Lags Battle Special Edition, cento sfide in vista di Abu Dhabi
Si è svolta la tappa di selezione nazionale che ha designato i quattro finalisti che concorreranno alla competizione mondiale negli Emirati Arabi Uniti

The Heros Arena non aveva mai visto accorrere così tanti guerrieri pronti a sfidarsi per meritare il primato della categoria. Sono stati infatti 43 i baristi che con oltre cento sfide si sono confrontati presso la torrefazione Agust di Brescia per contendersi il primato dei livelli verde, rosso, nero e oro del sistema Latte Art Grading System nella tappa di selezione nazionale.

La lunga maratona ha preso il via alle 8 del mattino per concludersi dopo le 19 e decretare i vincitori che andranno a rappresentare l’Italia al mondiale WLAGS di Abu Dhabi il 6, 7 e 8 dicembre in occasione del Sial Middle East, ospiti del Chapter Lags Certification Point dei Paesi del Golfo, Brewer Academy, sponsor del premio:

Gold Jug: Manuela Fensore

Black Jug: Michele Hu

Red Jug: Carmela Maresca 

Green Jug: Ivan De Rosa.

Gli otto giudici hanno operato senza sosta con professionalità e grande attenzione, mostrandosi in ogni momento disponibili per chiarire dubbi, dare spiegazioni soprattutto in chiusura delle competizioni più accese, quando sono veramente particolari minimi a decretare un successo o una sconfitta: Simone Cattani, Maurizio Boi, Andrea Villa, Alessandro Lanteri, Aziz Qaissouni, Nicola Manzo, Massimiliano Crispino, Manuel Verdini. A loro è spettato il compito di applicare la nuova Symmetry Grading Wheel 3.0, perfezionata e migliorata con l’aggiunta della simmetria zero del livello oro.

La Battle si è svolta a eliminazione diretta e per ogni livello ha visto competere i concorrenti in una sfida che ha compreso al massimo la realizzazione di 5 tazze, in cui lo sfidante ha dato il via alla gara dichiarando un decoro della sua categoria e la misura della tazza (espresso, cappuccino o big cup) in cui eseguirla. Una volta realizzato, i concorrenti lo hanno posizionato davanti al giudice che ha dato il punto alla migliore esecuzione. Quindi lo sfidato ha rilanciato un altro decoro e così via, al meglio dei tre.

Nel primo pomeriggio, tutti gli occhi e gli smartphone sono stati puntati sulle campionesse del mondo di latte art Carmen Clemente, “incoronata” lo scorso 25 giugno ed Emanuela Fensore, vincitrice nel 2019: una competizione accesa, vinta dalla seconda.

Al di là dell’ovvio spirito di competizione che si è respirato nel corso di ogni confronto, soprattutto con l’arrivo delle semifinali e delle finali, i concorrenti si sono sempre mostrati aperti e collaborativi, a sottolineare lo spirito di una competizione nata con l’intento di innalzare il livello della qualità in caffetteria e di stimolare l’attenzione sulla componente anche estetica del cappuccino, alla cui base ci deve sempre essere un espresso di qualità.

Ha seguito con attenzione i concorrenti Luigi Lupi e coordinato l’evento Luca Ramoni: i due ideatori del Latte Art Grading System e delle battle hanno registrato con soddisfazione un alto grado di partecipazione a una competizione che richiede passione e impegno, caratteristiche per le quali sono ottimi maestri. L’evento è stato supportato da Rancilio Group con le macchine espresso Rancilio Classe 20 e macinacaffè Cryio Evo 65 Od insieme ai main sponsor Metallurgica Motta, Centrale del Latte di Brescia, pulyCaff, Ipa Porcellane, Toschi e Clean Express.

