A Bergamo prima tappa del tour 2026 del laboratorio itinerante dedicato alla mixology. Ecco i nomi dei bartender che hanno conquistato i primi 10 posti per la finalissima di Milano
Buona la prima per Baritalia 2026. Il viaggio lungo la Penisola del laboratorio di miscelazione di Bargiornale ha preso il via da Bergamo. A ospitare la prima tappa dell’undicesima edizione della manifestazione il Daste, uno spazio multifunzionale nato dalla riqualificazione di un’ex centrale termoelettrica, che ospita uno spazio eventi, un bistrò, un cinema, una Galleria e il Workplace: un centro d’avanguardia di produzione culturale e di socialità. Circa 250 i professionisti del settore, provenienti da tutta la Lombardia e da altre aree del Nord Italia, che non hanno voluto mancare all’appuntamento e prendere parte al programma di confronti, approfondimenti, seminari e sfide sul tema cocktail che caratterizza l’evento.
Quaratasette i professionisti del bancone che, sotto le insegne delle aziende partner, si sono dati battaglia per conquistare i primi 10 posti per la finalissima di Baritalia Lab in programma il 23 novembre a Milano. Sfida quest’anno incentrata sul concetto di Ultra, da intendere come ricerca di intensità, precisione e consapevolezza, senza eccessi e inutili spettacolarizzazioni. Un invito ad andare oltre l’abitudine, a superare formule rassicuranti e automatismi creativi, mantenendo però misura, equilibrio e controllo.
Il tre stelle Michelin Chicco Cerea, tra gli ospiti illustri della manifestazione
Ecco i nomi dei bartender che hanno superato la prova: Maurizio Costa (Ancienne Pharmacie), Dario Baroni (Campari Academy), Marco Uggeri (Casoni), Rachele La Fiora (Coca-Cola Hbc Italia Barceló), Milo Villa (Coca-Cola Hbc Italia Vodka Finlandia), Davide Torrente (Gamondi), Mathias Ciani (June by G’Vine), Simone Scanu Marie (Marie Brizard), Nicolas Mauro (Orsini Soda) e Cristian Mura (The Organics by Red Bull).
La super giuria
A valutare le prove dei concorrenti e a decretare i vincitori di tappa una giuria composta dai giudici delle aziende partner: Danny del Monaco (Ancienne Pharmacie), Riccardo Pennecchia (Campari Academy), Paolo Bollani (Casoni), Andrea Natalino (Coca Cola Hbc Italia), Igor Tuliach (Gamondi), Mathilde de Ramel (June by G’Vine), Terry Monroe (Marie Brizard), Antonio Bisceglia (Orsini Soda) e Matteo Cassan (The Organics by Red Bull).
Giuria, come ormai da tradizione del format, affiancata in qualità di giudici d’onore distributori locali, bartender e titolari di alcuni dei migliori cocktail bar della città e della Lombardia: Edris Al Malat, Anna Beccarelli, Alessia Bellafante, Simone Botti, Andrea Cason, Chicco Cerea, Mauro Colombo, Alberto Corvi, Adrian Cristian, Ezio Falconi, Toni Foini, Giorgio Frigeni, Luca Hu, Michele Marcelli, Martina Morico, Andrea Muratori, Umberto Oliva, Nicola Pezzoli, Nicolò Pezzotta, Rama Redzepi, Francesco Vavassori, Roberto Vergani, Alessandro Zana, Marco Zani e Carlo Zoppis.
Gli approfondimenti sulla mixology
Seguitissime anche le masterclass gratuite, ben 11, dedicate alle tecniche di miscelazione, tenute da bartender ed esperti di fama nazionale e internazionale per conto degli sponsor.
Ad aprire gli incontri la masterclass di Riccardo Pennacchia sullo spirito messicano e creativo di tequila Espolón (a cura di Campari Academy), seguita da quella di Mathilde de Ramel sull’anima estiva di June by G’Vine, e di Andrea Natalino e Sara Manzoni sui prodotti e i progetti di Coca-Cola Hbc Italia per il mond della miscelazione. A chiudere gli incontri della mattinata Mauro Colombo e Alessandro Bono con un seminario sul “bar control”, dal magazzino alla linea e sul ruolo strategico del fornitore (a cura di GrosMarket) e Igor Tuliach sul concetto di Ultra secondo Gamondi.
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Stefano Nincevich, vicedirettore di Bargiornale, con il primo Ultra Vincitore di Baritalia
Stefano Nincevich, vicedirettore di Bargiornale, con il primo Ultra Vincitore di Baritalia
Il programma di masterclass è ripreso nel pomeriggio con gli incontro con Terry Monroe su un ingrediente cui spesso non si presta l’attenzione dovuta, il ghiaccio (a cura di Brema), con Antonio Bisceglia sull’offerta Orsini Soda per la mixology, e con Paolo Bollani sul carattere territoriale di Gin Tabar (a cura di Casoni). E poi con il seminario Creative di Danny Dal Monaco (a cura di Ancienne Pharmacie), di Matteo Cassan sul futuro delle bolle (a cura di The Organics by Red Bull) e ancora di Terry Monroe dal titolo Il colore c’è ma non si vede (a cura di Marie Brizard).
I finalisti della tappa di Bergamo e i vincitori per ogni squadra
Ancienne Pharmacie Maurizio Costa (vincitore di tappa) Sebastiano Puglisi
Diego Di Giannantonio
Campari Academy Dario Baroni(vincitore di tappa) Francesca Graglia
Luca Nuzzoli
Casoni Marco Uggeri (vincitore di tappa) Alessio Abate
Giuseppe Lese
Coca-Cola Hbc Italia Barceló Rachele La Fiora (vincitore di tappa) Valentina Teresa Ghiurca
Marcello Della Casa
Coca-Cola Hbc Italia Finlandia Vodka Milo Villa (vincitore di tappa) Michele Pedrett
Simone Lenci
Gamondi Davide Torrente (vincitore di tappa) Angelo Fanti
Antonio Faella
June by G’Vine Mathias Ciani (vincitore di tappa) Beatrice Valendino
Dany Jacovissi
Marie Brizard Simone Scanu (vincitore di tappa) Mattia Teli
Pietro Garofano
Orsini Soda Nicolas Mauro (vincitore di tappa) Alex Avoti
Gabriele Maggioni
The Organics by Redbull Cristian Mura (vincitore di tappa) Federico Acquati
Filippo Viciani
I prossimi appuntamenti di Baritalia
25 maggio LECCE 29 giugno TREVISO 28 settembre BOLOGNA 9 novembre NAPOLI 23 novembre MILANO – Finale
Disegnata dal designer statunitense David Carson, la nuova immagine visiva traduce in forma e colore i pilastri produttivi del marchio, distribuito in Italia da Velier. Interessate dal restyling le serie Double Cask e Sherry Oak
The Macallan veste di nuovo alcune delle sue collezioni più iconiche. Il progetto di restyling ha interessato le Timeless Collections, ovvero le serieDouble Cask e Sherry Oak, punte di diamante della produzione di single malt Scotch whisky del marchio, le cui creazioni sono distribuite in Italia da Velier. A disegnare il nuovo abito il genio creativo di David Carson, designer statunitense noto, tra l’altro, per aver fondato la cosiddetta “grunge typography”, e che già in passato ha collaborato con la distilleria dello Speyside, che di recente ha festeggiato i suoi 200 anni di storia.
Nel progettare la nuova immagine delle Timeless Collections, Carson ha lavorato partendo dai pilastri produttivi di The Macallan, traducendoli in un sistema visivo coerente che attraversa ogni elemento del packaging, dalla bottiglia agli astucci, fino alla retroetichetta. L’obiettivo era costruire un’identità capace di raccontare il marchio, celebrandone la storia e lo spirito.
