Avere i numeri, fare i numeri (senza dare i numeri)
L’editoriale del numero di settembre 2026 di Bargiornale, a firma dei vicedirettori Andrea Mongilardi e Stefano Nincevich, celebra le doti dei bravi imprenditori del fuori casa

Contare è importante. Innanzitutto, perché una qualsiasi attività economica, per durare nel tempo, deve produrre le remunerazioni e gli utili necessari per giustificare il grande dispendio di tempo ed energie che portarla avanti richiede.  E questo è tanto più vero nel caso di un bar: la passione è un carburante meraviglioso, ma da sola non basta. Quindi, occorre far (bene) di conto: scegliere come strutturare l’offerta, quali prodotti acquistare, come definire i prezzi di vendita. I dati di mercato sono una bussola importante: capire cosa funziona, cosa potrebbe far vendere di più, quali sono le tendenze da cavalcare e quelle da lanciare. Per aiutarvi nel tracciare la rotta, abbiamo chiamato a raccolta i Senatori del Drink Team, un ormai folto gruppo di grandi professionisti della miscelazione che rappresenta un osservatorio privilegiato sul mondo dei cocktail della Penisola. Abbiamo chiesto loro di rispondere a un sondaggio sui drink più venduti e più twistati e sulle referenze più utilizzate e ve lo presentiamo, in esclusiva, nelle pagine di questo numero.

Ma sapere di contare, nel senso di essere importanti, è il lubrificante che rende rende il motore della macchina bar capace di grandi prestazioni e il guidatore e il suo equipaggio persone soddisfatte e appagate nonostante le fatiche. Non stiamo parlando di classifiche, che per chi punta all’eccellenza restano comunque uno stimolo a far sempre meglio, un riconoscimento del proprio valore e un giusto motivo di vanto.

Come racconta sempre un grande maestro come Dario Comini, la cosa più importante è contare per i propri clienti. Sapere che per pochi o tanti di loro si è un punto di riferimento, un’oasi in cui ci si può rifugiare, una “seconda casa” (a volte persino più confortevole della prima), una stazione dove ricaricare le batterie garantisce che quella faccia, quell’espressione, quel sorriso torneranno a varcare la soglia del proprio locale. E probabilmente inviterà altre persone a farlo.

I più bravi tra chi lavora dietro un bancone (di loro si dice che “hanno i numeri”) sono degli intrattenitori, degli showmen, degli psicologi fatti e finiti; spesso tutte queste cose insieme. Come Stefano Catino, punto di riferimento a livello mondiale per il mondo dell’ospitalità. Ma la sua lezione, che dispensa con modestia tra le nostre pagine, è molto chiara: fare i numeri va bene, saper fare lo show ancor meglio, ma solo a patto di non dimenticare che è tutto funzionale a far tornare le persone. Avendo ben chiaro che tornerà solo chi si è sentito bene accolto, visto e rispettato nelle proprie esigenze e nelle proprie sensibilità. Facile? Nient’affatto. Il lavoro al bar è sicuramente tra i più impegnativi. Un lavoro per supereroi, come recitava una fortunata copertina di Bargiornale del recente passato. Ma che vanta, come pochi altri, un grande privilegio: il potere di cambiare in meglio l’umore, la giornata, la vita delle persone che entrano nel locale anche solo per il tempo di un caffè. Un potere che, come quelli dei supereroi, rende quasi invulnerabili (vabbè, concedeteci un po’ di esagerazione).

E serve per difendersi da un pericolo letale: quello di dare i numeri. Uno sport che è meglio lasciare ai clienti (purtroppo gli esperti in materia non mancano). Trovando però il modo di far loro velocemente cambiare campo di allenamento.