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Venerdì sera in centro

Tutti i venerdì dal 3 giugno al 9 settembre 2022

Rimini, Piazza Cavour

Mercato di antiquariato, modernariato, vintage, artigianato artistico insieme ai Venerdì d’Arte

Il tradizionale mercatino serale estivo ritorna anche quest’anno nel centro storico di Rimini con le sue curiose bancarelle di oggetti d’arte, antiquariato, cose usate, modernariato, vintage, artigianato artistico, curiosità del passato, collezionismo.
Non mancherà lo spazio ‘I venerdì d’Arte’. L’iniziativa è realizzata dal Consorzio Operatori Commercio su Aree Pubbliche.

Orario: 
dalle 18.30 alle 23.30

Telefono: 
0541 781108 (COCAP)
Pinsa Bun di Pinsami: tutte le virtù della pinsa in formato panino
Croccanti fuori e morbidi dentro, i nuovi panini di Pinsami Professional sono fatti con lo stesso impasto gustoso e leggero delle sue pinse e sono ideali per accogliere ogni farcitura, salata e dolce

Arriva da Pinsami Professional, divisione horeca di Pinsami, realtà emiliana specializzata nella produzione di basi pinsa, una nuova proposta, ma anche un nuovo stimolo per i locali che vogliono innovare il loro menu (leggi La pinsa è subito pronta con le basi artigianali di Pinsalab). Si tratta dei Pinsa Bun, panini realizzati con lo stesso impasto, gustoso e leggero della pinsa dell’azienda.

Caratterizzati da un perfetto connubio tra croccantezza esterna e morbidezza dell’interno, e da un’altissima digeribilità, i bun devono tali peculiarità alla loro particolare ricetta, sia per ciò che riguarda gli ingredienti sia per la lavorazione dell’impasto. Per quanto riguarda il primo aspetto, l’impasto dei panini è fatto utilizzando materie prime di qualità e tracciate: una miscela di tre farine, frumento, riso e soia, e lievito madre.

La miscela Pinsami viene quindi messa a riposo a temperatura controllata per almeno 24 ore. Alla seconda lievitazione, i panetti vengono stesi rigorosamente a mano e trattati con delicatezza per dar vita a un prodotto con la giusta alveolatura, e, infine, precotti in modo da bloccarne tutti i processi nel momento più favorevole. Quindi, vengono surgelati per garantirne la conservazione, tutta naturale, nel tempo (shelf life 18 mesi conservati a -18 °C) ed evitare sprechi di prodotto.

Perfetti per ogni farcitura. Anche dolce

Genuini, gustosi, i Pinsa Bun si caratterizzano anche per l’alto grado di servizio. Forniti in confezioni da 3 pezzi (da 100 g l’uno, con diametro di 12 cm), sono facili e veloci da preparare, in modo da garantire a ogni locale la possibilità di offrire un panino di alta qualità e 100% naturale senza personale con competenze nella panificazione e senza necessità di attrezzature specifiche. Basta lasciare decongelare il prodotto a temperatura ambiente, lucidare la superficie dei bun a piacimento, coprire eventualmente con semi misti o semi di papavero, informare fino ad avere una superficie dorata per circa 3 minuti per avere il bun pronto da farcire. Per un effetto più croccante, i panini si possono tagliare a metà, lasciandoli svaporare sulla griglia.

Estremamente versatili, i Pinsa Bun possono essere farciti a piacimento, lasciando libero sfogo alla creatività dell’operatore. Si possono usare per creare panini gourmet o in stile street food, panini vegani, in quanto sono privi di grassi naturali, esaltando qualsiasi ricettazione, dalla carne ai formaggi alle verdure. Ma non solo, perché sono adatti anche per realizzare appetizer o ad accogliere farciture dolci da proporre come dessert.

Tra le ricettazioni proposte dall’azienda c’è, per esempio, Pinsburg, ovvero il pinsa bun farcito con burger di scottona, cipolla rossa caramellata, cheddar, insalata e maionese agli agrumi. Per clienti che amano sapori più rustici e decisi, invece, si può puntare invece su una farcitura di salsiccia, friarielli, pomodorini gialli, provola e salsa di peperoni.