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La collezione Double Cask
Il designer statunitense David Carson, autore del restyling
200 anni di storia tradotti in forma e colori
Il punto di partenza è stato un elemento centrale nella storia di The Macallan: il legame con il territorio. Così il tetto erboso e ondulato della distilleria, perfettamente integrato nel paesaggio dello Speyside, ha ispirato la silhouettesinuosa della nuova bottiglia e del nuovo logo, creando un legame diretto tra il packaging e la distilleria. Sul collo della bottiglia compare un’etichetta triangolare che richiama il “Triangolo dello Sherry” in Andalusia, la regione dalla quale provengono le botti stagionate che hanno contenuto il vino fortificato e che definiscono il colore e il sapore naturale dei whisky The Macallan.
La palette cromatica segue la stessa logica. Protagonista è il rosso, o meglio, il The Macallan Red, nome con il quale è stato registrato il colore sviluppato ad hoc con il Pantone Colour Institute. Colore che rimanda alla pigmentazione naturale che i whisky acquisiscono durante l’invecchiamento nelle botti di Sherry. A fare da contrasto il bianco, citazione dell’Albariza, il suolo calcareo dell’area di Jerez sul quale crescono le uve destinate alla produzione dello Sherry.
Rinnovati anche gli astucci. A caratterizzarli il “wave pattern”, disegnato da Carson e che rimanda al fiume Spey, che attraversa tutta la regione dello Speyside e che ha storicamente sostenuto la produzione di whisky nella regione.
A completare il progetto, la retroetichetta. Qui nuovi simboli identificano il tipo di botte utilizzata, quercia americana ed europea, evidenziando l’influenza aromatica di ciascuna sul profilo del whisky. In aggiunta un QR code univoco per ogni bottiglia rimanda a contenuti di approfondimento sul prodotto.
Connubio tra quercia, Sherry e tempo
Come accennato, a vestirsi di nuovo sono i whisky delle serie Double Cask e Sherry Oak, collezioni complementari, ma coerenti, e alta espressione di quel connubio tra quercia e Sherry da sempre aspetto caratterizzante dello stile della distilleria. Una base alla quale si unisce l’elemento tempo, che contribuisce alla complessità e ad arricchire di sfumature i distillati. Più in particolare, la Double Cask Collection comprende tre espressioni, nate dalla combinazione di botti in quercia europea e americana, entrambe stagionate con vino Sherry nelle cantine di Jerez de la Frontera e invecchiate magazzini di maturazione nello Speyside: il Double Cask 12 anni, fresco e agrumato, con dolci note di malto; il Double Cask 15 anni, più complesso, con note di frutta secca, toffee e vaniglia e sentori di quercia, cioccolato e mela al naso; il Double Cask 18 anni, dal corpo rotondo e ricco, perfettamente bilanciato tra la dolcezza delle spezie e sfumature tostate, tra vaniglia, scorza d’arancia e sigari, con un finale estremamente persistente nel quale emerge un tocco piccante di cannella.
Due le referenze che compongono Sherry Oak Collection, invecchiate esclusivamente in botti di quercia europea ex-Sherry: Sherry Oak 12 anni, fresco e suadente, con note di fiori di melo, frutta tropicale e pasticceria; Sherry Oak 18 anni, ricco e complesso, morbido al palato, con sentori di frutta secca, zenzero e vaniglia.
Nel cuore di Treviso, accanto al ristorante Le Beccherie che gli ha dato i natali, è stato inaugurato il nuovo spazio dove vivere un’esperienza totale del dessert al cucchiaio più amato al mondo
Uno spazio dedicato al dolce italiano per eccellenza: il Tiramisù. Accade a Treviso, in Piazza Ancilotto, adiacente a Le Beccherie, lo storico ristorante dove il dessert vide i natali nei primissimi anni Settanta, grazie all’intuizione di Alba Campeol e del pasticcere Roberto “Lolì” Linguanotto. Si chiama Tiramisù Le Beccherie ed è il nuovo concept pensato per offrire un’esperienza dedicata interamente a questo dolce e alla sua storia.
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il Lingotto, il Tiramisù “da passeggio”
Perché uno spazio tutto suo
L’idea è nata per valorizzare il significato e l’eredità di un prodotto che fino a oggi è stato considerato laterale nell’offerta complessiva del ristorante, ma che racchiude potenzialità di crescita e per soddisfare la forte domanda: ogni giorno, al ristorante, vengono richieste in media 120 porzioni di Tiramisù, spesso da parte di clienti che si presentano al di fuori degli orari canonici di pranzo e cena. Turisti stranieri, professionisti di passaggio, appassionati di gastronomia che vogliono degustare il dessert proprio lì dove è stato creato. Numeri che hanno convinto i titolari del gruppo Le Beccherie a dare al dolce uno spazio coerente e stabile, senza rinunciare alla qualità artigianale che da sempre lo contraddistingue.
A tutto Tiramisù
Firmato dallo Studio Verdura lo spazio si presenta come un ambiente raffinato dove degustare il Tiramisù nella sua ricetta originale, prodotto internamente. Ma non solo: lo spazio ospita anche esperienze di show cooking condotte da alcuni dei maestri pasticceri della zona, che svelano i segreti della preparazione del dessert. Il locale offre anche l’opportunità di organizzare incontri e di prenotare il Tiramisù in diversi formati, compreso quello “da passeggio”: il Lingotto.
È quest’ultima la reinterpretazione contemporanea del dessert classico, preparata con la stessa ricetta originale, ovvero savoiardo artigianale, caffè specialty estratto con la moka, crema al mascarpone e cacao amaro, e proposto in una forma compatta, elegante e pratica, pensata per essere gustata ovunque, anche in movimento. Un’innovazione che porta il dolce fuori dalla sala e lo rende accessibile in qualsiasi momento della giornata.
L’origine di un dolce iconico
La storia del Tiramisù è legata a doppio filo con quella de Le Beccherie. È lì che venne codificato per la prima volta, nel 1972, quando la voce “Tiramesù”, nella grafia dialettale trevigiana, comparve per la prima volta nella carta dei dolci. La sua genesi risale però a qualche anno prima, quando l’allora proprietaria del locale, Alba Campeol, era in attesa del figlio Carlo. Per aiutarla a recuperare le forze, la suocera era solita prepararle lo “sbatutìn”, una sorta di zabaione al caffè energizzante. Tornata in cucina dopo il parto, Alba pensò di trasformare quel ricordo in un dessert e, insieme al pasticcere Roberto “Lolì” Linguanotto, diede avvio a un lungo periodo di sperimentazione, conclusosi tra il 1971 e il 1972. Una nascita certificata nel 2010 dall’Accademia Italiana della Cucina. Oggi “Tiramisù” è una delle cinque parole italiane più conosciute al mondo: un dato che racconta, meglio di ogni altra cosa, la fortuna globale di questa creazione trevigiana.
Entro il 31 marzo anche bar, ristoranti e strutture ricettive di micro e piccola dimensione devono assicurarsi contro terremoti, alluvioni e rischi idrogeologici. Che cosa prevede la norma e cosa valutare per non commettere errori
C’è una data cerchiata in rosso sul calendario di ogni imprenditore del fuori casa: il 31 marzo 2026. Da quel giorno, per bar, ristoranti, hotel e tutte le realtà della ristorazione e dell’ospitalità diventa obbligatorio avere una polizza assicurativa contro le catastrofi naturali.
La legge di Bilancio 2024 ha introdotto per tutte le imprese con sede in Italia (escluse quelle agricole) l’obbligo di stipulare una polizzache copra i danni causati da terremoti, frane, alluvioni, inondazioni ed esondazioni. L’obiettivo è far sì che lo Stato non sia l’unico a farsi carico dei costi delle ricostruzioni e dei ristori dopo i disastri, ridistribuendo il rischio attraverso le assicurazioni private, e a promuovere nelle imprese la cultura della prevenzione. Per la maggior parte delle imprese l’obbligo è già scattato: ora tocca anche alle micro e piccole imprese (stato patrimoniale o fatturato inferiore a 10 milioni di euro e meno di 50 addetti) del settore horeca, ovvero attive nella somministrazione di alimenti e bevande e ricettività turistica, per la quale la data ultima è stata fissata al prossimo 31 marzo, come confermato dalla legge 27 febbraio 2026 n. 26.