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Con Experience Retail a Verona va in scena il punto vendita del futuro
Dal 9 all’11 giugno 2027, a Veronafiere, la prima di Experience Retail, la nuova manifestazione organizzata da Senaf dedicata all’evoluzione del punto vendita. Un appuntamento che coinvolge tutti i comparti del retail, fuoricasa compreso, e che riunirà in un unico hub tecnologie, design, servizi e soluzioni per progettare, innovare e gestire gli spazi di vendita

Il punto vendita non è più soltanto il luogo dove si acquista o si consuma un prodotto, ma diventa sempre più uno spazio dove convergono tecnologia, servizi, esperienza e si sviluppano nuove forme di relazione con il cliente. Una trasformazione che non riguarda solo il negozio tradizionale, ma che interessa sempre più da vicino anche il mondo del fuori casa, dove bar e ristoranti sono chiamati a progettare spazi e servizi in grado di costruire un’esperienza sempre più completa. È in questo contesto che prende vita Experience Retail, la nuova manifestazione organizzata da Senaf e in programma a Veronafiere dal 9 all’11 giugno 2027.

La nuova fiera nasce con un obiettivo ambizioso: riunire in un unico appuntamento le diverse componenti che contribuiscono alla progettazione, alla gestione e all’evoluzione di un punto vendita contemporaneo. Arredi, layout, soluzioni tecnologiche, logistica, sicurezza, refrigerazione, comunicazione e valorizzazione dello store come media asset sono tutte componenti che troveranno spazio all’interno dell’evento.

Dal negozio al bar

Uno degli elementi differenzianti di Experience Retail è proprio l’ampiezza della visione. La manifestazione coinvolge infatti tutte le tipologie di punto vendita, dall’elettronica all’abbigliamento, dalle farmacie al beauty, dal food al mondo del fuori casa. L’obiettivo è raccontare il punto vendita a 360 gradi, come sistema integrato, superando la separazione tra categorie e comparti. Il focus sarà sulla trasformazione dello spazio fisico e sul modo in cui questo può diventare più funzionale, tecnologico, sostenibile e, soprattutto, capace di creare relazioni con il cliente.

La manifestazione sarà articolata in sei percorsi tematici, pensati per coprire l’intera catena del valore del punto vendita. Store Vision sarà dedicato a concept, format, layout e nuove configurazioni dello store, con un focus sul customer journey e sulla trasformazione dello store. Retail Tech Lab sarà l’area legata all’innovazione digitale: tecnologia, dati, intelligenza artificiale, analytics, automazione, computer vision, software e infrastrutture digitali. Energy & Impact porterà al centro i temi dell’energia, della sostenibilità, della refrigerazione, della progettazione e manutenzione impiantistica e della decarbonizzazione degli spazi di vendita. Space & Materials affronterà il design fisico attraverso arredi, visual merchandising, illuminazione, superfici e materiali. Smart Operations entrerà nella gestione dei processi operativi, dai pagamenti alla logistica di negozio, dal self checkout alla sicurezza e al workforce management. Infine, Media in Store chiuderà il cerchio con il retail media, il digital signage, la loyalty, il CRM e la comunicazione del punto vendita.

Il negozio del futuro al centro

Il format non si limiterà alla dimensione espositiva. La manifestazione è pensata come una piattaforma dinamica di incontro e confronto, con workshop, talk e aree dimostrative pensati per mettere in relazione aziende, professionisti e operatori del settore. Un’occasione per conoscere soluzioni e tecnologie, ma anche per approfondire i temi che stanno trasformando il punto vendita e creare occasioni concrete di relazione e sviluppo.

A rendere ancora più concreta questa visione sarà The Store of Tomorrow – Made in Italy, un progetto che rappresenta il cuore di Experience Retail. All’interno della fiera verrà infatti ricostruito un vero punto vendita, concepito come ambiente reale, modulare e attraversabile. Non una semplice area espositiva, ma uno spazio immersivo costruito con prodotti, tecnologie, soluzioni e competenze degli espositori e degli sponsor, che offrirà una rappresentazione tangibile di come si può trasformare e come potrebbe funzionare un punto vendita evoluto.