Per sfruttare al meglio i pinsa bun sul sito www.pinsamiprofessional.com l’operatore può consultare i video pillole realizzate dall’azienda che forniscono consigli e suggerimenti per ottenere risultati al top.

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Nuovi prestigiosi riconoscimenti internazionali per Nonino
L’Aperitivo Nonino BotanicalDrink e l’Amaro Nonino Quintessentia Riserva trionfano in due delle maggiori competizioni internazionali dedicate agli spirit

Due nuovi prestigiosi riconoscimenti internazionali rendono ancora più ricco il palmares Nonino. Riconoscimenti che la distilleria friulana si è aggiudicata in due delle più importanti competizioni a livello mondiale dedicate al mondo spirit: l’Aperitivo Nonino BotanicalDrink, eletto Aperitivo dell’Anno International al Meininger’s International Spirits Award Isw, e l’Amaro Nonino Quintessentia Riserva, che invece ha trionfato alla Ultimate Spirit Challenge 2022, classificandosi al primo posto nella categoria Amari, aggiudicandosi il Chairman’s Trophy, il massimo riconoscimento assegnato in questa competizione.

L’Aperitivo Nonino fa il bis

Per quanto riguarda l’Aperitivo Nonino BotanicalDrink (alc 21% in vol) si tratta del suo secondo trionfo consecutivo nella stessa competition (leggi Trionfo per L’Aperitivo Nonino BotanicalDrink al Meininger’s International Spirits) a testimonianza dell’eccellenza del prodotto. Un prodotto che ha le sue origine nel 1940 e che costituisce un esempio emblematico di come arte della distillazione e innovazione siano un tutt’uno in casa Nonino. La sua ricetta fu creata da Silvia Nonino, tra le prime donne mastro distillatrice in Italia, che, rimasta vedova, prese la guida della distilleria, creando l’Aperitivo Bianco, fatto con sole botaniche del Friuli. Ricetta rivisitata nel 2018, da Cristina, Antonella, Elisabetta e Francesca, la nuova generazione di donne Nonino, che vi hanno aggiunto ÙE Acquavite d’uva Monovitigno Fragolino Vigna Nonino, distillata con metodo discontinuo artigianale, negli alambicchi in rame a vapore della famiglia. A questo si aggiungono le infusioni di fiori, frutta e radici, accuratamente selezionati ed essiccati a bassa temperatura per conservare inalterata l’intensità naturale di profumi, sapori e colori. Il risultato è un aperitivo 100% vegetale, dal colore giallo intenso naturale, fresco, fruttato con note agrumate e sentori di frutti di bosco e leggermente amaricante, perfetto da servire fresco con ghiaccio e twist di limone, con bollicine o da utilizzare in miscelazione, per dare vita a originali drink.

Il trionfo dell’Amaro

Altrettanto prestigioso il successo dell’Amaro Nonino Quintessentia Riserva 24 mesi (alc 35% in vol), che vanta un invecchiamento di 24 mesi in barriques di Rovere e piccole botti. «Forte note di acquavite avvolte da aromi di spezie tostate, di bucce di arancia rossa essiccata, sandalo e corteccia di cannella. Al palato è piuttosto secco, con note di noce di cola, pino e liquore all’arancia. Il finale è meravigliosamente complesso e persistente». Così recita la scheda di valutazione con la quale la giuria dell’Ultimate Spirit Challenge, presieduta da Paul Pacult, tra le massime autorità nel campo degli spirit, ha motivato l’assegnazione del Chairman’s Trophy al prodotto.