Che cosa assicurare
I beni da assicurare sono quelli a qualsiasi titolo impiegati per l’esercizio dell’attività di impresa, anche non di proprietà o in locazione, a meno che non siano già coperti da polizze equivalenti: terreni, fabbricati, impianti, attrezzature. Restano fuori dall’obbligo i beni in costruzione, gli immobili abusivi, le scorte, i mobili d’ufficio e i veicoli immatricolati al Pra.
Le sanzioni
La mancata sottoscrizione della polizza non prevede sanzioni dirette, come sanzioni pecuniarie, ma le conseguenze per le imprese inadempienti sono comunque pesanti. Queste, infatti, verranno automaticamente escluseda contributi, sovvenzioni e agevolazioni pubbliche di qualsiasi natura. Addio anche all’accesso al Fondo di garanzia per le Pmi, lo strumento che permette a tante piccole imprese di ottenere finanziamenti con la garanzia dello Stato. In pratica, chi non si assicura si taglia fuori da buona parte del sostegno pubblico disponibile, e il meccanismo è già operativo: un decreto del ministero delle Imprese e del made in Italy del giugno 2025 ha collegato l’accesso a specifici incentivi proprio alla presenza della polizza.
Scegliere la polizza più adatta
Un’analisi elaborata dal network Partner d’Impresa, realtà specializzata nel supporto alle imprese, aiuta a individuare gli elementi chiave per evitare errori nella stipula e scegliere la copertura più adatta alla propria realtà.
Un primo elemento da valutare riguarda l’estensione della copertura. Limitarsi ad assicurare il danno materiale (attrezzature, impianti, strutture), potrebbe non bastare, soprattutto per un settore che opera spesso in zone ad alta esposizione al rischio: centri storici, aree costiere e montane, borghi collinari soggetti a dissesto idrogeologico. A questo si aggiunge la stagionalità: un evento calamitoso nel momento sbagliato può compromettere l’intero risultato annuale.
Ecco perché gli esperti di Partner d’Impresa sottolineano l’importanza di estendere la polizza anche alla perdita di profitto e all’interruzione dell’attività: se il locale rimane chiuso per settimane a causa di un’ordinanza comunale o dei tempi di ripristino, anche un danno tecnicamente riparabile può trasformarsi in una crisi di liquidità.
Locazione e leasing: chi assicura cosa
Un secondo aspetto riguarda chi lavora in locali in affitto o con attrezzature in leasing, vale a dire la stragrande maggioranza delle realtà del fuori casa. In questi casi l’obbligo assicurativo ricade sull’utilizzatore, non sul proprietario, a meno che i beni non siano già coperti da una polizza equivalente stipulata da quest’ultimo. Inoltre, se l’imprenditore assicura beni di terzi, l’indennizzo può essere pagato al proprietario con vincolo di destinazione al ripristino. Si tratta di un tema centrale da gestire contrattualmente tra locatore e conduttore e definisce chi percepisce i soldi dell’assicurazione e come saranno utilizzati in caso di catastrofe che colpisca i beni non di proprietà dell’imprenditore ma da questo utilizzati per il suo lavoro, quali appunto i locali, le attrezzature in leasing e le merci stoccate in conto deposito. Meglio, quindi, non lasciare questo punto nel vago: inserire nel contratto di locazione una clausola esplicita su chi paga il premio e chi deve esibire la prova di copertura è una precauzione necessaria per evitare scoperture o contenziosi in caso di sinistro.
Verificare le polizze già esistenti
Un terzo elemento da non trascurare riguarda il coordinamento con le polizze già in essere. Molte imprese dispongono di una copertura incendio o multirischio che include qualche estensione per eventi naturali. Prima di stipulare qualcosa di nuovo vale la pena verificare se quella copertura è davvero adeguata rispetto ai nuovi obblighi, oppure se presenta lacune, esclusioni o massimali insufficienti. Duplicare coperture è uno spreco; averle incomplete è un rischio.
Un obbligo che può diventare un vantaggio
Ma c’è anche una prospettiva diversa da considerare. Gli imprenditori che investono in misure di mitigazione del rischio, come adeguamenti antisismici, sistemi di drenaggio, piani di emergenza, possono vedersi riconoscere premi assicurativi sensibilmente più bassi, perché la norma prevede espressamente che i costi siano modulati in base alle precauzioni adottate. Da non trascurare la possibilità di stipulare polizze collettive, grazie al lavoro delle associazioni di categoria che hanno negoziato condizioni vantaggiose con le compagnie per andare incontro alle necessità di micro e piccole imprese.
Infine, avere una polizza catastrofale in regola è percepito dalle banche e dagli investitori come un segnale di solidità gestionale. In un contesto in cui i criteri di sostenibilità e la capacità di gestire i rischi pesano sempre di più nelle decisioni di credito, essere coperti può migliorare il profilo di affidabilità dell’impresa e facilitare l’accesso al credito a condizioni più favorevoli. In questo modo l’obbligo di stipula dell’assicurazione catastrofale può trasformarsi in un importante vantaggio competitivo.
La barista, che rappresentava gli Emirati Arabi Uniti, ha vinto la finale internazionale delle competizione organizzata da Lavazza con un drink al caffè ispirato al Bosco verticale
Adrian, il concorrente polacco, è supportato da un tifo da stadio e il suo drink al caffè rappresenta un omaggio all’aperitivo italiano. A Victorjia, concorrente dell’Irlanda del Nord, trema la mano mentre versa il suo twist sull’Irish Coffee. Però non smette di sorridere e chiude con classe a 3 secondi dalla fine dei 15 minuti di gara. Solo allora esce dall’apnea, e le scappa una lacrima. Istantanee dalla finale internazionale della Barista Challenge 2026, dove tutti i concorrenti lasciano trasparire l’emozione. Molti sono alla prima competizione di questo livello, tutti vogliono dare il meglio.
Dentro la Nuvola, l’headquarter di Lavazza a Torino, la finale internazionale ha visto sfidarsi 20 baristi provenienti da altrettanti Paesi. A vincere è stata Lablibell Bajarias, dagli Emirati Arabi Uniti.
Lablibell Bajarias, vincitrice della Barista Challenge 2026
La barista ha presentato “Il Bosco”, un signature drink ispirato al Bosco Verticale di Milano. Ha utilizzato la miscela Tales of Italy Galleria dando vita a una proposta capace di unire sostenibilità e ricerca sensoriale. Il suo “coffeetail” combinava ingredienti come la fragola latto-fermentata, l’infusione di cascara e il caffè infuso al burro, in grado di evocare al tempo stesso la cultura emiratina e l’identità milanese.
Il signature drink al caffè della vincitrice, Il bosco
Al secondo posto si è piazzato Daniel Smith, giovane professionista che gareggiava per il Sudafrica; al terzo il concorrente giapponese Hiroto Suzuki.
La prova: un espresso e un signature drink
I concorrenti si sono confrontati in due prove principali, utilizzando la macchina customizzata Appia Lavazza di Nuova Simonelli. La prima, “The Perfect Cup”, ha richiesto di realizzare un espresso secondo la tradizione italiana utilizzando le miscele della collezione Tales of Italy. La seconda, “Creative Local Twist”, ha invece stimolato la fantasia dei partecipanti, invitandoli a creare un drink innovativo, caldo o freddo, analcolico e arricchito da un ingrediente tipico del proprio Paese.
I giurati della Barista Challenge 2026
La giuria era composta da Francesca Bieker, WCC Judge e sensory expert; Carlo Odello, Ceo dell’Italian Espresso Institute; Mirko Negri, Luxury Lifestyle Properties & Project Managing Director; Lauro Fioretti, Coffee Expert di Simonelli Group, in qualità di giudici sensoriali, e Dionisis Moustis, Coffee Expertise di Lavazza Group, in qualità di giudice tecnico.
