, peperoncino dell’Etna.

Calcifer’s Heart – Hotel Villa Ducale
Tequila Herradura Plata, Santa Spina Cruda, Select, kimchi liquido di pesca gialla, preparazione per osmosi di asparago bianco arrosto, spray al patchouli.

Nóstos – Vincenzo Dascanio Cafe
Gin Bulldog, cordial mediterraneo, succo fresco di lime, sciroppo di zucchero bruno.

Von Gloeden – Wunderbar
Tequila Herradura Plata, Campari, Cointreau, sciroppo di fichi homemade, succo fresco di lime, bitter alla lavanda.

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Ditta Artigianale raddoppia a Milano
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In zona Gae Aulenti la seconda caffetteria aperta nel capoluogo lombardo. Un locale che richiama il modernismo italianoo, dove gli specialty coffee sono i grandi protagonisti insieme a una proposta food dall’impronta internazionale

Ditta Artigianale fa il bis a Milano. A 20 mesi dal debutto in Corso Magenta (leggi Ditta Artigianale arriva a Milano: specialty coffee, viennoiserie e dolci tutto il giorno), la torrefazione fiorentina fondata da Francesco Sanapo e Patrick Hoffer, apre una nuova caffetteria, anche questa situata in una zona strategica della città: via Vincenzo Capelli, in zona Gae Aulenti.

Tra design modernista, firmato dallo studio fiorentino q-bic, specialty coffee, brunch internazionali e aperitivi, il nuovo indirizzo, aperto tutti i giorni dalle 8 alle 21, conferma la filosofia del format: rendere la caffetteria un luogo da vivere in ogni momento della giornata.

Al centro della proposta, ovviamente, gli specialty coffee selezionati da Sanapo e tostati, nella torrefazione fiorentina, da Francesco Masciullo, Miglior Roaster d’Italia Sca a Sigep 2026. Si va dalle miscele come Mamma Mia e Jump, ai monorigine provenienti da piccoli produttori etici in Colombia, Indonesia, Etiopia, Kenya o Honduras. Materie prime pregiate da assaporare con espresso o con tecniche di estrazione alternative, come V60 e Aeropress, che permettono di esaltare le caratteristiche di ogni chicco.

Presenti in carta le proposte signature, come il Coffeemisù, bevanda ispirata al tiramisù a base di espresso, servita con crema di mascarpone homemade e biscotto e diventata un cult dell’offerta.

Food di impronta internazionale

La caffetteria convive con una proposta gastronomica di impronta internazionale. Al mattino protagonisti i croissant francesi e i cinnamon bun appena sfornati, mentre avocado toast, Florentine eggs Benedict e il classic croque monsieur occupano la scena del brunch. Piatti stagionali, leggeri e creativi compongono l’offerta della cucina per il pranzo, per arrivare all’aperitivo con una drink list dove ad affiancare i grandi classici si trovano signature quali il Pif Flight a base di Peter in Florence, il gin di Ditta Artigianale, e mocktail come Tu vo’ fa l’Americano o il Palomita. Ad accompagnare i drink le sfiziosità della cucina, tra e quali il Padellino, la pizza croccante cotta in padella e con diverse farciture, i Falafel homemade con salsa allo yogurt e le crispy sweet potato fries al Parmigiano con maionese artigianale con senape, miele e paprika.

Un moderno giardino urbano

A progettare gli interni della nuova caffetteria di Ditta Artigianale è q-bic, lo studio di architettura di Luca e Marco Baldini che ha disegnato tutti i locali del marchio. Qui il riferimento dichiarato è al modernismo organico italiano del secondo dopoguerra, reinterpretato per dare vita a uno spazio urbano contemporaneo e riconoscibile, dall’atmosfera sofisticata, ma mai formale. Geometrie essenziali, ammorbidite dal calore del legno, sottili profili metallici, specchi a tutta altezza sono gli elementi che caratterizzano lo spazio, uniti a un abbondante uso di vegetazione. Alberi e piante dii diverse dimensioni sono utilizzati però non come semplici elementi decorativi, ma come elementi funzionali, per accompagnare i percorsi e creare angoli più raccolti, trasformando la caffetteria in una sorta di giardino urbano.

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