Questo amaro costituisce un tributo ad Antonio Nonino, della terza generazione di distillatori della famiglia, autore dell’Amaro Carnia negli anni Trenta del secolo scorso, un infuso di erbe delle montagne friulane in grappa da lui stessa distillata. L’Amaro Carnia, che rappresenta la ricetta originaria dell’Amaro Nonino, veniva custodito in piccole botti di legno, che lo arricchivano di nuove note e aromi. Successivamente, la moglie Silvia, ne rivede la formula, aggiungendovi botaniche di terre lontane e dando vita all’Amaro del Friuli. La nuova generazione delle signore Nonino, dopo lunghe ricerche e sperimentazioni, è intervenuta nuovamente sulla ricetta, sostituendo la grappa con ÙE Acquavite d’uva invecchiata in barrique per più di 12 mesi e sottoponendo l’amaro a un processo di invecchiamento di oltre 2 anni. Invecchiamento che avviene in barriques e piccole botti in una Cantina dedicata, la numero 7, sotto sigillo e controllo dell’Ufficio delle Dogane e dei Monopoli. Anche in questo caso con risultati esaltanti. L’invecchiamento esalta infatti la componente di ÙE, dando vita a un prodotto di grande morbidezza ed eleganza e dalle note avvolgenti, che iniziano con profumi di sottobosco autunnale e muschi che lasciano il posto a profumi di uvetta sultanina e passito. Sentori balsamici bilanciano le note amare di rabarbaro, accompagnate da sentori di arancia flambata e vaniglia caramellata. Un amaro ideale come dopopasto, da servire a temperatura ambiente in bicchiere ballon, ma ottimo anche fresco, e perfetto per accompagnarsi a cioccolato fondente, dolci con frutta secca e sigari.

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Cultura del caffè e la nuova Icon con Dalla Corte al Woc
L’azienda milanese gioca “in casa”, puntando su innovazione, sostenibilità e cultura. Protagonista la nuova macchina espresso Icon

La prima giornata del Word of Coffee 2022, in corso a Milano fino a sabato 25 giugno, ha registrato una nutrita presenza di operatori di tutto il mondo, in cerca di novità, convivialità e cultura del caffè. Elementi che ha trovato allo stand di  Dalla Corte, che nelle tre giornate ha programmato dimostrazioni di latte art con il campione del mondo Latte Art Michalis Karagiannis, workshop sulla tostatura con il campione canadese baristi Cole Torode e speech sulla profilatura dei flussi d’acqua per espresso con Danilo Lodi. I caffè estratti con le sue macchine sono di Garage Coffee Bros, la microtorrefazione del campione italiano di Coffee Roasting Davide Cobelli, in questi giorni in competizione per il titolo mondiale, e quelli del campione italiano Baristi 2022 Matteo Pavoni titolare di Peacocks Coffee, microroastery con sede a Lissone (MB).

Tra le macchine espresso spicca la nuova Icon, dedicata a coffeeshop e catene del settore horeca. Nasce infatti per rispondere alle esigenze di locali con un alto turnover di personale e ore di punta intense, senza rinunciare a risultati affidabili in tazza. Una delle principali tecnologie di Icon è l’integrazione con il DC System, un network che collega il Grinder Control System (GCS), Milk Control System (MCS) e Online Control System (OCS), un aiuto per il barista, per fornire risultati di qualità con il minimo sforzo in modo che venga sempre servita la stessa qualità di caffè nell’arco della giornata o in diverse filiali.

Ogni componente è progettato con un look moderno, accattivante e uso intuitivo di tutte le funzioni, il design rinnovato con linee geometriche un tratto sfaccettato molto caratteristico, conferisce leggerezza alla struttura della macchina.

Innovazione, sostenibilità, creatività sono le tre parole chiave della nuova macchina espresso: la caldaia e i gruppi di erogazione di Icon sono indipendenti l’uno dall’altro, consentendo agli utenti la possibilità di spegnere la caldaia principale quando non utilizzata oppure di utilizzare un unico gruppo erogatore spegnendo gli altri. In questo modo, l’impatto energetico ed economico risulta notevolmente inferiore.