I finalisti della Barista Challenge 2026
Alfredo Premolini, vincitore della Barista Challenge Italia 2026, ha rappresentato il nostro Paese riproponendo il suo coffeetail “No potho reposare”, un drink analcolico a base di caffè della collezione Tales of Italy (per la finale internazionale ha scelto la miscela Galleria), con una spuma che ricorda il gusto di una pardula – dolce tipico sardo – accompagnato da un lollipop di albedo di pompìa candita, agrume endemico della Sardegna. Una creazione che richiama i sapori e i ricordi dell’infanzia del suo autore. «Sono andato un pochino overtime e questo mi ha penalizzato», ci ha spiegato Alfredo, «e costruire la presentazione è stata una bella sfida. Era pur sempre la mia seconda partecipazione a una competizione e la prima è stata la finale italiana solo poche settimane fa! Sono contento di aver partecipato e di aver potuto vedere all’opera dei colleghi davvero fenomenali».
I premi speciali
Questi gli altri premi assegnati durante la cerimonia finale:
COMMUNITY AWARD
Lablibel Jabarias, Emirati Arabi Uniti
PRESS AWARD
Gevorgyan Roza, Armenia
TALES OF ITALY AWARD Daniel Smith, Sudafrica
MISTERY BOX AWARD
Adrian Matuszewski, Polonia
«Il coronamento di un percorso di formazione e cultura»
«Siamo molto soddisfatti della risposta alla Barista Challenge di quest’anno e del livello dimostrato dai baristi selezionati, che hanno mostrato grande passione, preparazione e competenze», ha commentato Marcello Arcangeli, Lavazza Training Center Director. «Per noi questa sfida va oltre il prodotto utilizzato: rappresenta una vera celebrazione della cultura del caffè e della professione di barista. Vogliamo valorizzare professionisti capaci non solo nella preparazione creativa di un espresso o di un coffeetail, ma anche nello storytelling, nella conoscenza del prodotto e nella capacità di raccontarlo al cliente. La Barista Challenge non è solo una gara, ma il coronamento di anni di formazione e cultura del caffè che Lavazza promuove in tutto il mondo».
Nonostante il mercato sia ancora ridotto (2% nel 2024, ma in crescita), birrifici grandi e piccoli stanno presentando una vera miriade di specialità con poco o senza alcol.
L’ultima edizione Annual Report CIB – Centro Informazione Birra dei produttori Assobirra, in collaborazione con Ipsos-Doxa, è stata presentata al recente Beer & Food Attraction di RiminiFiera dal nuovo team Assobirra con presidente Federico Sannella e i vice Paolo Merlin, Serena Savoca, Claudia Buzio e Giuseppe Micucci, mentre Andrea Bagnolini è stato riconfermato direttore generale.
Secondo Annual Report CIB, le birre si stanno confermando come protagoniste della socialità nel canale fuoricasa con buone prospettive di incremento dei consumi, in particolare per il settore delle birre analcoliche o NoLo (no-alcol e low-alcol).
Il neopresidente Assobirra Federico Sannella al centro tra i vice Paolo Merlin, Serena Savoca e Claudia Buzio e il riconfermato direttore Andrea Bagnolini.
Il segmento delle birre analcoliche è infatti arrivato all’2,11% del mercato (dati 2024) mentre in Europa è già attestato al 5%.
Una variante che sta affermandosi anche tra i produttori dibirre artigianali che hanno conquistato il 3% circa del mercato in volumi e il 6% in valore (mentre in Europa viaggiano già sul 5%), con una produzione totale di 17,2 milioni di litri, registrando un incremento di oltre 183 milioni di atti di acquisto, mentre il settore no-alcol arriva a registrare 49 milioni di atti di acquisto, segnando rispettivamente +15% e +79% rispetto al periodo preCovid.
Nonostante i venti di guerra degli ultimi tempi che arrivano da Ucraina, Palestina e Iran, per il momento non si registrano sensibili cali di consumi e ridotta propensione alla spesa, nonostante la crescita generale dei costi, a cominciare da quelli dell’energia elettrica e dei carburanti, con ricadute generali sull’inflazione.
Storicamente il consumo pro-capite italiano della birra (o meglio delle birre) rimane in fondo alla classifica europea (insieme con la Francia) e, nonostante un ulteriore calo registrato nel 2023-2024, si è attestato o meglio assestato nel 2024 a 36,4 litri, per un valore di oltre 10,4 miliardi di euro (0,51 % del PIL) relativo a 21,5 milioni di ettolitri.
La Sardegna poi si conferma sempre in testa alla classifica delle regioni italiane con una media “europea” di 60 litri a testa. Ancora ben lontano comunque da quelli dei primi della classe come Repubblica Ceca con 128 litri e Germania con 88 litri, anche se in diminuzione (fonte elaborazione dati Assobirra per Annuario Birritalia 2025-2026 Beverfood).
Momenti di consumo in movimento
Il ruolo socializzante delle birre nel fuoricasa si scompone in tre momenti principali: aperitivo (40%, crescono i beer cocktail), pranzo/cena (41%, in crescita) e dopocena (19%), oltre ai consumi casuali a tutte le ore come bevanda rinfrescante. In particolare, il miglior abbinamento birre/cibo è un elemento in crescita costante, sia come richiesta da parte dei clienti sia come offerta da parte dei gestori di locali, a cominciare da quelli dei ristoranti (73%), grazie a una crescente informazione e cultura gastronomica generale. Un elemento analogo che si registra per il mercato dei vini e degli altri alcolici.
Le “bionde” tipo lager o pils rimangono le tipologie più richieste soprattutto nei bar e locali serali (56%), mentre nei pub frequentati da una clientela mediamente più esigente e “curiosa” si fanno spazio le birre artigianali delle più varie tipologie e provenienze.
Le birre NoLo (low-alcol e no-alcol, tra 1,2% e 4%) sono preferite da un pubblico più giovane, femminile o sportivo, oltre da chi ha necessità di guidare senza eccessivi problemi dopo il loro consumo.
La crescita delle birre NoLo costituisce oltre il 12% delle nuove produzioni artigianali 2025, quasi il doppio degli anni precedenti.
Un trend che ha avuto riflesso anche per il settore delle birre luppolate, dove molte American Ipa più alcoliche hanno lasciato spazio a Session Ipa più leggere e meno impegnative.
Da notare anche l’affermazione delle birre senza glutine (brassate con cereali diversi da orzo e grano, come miglio, riso, sorgo, grano saraceno e mais) che evitano di causare allergie a intolleranti e celiaci.
Una tendenza confermata dal report Italian Craft Beer Trends 2025 elaborato da Cronache di Birra sulla base di oltre 800 birre artigianali censite attraverso la piattaforma Whatabeer.
Le analcoliche possono essere ancora classificate “birre”?
A questo punto dobbiamo aprire una parentesi polemica. A parere di molti, le birre no-alcol difficilmente possono ancora essere considerate delle “birre”, visto che la spinta alcolicarimane caratterizzante ma, senza scomodare l’Editto di Purezza Reinheitsgebot bavarese del 1516, dovrebbero invece essere classificate come semplici “bevande a base di malto d’orzo o altri cereali”, anche se colore, gusto e gasatura possono richiamare le “vere” birre. Un tema che dovrebbe fare la gioia dei marketing manager.
D’altra parte gli “storici” mix birra/gazzosa e birra/limonata (analcolici) prendevano nomi diversi come radler o panaché.
In ogni caso molti produttori stanno puntando su questa “nuova e originale” tipologia mettendo a punto anche processi dedicati (e costosi) per eliminare l’alcol dopo la fermentazione o bloccarne la formazione durante la fermentazione del malto.