Un ecosistema di competenze

Altro punto di forza della manifestazione è la sinergia con il Gruppo Tecniche Nuove, del quale Senaf è parte, realtà con oltre 60 anni di esperienza e un ecosistema professionale composto da riviste e fiere specializzate legate a diversi settori merceologici collegati al mondo del punto vendita. Un patrimonio di saperi che spazia dal mondo horeca, con Bargiornale e Ristoranti, al retail con Mark Up e GDOWeek, dalla Logistica all’impiantistica con Rci, dalla catena del freddo con Zerosottozero alla progettazione con Area e Arketipo, fino ad Ambiente Cucina, Sicurezza, Farmacia News, Fresh Point Magazine e HA Household Appliances. Una base di competenze trasversali capace di dare a Experience Retail una forte credibilità e una lettura completa del settore.

A guidare lo sviluppo dei contenuti sarà inoltre un Comitato di Indirizzo, che riunirà rappresentanti della grande distribuzione, del retail internazionale, del fashion retail, della formazione manageriale e dei media specializzati. Il suo compito sarà accompagnare lo sviluppo del progetto secondo le principali trasformazioni del mercato.

«Experience Retail nasce in un momento in cui il retail italiano sta cambiando pelle e deve affrontare sfide cruciali come digitalizzazione, omnicanalità e intelligenza artificiale – ha dichiarato Ivo Alfonso Nardella, presidente di Senaf e del Gruppo Tecniche Nuove -. In uno scenario così dinamico, raccontare la trasformazione del punto vendita e offrire una prospettiva sul futuro diventa fondamentale per tutto il settore. Experience Retail risponde a questa esigenza: un evento che integra esperienze, innovazione e competenze per supportare concretamente le aziende nella progettazione e gestione dei punti vendita. Grazie alla scelta di Veronafiere, situata in un territorio strategico e fertile per il retail, e all’esperienza del nostro Gruppo editoriale nei diversi comparti del settore, la manifestazione si conferma un’occasione unica per mettere in relazione i protagonisti del mercato e condividere una visione aggiornata e autorevole del retail italiano».

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Oxy-Go, l’acqua iper-ossigenata che strizza l’occhio al fuori casa
OXY-GO
Oxy-Go è un’acqua funzionale che nasce dalle Prealpi Venete e poi addizionata con 150 mg/l di ossigeno, collocandosi nella fascia alta delle oxygenated water. Una proposta pensata in primo luogo per lo sport e il wellness, ma che punta a conquistare spazio nel mondo dei locali

Il mercato delle acque iper-ossigenate è ancora una nicchia presidiata da pochi player a livello globale, ma proprio per questo rappresenta un segmento nel quale c’è spazio per nuove proposte. È in questo contesto che si inserisce Oxy-Go, marchio di oxygenated water nato a Empoli da Multibrand, azienda attiva dal 2013 nei settori sport, wellness e health.

L’elemento distintivo del prodotto è la concentrazione di ossigeno: 150 mg/l, un valore che, secondo l’azienda, colloca Oxy-Go nella fascia più alta della categoria. A questo si aggiungono l’origine italiana dell’acqua e una tecnologia di imbottigliamento a pressione sviluppata per preservare l’ossigeno durante il processo.

L’acqua di Oxy-Go proviene da una fonte sul Monte Grappa, nelle Prealpi Venete, scelta per i suoi parametri chimico-fisici. È infatti un’acqua oligominerale dal profilo calcico-magnesiaco e con un basso contenuto di sodio, che si caratterizza per leggerezza e digeribilità. L’acqua viene imbottigliata esclusivamente in vetro attraverso una tecnologia a pressione che consente di “imprigionare” l’ossigeno all’interno della bottiglia, preservando al tempo stesso la struttura organolettica dell’acqua.

Il risultato è una proposta che punta a unire caratteristiche funzionali, naturalità e un’immagine premium. Anche il packaging in vetro (75 cl) contribuisce a definire il posizionamento del prodotto, particolarmente interessante per i contesti professionali nei quali l’acqua può diventare parte dell’offerta e dell’esperienza del cliente.