Infine, un’altra importante caratteristica eco-friendly risiede nell’utilizzo dei materiali che vengono a contatto con l’acqua, tutti senza piombo, dunque non rilasciano alcun tipo di metallo pesante come nichel, cromo o piombo nei caffè erogati.

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Al via il 26 giugno la Settimana del Vermouth di Torino
Dal 26 giugno al 2 luglio la prima Week dedicata allo storico prodotto. Un’iniziativa a cura del Consorzio del Vermouth di Torino rivolta a barman e locali di tutta Italia. Scopri come partecipare

Prende il via domenica 26 giugno la prima edizione della Settimana del Vermouth di Torino: sette giorni di celebrazioni, fino al 2 luglio, dedicati al più famoso vino aromatizzato italiano. Un’iniziativa lanciata dal Consorzio del Vermouth di Torino, costituitosi nel 2019, e che oggi comprende 27 storici produttori, che hanno definito insieme il disciplinare di produzione, approvato dal Decreto del 22 marzo 2017, con il quale il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali ha regolamentato l’indicazione geografica (Igt) Vermouth di Torino/Vermut di Torino (leggi I primi 30 anni del Vermouth di Torino IGP).

 

Un’iniziativa rivolta a locali e barman e di tutta la Penisola, per promuovere e diffondere la tradizione e trasversalità dello storico prodotto. A questo scopo tutti i locali aderenti (qui la mappa in costante aggiornamento) proporranno per l’intera settimana un loro signature cocktail, creato ad hoc a base del Vermouth di Torino. Tutto ciò per diffondere la cultura del buon bere, puntando sulla notorietà del prodotto e per dare il benvenuto all’estate con la freschezza di un aperitivo dal gusto mediterraneo.

«Da tempo pensavamo fosse doveroso dedicare un evento a un’eccellenza italiana conosciuta nel mondo per la tradizione e la storicità della produzione e, tra l’altro, l’unico al mondo a fregiarsi della denominazione che protegge la specificità di questa specialità, distinguendola dalla più ampia categoria di vermouth, e ne riconosce la tradizione e la storicità della produzione indissolubilmente legata alla città di Torino – commenta a bargiornale.it Roberto Bava, presidente del Consorzio Vermouth di Torino -. Un evento che quest’anno fa il suo esordio, focalizzato sull’Italia, ma che vogliamo portare a livello globale. Dal prossimo anno la Settimana sarà infatti mondiale e stiamo già lavorando a creare sinergie con tutti gli eventi internazionali che fanno dell’aperitivo e della miscelazione di qualità il loro fulcro».

Partecipa alla Settimana del Vermouth di Torino

Per quanto riguarda questa prima edizione c’è ancora tempo per i locali che vi vogliono partecipare. Basta compilare il form sul sito ufficiale dell’iniziativa e selezionare almeno tre delle cinque tipologie di Vermouth di Torino da proporre durante la week (Rosso, Bianco, Dry, Extra Dry, Ambrato).

A iscrizione accettata, il locale sarà aggiunto alla lista dei partecipanti sul sito della Week e gli verrà creata una comunicazione ad hoc sui canali social della manifestazione. Durante la settimana i bartender dei locali sono invitati a dare sfogo alla loro creatività creando cocktail a base di Vermouth di Torino, le cui ricette e foto verranno postate sulle pagine social e sul sito dell’iniziativa.

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Costruisci una squadra vincente
Chiarire obiettivi, ruoli e compiti di ognuno; coinvolgere tutti; sfruttare insoddisfazione e frustrazioni per aggiustare il tiro e ridare slancio al progetto: i passi da compiere per costruire un team che funzioni secondo Filippo Scarponi

«Siamo una squadra?» è una domanda che ogni imprenditore, pensando ai propri dipendenti, dovrebbe farsi. Tanto più di questi tempi, dove a mancare sono – oltre ai campioni – anche i giocatori necessari per andare in campo a ranghi completi (leggi anche: Seleziona le persone giuste per te, nel modo giusto).
E la seconda domanda non può che essere «Che squadra siamo?». Perché sono le squadre affiatate, coese, complete in tutti i ruoli che fanno vincere gli scudetti; o, più semplicemente, raggiungere gli obiettivi che ci si è posti.