Le analcoliche conquistano un posto anche nei concorsi
Organizzato al salone Beer & Food Attraction di RiminiFiera da Vittorio Ferraris, presidente dei produttori artigianali UBI-Unionbirrai, il concorso Birra dell’Anno 2026 ha coinvolto 212 produttori e 1.716 etichette di birra.
Alle precedenti 44 categorie in gara, è stato aggiunto un apposito riconoscimento per le birre analcoliche (n.45) che è andato a Hop Gainer del Birrificio Birranova di Conversano (Bari).
Hop Gainer Alcol free alcol del Birrificio Birranova – Birra Dell’Anno UBI-Unionbirrai
Un riconoscimento che si va ad aggiungere alla categoria “italiana” White Italian Grape Ale con uso di uva, mosto, vinacce e vino cotto di uve bianche (n.42), che ha visto al primo posto prevalere birra Iga del Birrificio Artigianale Alba di Canelli (Asti).
A decretare i vincitori ha provveduto una giuria di 72 esperti italiani e internazionali provenienti da 19 Paesi che ha proclamato contestualmente Birrificio dell’Anno 2026 con 8 Medaglie d’Oro l’azienda Birra dell’Eremo di Assisi (Perugia), guidata da Enrico Ciani (già Birraio dell’Anno 2023) e da Gertrude Salvatori.
Il team di Birra dell’Eremo eletto Birrificio dell’Anno 2026 da UBI-Unionbirrai
In questo trend i grandi gruppi non sono rimasti certo indietro. Il colosso internazionale Ab-InBev punta su Corona Cero (sposor Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, con conferma fino al 2032); Heineken su Heinken 0.0% (sponsor Campionato F1 2025-2026) e Birra Moretti Zero; Asahi Europe su Birra Peroni 0,0% e Nastro Azzurro 0,0% (sponsor Scuderia Ferrari F1); Carlsberg su Tuborg Zero Lager Beer (sponsor eventi musicali), Forst 0.0% (sponsor FISI-Federazione Italiana Sport Invernali).
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Corona Cero sponsor Olimpiadi Invernali
Heineken 0.0% sponsor F1
Birra Peroni Nastro Azzurro 0.0% sponsor Scuderia Ferrari F1
Tuborg Zero for music
FORST 0.0% sponsor FISI-Federazione Italiana Sport Invernali
«La recente analisi del CIB – precisa Andrea Bagnolini, direttore generale Assobirra – restituisce l’immagine di un fuoricasa che, pur mantenendo abitudini consolidate, mostra schiari segnali di evoluzione delle scelte e attenzione verso la qualità dell’offerta, anche con le low e no-alcol, a testimonianza di un mercato stabile ma ricettivo. Un contesto in cui la birra continua a svolgere un ruolo chiave nell’esperienza di consumo fuoricasa, accompagnando l’evoluzione del canale horeca e rafforzando il ruolo della filiera come protagonista di un’esperienza sempre più consapevole e contemporanea».
Andrea Bagnolini direttore generale Assobirra
Tra le decisioni di scelta di una birra piuttosto che un’altra, aumenta la sensibilità di clienti e gestori verso prodotti che si caratterizzano per l’attenzione alla sostenibilità, dall’impiego di ingredienti locali alle confezioni riciclabili che consentono una maggiore riduzione degli sprechi. In questo settore le birre artigianali sono sempre state protagoniste, ma non mancano esempi di birre industriali che hanno puntato, ad esempio, su fusti e fustini in Pet per gli impianti di spillatura (vedi Carlsberg ma non solo).
Una scelta ecologica che si sta confermando come un vero trend in rapida crescita.
Pioggia di birre novità, a cominciare dalle analcoliche
Molte delle novità arrivate sul mercato sono state presentate in anteprima al recente salone Beer & Food Attraction di RiminiFiera. Proseguiamo in ordine alfabetico (vendite e quote di mercato dati Assobirra 2024).
AB-Inbev Italia (2 milioni hl, 10% del mercato)
Con un ricco portafoglio di grandi marchi internazionali (Corona Extra, Bud, Beck’s, Stella Artois, Tennent’s Super…), il colosso AB-InBev sta oggi concentrando l’attenzione su un prodotto originale come Corona Cero 0.0%, di origine messicana, variante analcolica di birra Corona Extra, promuovendolo come sponsor globale delle Olimpiadi (Worlwide Olympic Partner) a cominciare dalle recenti Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, riconfermando l’accordo fino al 2032.
A base di malto d’orze e mais, Corona Cero è una lager chiara che si contraddistingue per il gusto leggero e aroma fruttato, particolarmente rinfrescante, e per essere servita (ma non è necessario) con un spicchio di lime infilato nel collo della bottiglia 33 cl di vetro trasparente.
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Corona Cero Worldwide Sponsor Milano-Cortina 2026
Corona Cero aperitivo analcolico
Corona Cero
Spillatura di Corona Cero
Birra Amarcord (40mila hl)
Nuova grafica per un prodotto di punta del birrificio Amarcord di Rimini, guidato dai giovani fratelli Elena e Andrea Bagli. Firmata dal mastro birraio Andrea Pausler nello stabilimento di Apecchio (Pesaro-Urbino), Birra Non Filtrata 100% Italiana si propone infatti ora in una tradizionale bottiglia bassa in vetro bruno, tappo corona, da 33 cl con una vivace etichetta tricolore. Come tipologia è una pale ale non filtrata ad alta fermentazione (5% alc) di grado amaro medio (25 Ibu), colore oro intenso (16 Ebc) realizzata con malto d’orzo da agricoltura sostenibile proveniente dal sud Italia e con luppolo in fiore romagnolo di “Cooperativa Luppoli Italiani” utilizzato in modalità dry hopping (infusione a freddo). Le note dolci del malto si presentano insieme a quelle agrumate e resinose del luppolo scelto. Premio Cerevisia 2024 e 3 Stars Bellavita Awards London 2025.
Altra novità è la distribuzione nazionaledi Birra Amarcord Tank nelle tipologie Lager (5,2% alc, amaro 19 Ibu) e Pilsner (4,5% alc, amaro 35 Ibu) non pastorizzata, da spillare senza CO2, negli scenografici Tank Rossi da 250 o 500 litri, trasportati con furgoni a temperatura controllata. All’interno dei Tank la birra viene conservata in apposite sacche che, una volta svuotate, sono facilmente riciclabili. Oltre a risultare sempre fresche e maggiormente bevibili, le birre non pastorizzate in tank sono da collegare direttamente all’impianto di spillatura del locale e consentono di eliminare il passaggio e lo stoccaggio di fusti. Inoltre possono essere esposti direttamente nel locale, risultando di forte impatto visivo.
Da segnalare infine l’originalità di proporre le Birre Stagionali alla Spina (in fusti da 20 litri) in tre tipologie: Amarcord 100% Italiana (5% alc, amaro 55 Ibu, disponibile da fine aprile); Amarcord del Raccolto (brassata con luppolo appena raccolto, 5,6% alc, amaro 40 Ibu, disponibile da fine ottobre) e Amarcord Birra del Nevone (winter strong ale, 8% alc, amaro 20 Ibu, disponibile da fine novembre).
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La nuova confezione in bottiglia 33 cl di Amarcord Non Filtrata 100% Italiana
Banco di spillatura allo stand Amarcord
Amarcord Tank da 250 litri
Due Tank Amarcord da 250 litri nello stand di RiminiFiera
Amarcord Tank 250 litri
Birre Amarcord con Tessere Salate al Rosmarino di Biscotti Bizantini di Ravenna e Vintage Tortilla Sweet Chili di Fox Italia
Spina e bicchiere per Birra Amarcord Tank
Spina stagionale e bicchiere Amarcord 100% Italiana
Spina stagionale e bicchiere Amarcord del Raccolto
Spina stagionale e calice Amarcord Birra del Nevone
Birra Baladin (25mila hl)
Nuove e originali le quattro proposte del vulcanico Teo Musso di Birra Baladin di Piozzo (Cuneo). Grazie a un accordo di collaborazione con lo storico (1895) birrificio Budweiser Budvar, Baladin propone la prima Birra alla Ceca/Czech Style Lager (5,5% alc) di colore dorato (12 Ebc), gusto amaro medio con note erbacee (25 Ibu) in barattolo 33 cl e fusto, da servire nell’apposito boccale Teku Mug realizzato da Rastal. Ricetta ceka ma ingredienti (malto d’orzo e luppolo) rigorosamente di casa Baladin. Per realizzare il nuovo prodotto, Teo Musso ha riconfigurato l’impianto di Piozzo per la decozione, un metodo di ammostamento profondamente radicato nella tradizione ceka, ma raramente utilizzato in Italia.