Filippo Scarponi da oltre 30 anni aiuta gli imprenditori a far funzionare i loro team. E ha individuato uno schema tipo per (far) capire qual è la fotografia dello stato attuale e quale la direzione da prendere. «I problemi sorgono nelle fasi di orientamento o di insoddisfazione: l’obiettivo è provocare una svolta che porti alla produttività, cioè alla capacità di ottenere i risultati voluti».

L’orientamento del team

Filippo Scarponi

La fase di orientamento è tipica dei team appena formati: «Qui sono fondamentali due aspetti – spiega l’esperto -. Occorre definire scopi e obiettivi e quindi funzioni e ruoli. Il leader deve dettare la linea, trasmettere l’identità del posto e i valori che vuole comunicare. Tutto in modo chiaro, senza avere la presunzione che gli altri capiscano cosa ha in testa. L’altra cosa fondamentale da fare è definire con chiarezza chi fa cosa. Uno dei principali motivi di insoddisfazione è la diversa percezione che hanno il titolare e i singoli addetti. Altri problemi frequenti sono la presenza di sovrapposizioni tra i ruoli, che generano conflitti, e la presenza di livelli di coinvolgimento molto diversi: se su quattro due fanno l’80% e gli altri due il 20% prima o poi si genera insoddisfazione».

Altre possibili fonti di insoddisfazione, secondo l’esperto, sono i conflitti tra i titolari – in cui i collaboratori si infilano – la competizione tra i membri per team per guadagnarsi i favori del leader o il divario tra aspettative e risultati: tutti figli della poca chiarezza.
Come si passa dall’insoddisfazione alla produttività? La chiave, per Scarponi, è il coinvolgimento di tutti. «Occorre permettere a chi non ha tutte le competenze necessarie di acquisirle e creare un gioco di squadra supportando ogni singolo elemento, in modo che si senta parte del gruppo. Il servizio va costruito prima: analizzando le cose che non hanno funzionato per trovare un modo diverso e migliore e preparando il servizio come si prepara una partita. Dopodiché, quando si gioca si gioca».

La creazione del clima

La svolta si ha quando si crea un clima favorevole, nato dall’uso di un linguaggio comune e dalla condivisione di responsabilità e obiettivi. Per alzare il livello, occorre che tutti vadano nella stessa direzione. Senza incaponirsi. «Possiamo anche perdere per strada una pecorella, quando è il caso» dice realisticamente Scarponi.
Certo, la possibilità di ricadere nell’insoddisfazione resta sempre dietro l’angolo: «I motivi più comuni? Aspettative troppo alte, risultati che tardano a venire, difficoltà che si incontrano lungo il percorso». Guai a scoraggiarsi, sostiene Scarponi, anche perché è la fase che si verifica con maggiore frequenza. Al contrario, è il momento di ridare slancio al progetto, compiendo semmai i necessari aggiustamenti sulla base dell’esperienza fatta da tutti: «La svolta è sempre una scelta: quella di prendere atto dell’insoddisfazione e di imboccare un processo di miglioramento, chiedendosi “cosa possiamo fare per risolvere/cambiare”. Uno degli errori più frequenti dei leader è di prendere le cose sul piano personale. In realtà, ammettere le difficoltà e gli errori è l’unico modo per darsi la possibilità di superarli».

Andare oltre e celebrare

L’obiettivo verso cui tendere – secondo l’esperto – è creare un clima collaborativo dove prevalgono la fiducia, il sorriso e l’armonia tra i componenti del team, perché sono le condizioni che permettono di ottenere risultati di alto livello. E di continuare ad alzare l’asticella, perché tutti desiderano farlo. Ovviamente, non può che trattarsi di una meta verso cui tendere, consapevoli che anche quando la si raggiunge l’equilibrio può sempre rompersi: «Esistono gli imprevisti, gli incidenti. E anche le sconfitte vanno messe in conto».

Andare oltre è l’imperativo che – secondo Scarponi – bisognerebbe avere sempre in testa. Facendo però attenzione che non si trasformi in una trappola che ci renda simili ai «criceti dentro la ruota», capaci solo di correre incessantemente.
«Ogni grande squadra – conclude Scarponi – quando vince, quando raggiunge un traguardo importante, è fondamentale che festeggi. Le vittorie vanno celebrate. E tutti devono avere la propria parte di gratificazione, dal primo all’ultimo componente della squadra. Solo così si rigenerano gli stimoli e le energie giuste per inseguire e conseguire il prossimo obiettivo».

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BARTOUR: Tappe e incontri sensoriali dell’acqua in caffetteria
Rivedi il webinar con gli esperti di Brita su come utilizzare al meglio l’ingrediente-acqua, esaltare le caratteristiche dei diversi caffè e dei differenti metodi di estrazione
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Brita svela i segreti dell’acqua ottimale in caffetteria
Un percorso con tanti spunti pratici, dal bicchiere prima della degustazione all’H2O ideale per estrazioni espresso e a filtro, con miscela tradizionale e specialty, per il cappuccino

È un percorso ricco di informazioni e suggerimenti pratici, interessanti e di rapida applicazione per tutti i locali quello proposto da Brita nel webinar Bartour: Tappe e incontri sensoriali dell’acqua in caffetteria.

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Sono stati osservati diversi momenti al banco bar in cui l’acqua è protagonista e lo può essere in modo positivo solo se possiede le giuste caratteristiche per esaltare il prodotto alla vista, all’olfatto e al gusto.

Così, con Elena Scordamaglia – marketing specialist e Brita water sommelier, si è osservato il ruolo del Bicchiere d’acqua prima della bevuta al banco bar: per ripulire bene la bocca e preparare a degustare un espresso o un filtro, deve essere liscia, non effervescente e non fredda. È bene ricordare che l’acqua non è – come spesso si pensa – inodore e insapore, ma è un alimento con più ingredienti fondamentali che influenzano la sua percezione (per aiutare nella loro individuazione, Brita ha messo a punto la Water Wheel, una vera ruota sensoriale). Tra questi i più importanti sono i sali minerali, che influenzano il sapore e la percezione tattile; ci sono poi le sostanze di trattamento (la più nota è il cloro) che la rendono potabile (ma che influiscono anche pesantemente sul gusto e sull’olfatto); infine composti organici, che tramite la filtrazione Brita vengono rimossi insieme al cloro. Il tipo di filtrazione è mirata alle particolari caratteristiche dell’acqua da trattare.

È interessante sottolineare che l’utilizzo di acqua filtrata dà un vantaggio anche economico: alcuni trattamenti danno un’acqua “pulita” a 8 centesimi al litro contro i 20 di quella in bottiglia, senza trascurare anche l’aspetto sostenibile in quanto l’acqua filtrata rispetto all’acqua in bottiglia permette di ridurre dell’87% le emissioni di CO2.

Andrea Villa, maestro del caffè Aicaf e campione italiano di Coffee in Good Spirits, ha parlato dell’Acqua ideale per l’espresso classico italiano, che lo compone per il 90% circa. Al fine di comprendere la sua importanza sono state effettuate estrazioni di una classica miscela italiana, che in tazza deve dare un giusto equilibrio tra dolcezza, acidità e amarezza, utilizzando un’acqua demineralizzata, una addolcita e una decarbonata.