In collaborazione con la vicina Fonte San Bernardo, Teo Musso propone Acqua di Luppolo, anche in versione Zero, bevanda analcolica ai fiori di luppolo fresco piemontese Cashmere, dai sentori agrumati di pompelmo, ananas e cocco, confezionata in bottiglia 33 cl tappo a vite. Da aggiungere a Botanic Radler con Cedro e Limone (2% alc), bevanda rinfrescante dalle spiccate note di cedro candito e limone, a base di malto d’orzo e di frumento, in bottiglia 33 cl.
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Birra Baladin alla Ceca in lattina 33 cl con il suo boccale Teku Mug by Rastal
Teo Musso presenta la nuova Birra Baladin alla Ceca nel nuovo boccale Teku Mug by Rastal
Banco di spillatura della nuova Birra Baladin alla Ceca
Baladin alla Ceca sottobicchiere
Baladin Acqua di Luppolo
Baladin Acqua di Luppolo Zero
Baladin Botanic Radler al Cedro e al Limone in bottiglia 33 cl
Birra Peroni/Asahi Europe (6,5 milioni di hl, 18% del mercato, export 2,5%)
Accanto all’affermata Birra PeroniNastro Azzurro 0.0% (fresca di partnership con la Scuderia Ferrari HP), la filiale romana del gruppo Asahi Europe, guidata dal sales director Andrea Tortella, dal mkt director Viviana Manera e dal trade mkt director Riccardo Piazzolla, continua a investire nel segmento premium delle marche di territorio.
A Birra Raffo Ricetta Originale infatti è stata aggiunta la novità Birra Raffo Lavorazione Grezza, non filtrata e non pastorizzata (4,8% alc), stile pale lager, a bassa fermentazione, realizzata con cereali di Puglia non raffinati, orzo e grano duro. Ne risulta una birra di colore ambrato torbido, dal gusto intenso di cereali maltati, proposta in fusto Pet da 20 litri e nella nuova bottiglia 33 cl che riporta una solare etichetta gialla e onde del mare incise sul vetro. Da bere rigorosamente “croccante” che, come insegna la bionda testimonial Serena Brancale, in lingua pugliese significa “ghiacciata”. Infine la “piccola” bottiglia da 20 cl Peroncino è stata dotata di una nuova grafica.
Da segnalare anche il trend in crescita dei beer cocktail che ha visto protagonisti nello stand Birra Peroni i mixologist Patrick Pistolesi e Alex Frezza proporre alcune preparazioni come Canova (Mediterraneo cordial, top Peroni Nastro Azzurro 0.0%) e Cobra Key (mezcal, vermouth bianco, liquore al mango home made, Ancho Reyes Verde, Kong cordial home made, top Peroni Nastro Azzurro).
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Birra Peroni Nastro Azzurro 0.0%
Colonna di spillatura allo stand Birra Peroni
Birra Raffo Lavorazione Grezza
Serena Brancale, testimonial Birra Raffo, con la VW cabriolet gialla brandizzata Decisamente Pugliese
Spillatura di Birra Raffo allo stand Birra Peroni
La nuova bottiglia 20 cl di Peroncino
I bartender Patrick Pistolesi ed Alex Frezza hanno proposto beer cocktail allo stand Birra Peroni
Cocktail Cobra Key di Patrick Pistolesi per Birra Peroni Nastro Azzurro
Dopo l’acquisizione di Terme Crodo da Campari (2020) con i marchi Lemonsoda e Oransoda e di Birra Castello (2023), la filiale italiana della danese Unibrew Royal (nota per la “forte” Ceres Strong Ale, doppio malto da 7,7% alc), ha lanciato la versione “leggera” Ceres Lager Non Filtrata (5% alc) e i cocktail non alcolici Lemonsoda Spritz e Lemonsoda Mojito.
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Ceres Premium Lager 5% alc
Lemonsoda Mojito Analcolico
Lemonsoda Spritz Analcolico
Carlsberg Italia (1,1 milioni hl, 5,4% mercato)
Di proprietà di Carlsberg Italia, la ricca gamma di birre dello storico (1877) BirrificioAngelo Poretti di Induno Olona (Varese), alle porte della Valganna, ha ricevuto un importante cambio grafico dall’agenzia Dragon Rouge che lo connota più visivamente rendendolo più iconico, come afferma Serena Savoca, mkt & corporate affairs director, oltre che vicepresidente Assobirra di recente nomina. Da registrare inoltre, in affiancamento a Tuborg Zero Lager, la novità tutta italiana Tuborg Zero al Limone, birra analcolica (0,4% alc) tipo lager chiara arricchita di succo di limone che la rende particolarmente rinfrescante, proposta in bottiglia 33 cl con tappo a strappo, che si affianca a Birra Angelo Poretti 4 Luppoli Zero.
Già ben collaudato per le birre del gruppo Carlsberg, il sistema di spillatura Draught MasterModular 20 ed Extra 10 (che mantiene la birra fresca per 30 giorni in fusti riciclabili Pet, senza bisogno di CO2) viene ora impiegato per cocktail ready to drink come Carlsberg 10 LuppoliSpritz.
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Serena Savoca mkt director di Carlsberg Italioa presenta la nuova birra Tuborg Zero al Limone in bottiglia 33 cl
Tuborg Zero al Limone in bottiglia 33 cl
Tuborg Zero Lager Beer
La gamma di birre Angelo Poretti con la nuova grafica nello stand Carlsberg
Colonne di spillatura Angelo Poretti nello stand Carlsberg
Carlsberg 10 Luppoli Spritz in fusto
Carlsberg Draught Master Extra 10 da banco
Forst (820mila hl, 3,8% mercato)
Nonostante sia una tipologia birraria molto diffusa nei Paesi del nord e centro Europa, a cominciare dal Belgio, le birre di stagione (Natale, Pasqua, Primavera…) in Italia non sono ancora molto proposte. Tra i produttori più sensibili al tema, oltre ai birrifici artigianali, segnaliamo Birra Forst1857 di Lagundo (Bolzano) che ha presentato l’edizione 2026 di Birra di Pasqua, accanto a Birra Forst 0.0% (Medaglia d’Oro di categoria al Beer World Awards 2023 e sponsor FISI per la nazionale italiana di sci). Ad essa è stata affiancata anche la versione aromatizzata Forst 0.0% Citrus & Herbs.
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Presentazione di Birra Forst 0,0% allo stand di Birra Forst 1857
Forst 0,0%
Forst 0,0% Citrus & Herbs
Forst Birra di Pasqua 2026
Heineken Italia (6,6 milioni di hl, 31% mercato)
Oltre alla già affermata analcolica Heineken 0.0% (sponsor del Campionato di Formula 1) ora proposta anche in lattina 33 cl, registriamo la proposta Moretti Zero (0,05% alc) di Heineken Italia. Di colore dorato, si caratterizza per un delicato profilo aromatico, con note di crosta di pane e frutta gialla, in bottiglia di vetro scuro da 33 cl tappo corona.
Della gamma Heinken Italia, è entrata a far parte Ichnusa Metodo Lento, lager chiara (4,3% alc) prodotta dall’omonimo e storico (1912) birrificio di Assemini (Cagliari), caratterizzata da un processo di fermentazione più lungo e controllato che permette ai lieviti di creare un gusto pieno, fresco e rinfrescante, con note di miele. Disponibile in bottiglia di vetro chiaro tappo corona da 33 cl.
La creatività dei mastri birrai di Birra Messina (che oggi lavorano nello stabilimento di Massafra, Taranto) non conosce sosta. Dopo il successo di Birra Messina Cristalli di Sale, ecco arrivare la proposta Birra Messina Note di Melograno, pensata per sollecitare la curiosità di chi cerca, in particolare tra i giovani, un’alternativa stimolante per il rito dell’aperitivo. L’aggiunta di vero succo di melagrana (e non di melograno che è il suo albero!) alla birra lager (5% alc), a cominciare da un invitante colore rosso brillante, aggiunge note fruttate e amaricanti, ideali per sollecitare l’appetito. Proposta nell’ormai iconica bottiglia in vetro chiaro della gamma Birra Messina da 33 cl con tappo corona ed etichetta romboidale con i tipici decori siciliani. Da servire nel proprio bicchiere brandizzato.
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Hostess con lattina di Heineken 0.0% allo stand
Impianto da banco per Heineken 0.0%
Birra Moretti Zero
Ichnusa Metodo Lento in bottiglia 33 cl
Birra Messina Note di Melograno con bicchiere brandizzato
Interbrau
Infaticabile società patavina d’importazione di specialità birrarie dei fratelli Michele e Sandro Vecchiato, Interbrau è stata la prime aziende a credere nelle analcoliche. Accanto alla gamma protagonista delle quattro birre belghe di frumento Blanche de Namour 1858, propone infatti una serie di birre analcoliche.
Le danesi Mikkeller Drink’in The Sun, Mikkeller Burst Ipa e Mikkeller Weird Weath Ale; le bavaresi Schneider Weisse Alcohol Free, Wieninger Teisen Dorfer Hell Alkohol Frei e Wieninger Weizen No Alcohol; la giapponese Kirin Ichiba 0.0; la spagnola Ambar Triple Zero (zero alcol, zero zuccheri, zero CO2) Gluten Free.
Alla gamma di analcoliche si aggiunge O’Connell Irish Chocolate Stout, birra scura (4,2% alc) caratterizzata da note di cacao, caffè tostato e malti tostati nel nuovo formato in lattina da 44 cl che si avvale della tecnologia nitro che prevede una capsula di carboazoto all’interno della lattina che si attiva solo al momento dell’apertura. Nel versarla in bicchiere si forma così una schiuma fine e vellutata, con texture cremosa, in grado di replicare una spillatura da pub.
Controllato da Birra Forst, lo storico (1846) birrificio Menabrea di Biella celebra quest’anno i 180 Anni di attività. Accanto a Menabrea 0.0 Zero Zero, è stata messa a punto la specialità mix Birra & Gazeuse alla Genziana (2,5% alc), che unisce alla freschezza dell’acqua gassata e zuccherata, il gusto di una birra chiara con le note amaricanti (e digestive) del fiore di genziana. Proposta in bottiglia di vetro chiaro da 33 cl tappo corona.
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Menabrea 0.0 Zero Zero in bottiglia 33 cl
Menabrea Birra & Gazeuse alla Genziana
Paulaner Italia
Lo storico (1634) birrificio bavarese Paulaner ha presentato due novità in linea con le recenti tendenze di mercato. Si tratta dell’insolita Paulaner Muchner Weissbier 0.0% (forse la prima una birra di frumento analcolica) prodotta con il tradizionale metodo ad alta fermentazione Paulaner e poi, a maturazione avvenuta, dealcolizzata in modo da conservarne le proprietà gustative. Proposta in bottiglia 50 cl.
Da citare nello stesso trend free-alcol Paulaner Spezi, iconica bevanda rinfrescante, mix di aranciata e cola, proposta in lattina 33 cl, prodotto di successo distribuito in Germania fin dal 1974.
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Paulaner Weissbier 0.0% in bottiglie 50 cl
Paulaner Spezi mix aranciata-cola in lattina 33 cl
il mix aranciata-cola Spezi alllo stand Paulaner
Radeberger Italia e QBA-Quality Beer Academy
Diretta dal marketing manager Lorenzo Bossi, Radeberger Gruppe Italia e la “consorella” QBA-Quality Beer Academy, puntano sulla spagnola Estrella Damm 0.0%.
Da segnalare la proposta Kit Analcoliche composto da: Clausthaler Dry Hopped Non Filtrata Non Alcoholic Brewing, chiara agrumata tedesca, luppolata a freddo con Cascade; Clausthaler IPA Non Alcoholic Brewing, chiara dorata tedesca con luppolo Cascade; Clausthaler Original Non alcoholic Brewing, chiara dorata tedesca floreale; Delirium DelirioAlcohol Free Blond Beer che riprende la ricetta belga della più “forte” Delirium Tremens Strong Ale (8,5% alc), alla quale è stata rimossa la parte alcolica dopo la fermentazione, mantenendo la stessa corposità e gusto speziato; Jever Fun Non Alcoholic Beer Sugar Free (0,5% alc), olandese senza lo zucchero rimosso dal lievito durante l’ammostamento; Paranoia Alcohol Free, belga chiara non filtrata dry hopping con Citra e Mosaic; Paranoia Alcohol Free Rouge, belgian fruit red ale alla ciliegia; Victoria 0.0%, birra ambrata spagnola (gruppo Damm).
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Elefantino Rosa volante che caratterizza la Golden Strong Ale Delirium Tremens allo stand Radeberger QBA
Poster di Estrella Damm 0.0 allo stand Radeberger QBA
Estrella Damm 0.0
Clausthaler Ipa Non Alcoholic Brewing
Clausthaler Dry Hopped Non Alcoholic Brewing
Delirium Delirio Alcohol Free Blond Beer
Jever Fun Non Alcoholic Beer Sugar Free
Paranoia Alcohol Free
Paranoia Alcohol Free Rouge
Victoria 0.0 Lager
Swinkels Italia (340mila hl, 16% mercato)
Forte di una ricca gamma di birre special premium (ben 28 alla spina) come Bavaria, La Trappe, Palm e BrewDog, la filiale italiana (Torino) della olandese Swinkels Family Brewers, guidata dall’on trade sales manager Umberto Varvelli, ha lanciato la Superior Pilsner Swinkels in fusto e la 8.6 Strong Lager in fusto e lattina.
Non potevano mancare per il settore no-alcol due proposte firmate Bavaria 0.0% Alcohol Free e Bavaria 0.0% IPA, La Trappe Trappist Epos 0.0% e La Trappe Trappist Nillis 0.0% (ambrata).
Inoltre per il segmento gluten free l’azienda olandese presente la novità scozzese BrewDog Punk Ipa.
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Bavaria 0.0% e Bavaria 0.0% IPA
La Trappe Trappist Epos 0.0%
La Trappe Trappist Nillis 0.0%
BrewDog Punk Ipa Gluten Free in lattina 33 cl
Specialità olandesi e belghe in bottiglia di Swinkels Family Brewers
Gamma di birre Swinkels Family Brwersjpg
Warsteiner Italia
Tre sono le nuove proposte della tedesca (Vestfalia) Warsteiner Private Brauerei, gestita fin dal 1753 dalla famiglia Cramer, in linea con i nuovi trend. La filiale italiana è gestita dall’ad Luca Giardiello. Warsteiner Fresh 0.0% venduta in bottiglia scura 33 cl tappo corona, oltre che in fusti 20 litri slim keg a rendere, è una birra a bassa fermentazione, per la quale viene utilizzato il particolare processo di dealcolizzazione Pilsner Warsteiner, per evaporazione sottovuoto a bassa temperatura, grazie a un’esperienza trentennale nel settore zero alcol. Warsteiner Naturradler Lemon è una bevanda aromatizzata al limone a base di Pilsner Warsteiner che titola 2% alc, risultando particolarmente fresca ed equilibrata. Rye River Bidin’ Time Irish Lager Gluten Free è certificata Coeliac Society of Ireland. L’eliminazione del glutine avviene senza intaccare il gusto di questa birra a bassa fermentazione (4,5% alc) in bottiglia di vetro scuro 33 cl tappo corona. Pluripremiata da World Beer Awards come Ireland Winner e Style Winner World’s Best.