La prima, priva di sali minerali, ha dato un prodotto scialbo, dal corpo molto basso e con un’alta acidità; la seconda un espresso molto corposo e con un’amarezza intensa; la terza ha prodotto la tazza più completa in termini di flavour e bilanciamento. L’utilizzo di un filtro a cartuccia permette di ottenere i risultati desiderati a lungo; l’importante è impostare i giusti parametri con chi la installa e verificarli nel tempo.

Dalla “rotondità” della miscela italiana l’attenzione si è poi spostata sulle note acide e aromatiche dell’Espresso all’estero, sempre più diffuso anche in Italia: lo specialty. Per valorizzarlo si lavora per lo più con acque povere di sali minerali. Spesso si parla di acqua osmotizzata: può essere una soluzione, tuttavia comporta un notevole spreco di un prodotto oggi più che mai prezioso. Il consiglio è di operare con filtri a cartuccia con diversi stadi di filtrazione, che rendono l’acqua molto simile a quella osmotizzata, senza inutili perdite di acqua.

A chi offre sia la miscela classica sia lo specialty, Andrea Villa suggerisce un’acqua non troppo povera di sali e nemmeno troppo ricca: è importante trovare il giusto compromesso, di nuovo con l’aiuto di un tecnico e consulente Brita

Gianni Cocco, maestro del caffè Aicaf e consulente di bar e caffetterie, ha osservato il rapporto tra L’acqua e il caffè filtro, in cui la percentuale della prima è del 98-99%. Che si tratti di estrazioni con sistemi a infusione (cold brew) o a percolazione (V60, cold drip), è importante che abbia un residuo fisso basso (ca. 150 mg/lt) al fine di permettere alle componenti aromatiche di esprimersi al meglio.

È importante ricordarlo: per le estrazioni a filtro, come pure per tè e tisane è bene non prelevare l’acqua dalla caldaia della macchina espresso, per lo più troppo carica di minerali.

Il consiglio è invece quello di utilizzare acqua depurata con una caraffa filtrante: i tre strati del suo filtro trattengono le parti più grosse presenti nelle tubature, addolciscono l’acqua, riducono metalli quali piombo e rame e trattengono il cloro, offrendo un gusto puro e fresco. Una soluzione di facile utilizzo per qualsiasi locale.

Obiettivo quindi sul rapporto tra L’acqua e il cappuccino con Luca Ramoni, maestro del caffè e coordinatore nazionale Aicaf. Quando si monta il latte vaccino nella crema rimane inglobato un 10% di acqua che deriva dalla caldaia della macchina. Tuttavia, se non si utilizza un filtro idoneo a monte della macchina espresso, si può formare del calcare che si deposita all’interno della lancia vapore e rende più difficoltosa l’uscita del vapore, che si fa più “bagnato” e può portare fino a un 20-25% di acqua, che toglie corpo e gusto al latte.

Si può verificare rapidamente la qualità del vapore che esce dagli ugelli della lancia: se in controluce ha un colore azzurro, è un buon vapore, se è bianco, nella lancia c’è calcare.

Chi vuole conoscere più a fondo l’acqua e il suo rapporto con il caffè e i diversi metodi di estrazione può seguire il programma Aquademy by BRITA, un percorso di formazione pensato per gli operatori dei settori caffè e foodservice composto da più moduli all’apposita sezione del sito, informazioni e il form per iscriversi.

L’azienda è sempre più vicina all’ambiente: in Germania è attivo un impianto di rigenerazione dei filtri esauriti che recupera la cartuccia professionale per circa l’85%, inoltre in Italia ha una partnership con la onlus Plastic Free, con cui collabora alla realizzazione di alcune iniziative concrete sul territorio.

Infine, BRITA partecipa al World of Coffee in programma a Milano dal 23 al 25 giugno (Pad South- MS-E10), dove sarà possibile avere un fresco risveglio a base di acqua e frutta, esplorare la ruota sensoriale dell’acqua, degustare diversi tipi di acqua e, nel pomeriggio, drink a base di acqua e ghiaccio a regola d’arte.

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