Disponibile nelle versioni in fustino da banco da 5 litri e in quella sottobanco da 20 litri, Rye River Irish Lager si avvale di una speciale e artistica colonna di spillatura in acciaio cromato, di design italiano realizzata da Celli, che riproduce stilizzato l’uccello martin pescatore con un pesciolino nel becco che compare nel marchio e nell’etichetta Rye River. La colonna è fornita dell’esclusivo rubinetto Celtic con sparkler preinstallato.
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Novità Warsteiner con colonna di spillatura e bottiglia 33 cl per Rye Rider Irish Lager, Warsteiner Fresh 0.0% e Natur Radler Lemon in lattina 33 cl
Banco di spillatura Warsteiner
La nuova colonna di spillatura realizzata per Rye River Irish Lager con la forma stilizzata di un uccello Martin Pescatore
La nuova Warsteiner Fresh 0.0% in bottiglia 33 cl
Foto di gruppo per Rye River Bidin’ Irish Lager Gluten Free in bottiglia 33 cl
La nuova Warsteiner Natur Radler Lemon % alc in lattina 33 cl
La storica cantina di Valdobbiadene rinnova il proprio assetto organizzativo: Boldini entra nel management board come cco Italia, mentre Paolo Bogoni consolida il proprio ruolo nella guida della strategia globale del marchio
Consolidare il posizionamento del marchio sul mercato italiano e sostenere con maggiore incisività il percorso di crescita internazionale. Con questi obiettivi Mionetto ha rivisto il proprio assetto organizzativo, procedendo con il rinnovo della sua governance. La principale novità è l’ingresso nel management board della storica cantina di Valdobbiadene di Fabio Boldini (nella foto in apertura) con l’incarico il ruolo di chief commercial officer (cco) Italia.
Boldini porta con sé una solida esperienza nel mondo del marketing e delle vendite nel settore dei beni di largo consumo e delle bevande alcoliche. La carriera del neo cco Italia ha preso il via nel brand management di Procter & Gamble, per assumere, successivamente, incarichi di crescente responsabilità fino a diventare direttore generale della divisione Vini e Liquori di Illva Saronno, multinazionale italiana proprietaria di marchi iconici del beverage tricolore, quali Amaretto Disaronno e Tia Maria, dove si è occupato di supervisionare le attività commerciali e marketing delle filiali internazionali.
Una nuova fase di sviluppo
Nella nuova avventura in Mionetto, il manager si occuperà di coordinare le funzioni Sales e Marketing per il mercato nazionale. A lui il compito di guidare una nuova fase di sviluppo dell’azienda, focalizzata sui nuovi trend, sull’evoluzione delle occasioni di consumo e sulla valorizzazione della connessione tra strategia commerciale, posizionamento del marchio e dinamiche del mercato. In questa mission Boldini potrà fare leva sul suo approccio fortemente orientato alla comprensione dei nuovi comportamenti dei consumatori e dei linguaggi contemporanei del mercato, puntando a valorizzare i diversi contesti di consumo e accompagnare il brand nelle evoluzioni della cultura del bere di qualità.
«Il mercato sta cambiando rapidamente, non solo nei prodotti ma anche nelle occasioni e nelle modalità di consumo – ha commentato il manager in una nota che annuncia la sua nomina -. Per questo vogliamo adottare un approccio ancora più orientato all’ascolto dei consumatori e alla capacità di intercettare i nuovi trend che stanno ridefinendo il modo di vivere il nostro settore».
Paolo Bogoni guida la strategia internazionale
Il riassetto organizzativo ha riguardato anche la figura Paolo Bogoni, che ricopre l’incarico di chief marketing officer a livello globale. Il manager estenderà ulteriormente il proprio impegno nella definizione e nella guida della strategia internazionale del marchio. La mission per lui è di garantirne lo sviluppo e le performance, valorizzando l’identità distintiva del brand in tutti i mercati dove è presente, ovvero negli, oltre 70 Paesi di tutto il mondo.
Con il nuovo assetto, il management board dell’azienda, dal 2008 parte del Gruppo Henkell & Co., oggi Henkell-Freixenet, tra i principali produttori al mondo di bollicine è ora composto da: Alessio Del Savio, amministratore delegato e chief technical officer; Paolo Bogoni, global chief marketing officer; Fabio Boldini, chief commercial officer; Marco Tomasin, chief financial officer.
Sei tappe tra aprile e maggio per decretare i finalisti che si sfideranno il 17 e 18 giugno a Faenza nella finale nazionale del concorso focalizzato sull’espresso e cappuccino italiani. Si parte il 16 aprile
Prendono il via il prossimo 16 aprile le selezioni per la finale italiana di Espresso Italiano Champion, il concorso internazionale per baristi organizzato dall’Istituto Espresso Italiano (Iei) e focalizzato su due simboli della caffetteria italiana: espresso e cappuccino.
Un percorso articolato in 6 tappe, in programma tra aprile e maggio, che decreterà i baristi che accederanno alle semifinali e alla finale nazionale del concorso, in programma il 17 e 18 giugno a Faenza (Ra), quest’anno presso la sede di Mokador. Finale nazionale che, oltre al titolo italiano, guadagnerà al vincitore la partecipazione alla finale internazionale, dove affronterà i campioni degli altri Paesi in gara per conquistare il titolo mondiale, lo scorso anno andato a Giulia Ruscelli (leggi Giulia Ruscelli vince l’Espresso Italiano Champion 2025).
Il circuito di selezione
Tornando alle selezioni, la prima tappa è in programma (16 aprile) presso Filicori Zecchini, a Osteria Grande (Bo), seguita il 17 aprile da quella di Torino presso Costadoro e il 18 dello stesso mese da quella di Albenga (Sv) ospitata da La Genovese. L’appuntamento successivo è per il 30 aprile ancora nella sede di Filicori Zecchini. A maggio, per l’esattezza il 12, ci si sposta in Sardegna, con la selezione ospitata da Altogusto a Sassari, per concludere con la tappa da Mokador, il 19 maggio, dove saranno assegnati gli ultimi posti per la fase finale.
Le prove e iscrizioni
Le selezioni seguono il format della finale di Espresso Italiano Champion: la prova tecnica prevede 11 minuti di tempo per tarare l’attrezzatura, ovvero macchina per caffè e macinadosatore certificati, preparare e servirequattro espressi e quattro cappuccini, preparati nel rispetto dei disciplinari del marchio Espresso Italiano. I prodotti vengono quindi valutati alla cieca da una giuria sensoriale che opera secondo gli standard dell’Iiac (International institute of coffee tasters). Attrezzatura e miscela saranno scelte e messe a disposizione dall’azienda ospitante.
I baristi che desiderano partecipare alla sfida devono contattare direttamente l’azienda che ospita la tappa prescelta, che fornirà tutte le indicazioni sulle modalità di iscrizione.
I webinar che preparano alle sfide
In parallelo al calendario delle selezioni, proseguono sul canale YouTube dell’Istituto Espresso Italiano i webinar Road to Espresso Italiano Champion, un ciclo di incontri formativi pensato per preparare baristialle dinamiche della competizione. Dopo il primo appuntamento del 16 marzo, i prossimi si terranno il 20 aprile e il 25 maggio, entrambi alle ore 15. Gli incontri, della durata di circa 45 minuti e moderati da Marco Cini, responsabile formazione Academy e brand ambassador Mokador, vedranno la partecipazione di concorrenti e giudici delle edizioni precedenti con i quali è possibile interagire in diretta via chat.