Per consumatori attenti al benessere

Nata con un’attenzione particolare al mondo dello sport e del wellness, Oxy-Go viene proposta infatti anche come acqua funzionale per diversi contesti del fuori casa: oltre alle palestre e ai centri benessere, bar e ristorazione sono i canali ai quali il marchio guarda per sviluppare la propria presenza. Per il mondo del bar, in particolare, l’acqua può inserirsi in un’offerta sempre più articolata, nella quale accanto alle bevande tradizionali trovano spazio prodotti con caratteristiche distintive e rivolti a consumatori attenti al benessere e alle proprie scelte alimentari.

I primi risultati commerciali sembrano indicare un interesse per la proposta. Dal debutto, avvenuto a metà 2024, alla fine del 2025 sono state vendute oltre 200.000 bottiglie, nonostante l’assenza di una rete commerciale strutturata. Ma l’azienda è già pronta a sostenere una produzione nell’ordine di milioni di bottiglie, gestendo internamente la filiera produttiva e logistica, il packaging e i processi legati alla conservazione del prodotto.

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Derby Blue firma con Flairtender la prima drink list di Frutta Frizzante
Derby Blue Francesco Mortai Frutta Frizzante
Dalla collaborazione tra il marchio e la scuola di alta formazione beverage di Padova nasce una proposta di mixology che ha come protagonista la nuova gamma di bevande gassate

Sette ricette per sette referenze: è la drink list di Derby Blue per valorizzare l’uso in miscelazione della linea di bevande gassate Frutta Frizzante Derby Blue. Lancianta la scorsa primavera (leggi Frutta Frizzante, la nuova frontiera dell’analcolico secondo Derby Blue), la gamma è composta da cinque gusti a base frutta (Ace, Pompelmo Rosa, Ananas, Mela Verde, Limone Mix), tutti senza zuccheri aggiunti, con un’alta percentuale di frutta che in alcune referenze arriva fino al 40% e dal basso contenuto calorico (da 7 a 19 kcal per 100 ml), e due toniche (Classica e Mediterranea).

Proposta in bottiglietta blu da 200 ml, la gamma è pensata sia per il consumo diretto sia per essere utilizzata come ingrediente nella preparazione di drink, mettendo la componente fruttata al servizio della creatività dei bartender. A dare prova della versatilità di Frutta Frizzante Derby Blue e delle sue possibilità di impiego in miscelazione è il nuovo progetto nato dalla collaborazione con Flairtender – The original bartender school, scuola di alta formazione beverage di Padova.

Le sette cocktail

La partnership ha dato vita alla prima drink list ufficiale della linea: sette ricette, una per ciascuna referenza, semplici da preparare e replicabili in qualsiasi locale, firmate da Francesco Mortai, proprietario e socio fondatore di Flairtender, e Carlotta Rizzi, trainer per i corsi di bartending e caffetteria della scuola.

La selezione comprende il tropicale Palomananas, con tequila blanco, succo di lime fresco e Ananas Frizzante; il Gin Lemon, che combina gin e Limone Mix Frizzante; Bitter Ace, un aperitivo dalle note agrumate a base di bitter rosso e Ace Frizzante; e il Paloma, preparato con tequila, Pompelmo Rosa Frizzante e succo di lime. Non manca il super classico Gin Tonic, proposto sia con Tonica Classica sia con Tonica Mediterranea. Completano la drink list Apple Mule, a base di vodka, Mela Verde Frizzante e Sweet & Sour, e Aperimela, un aperitivo che unisce vermouth rosso, bitter e Mela Verde Frizzante.

I video tutorial per le ricette

A completare il progetto sette brevi video tutorial, nei quali Mortai e Rizzi accompagnano passo dopo passo nella preparazione dei drink, illustrando ingredienti, dosi e modalità di realizzazione. Un contenuto pensato per essere tanto ispirazionale quanto operativo, che permette ai professionisti del fuori casa di scoprire nuove modalità di utilizzo della gamma e replicare le ricette direttamente al bancone. Le clip sono anche uno strumento a supporto della forza vendita Derby Blue nelle attività di sell out presso i locali, ma non solo. I contenuti entreranno infatti anche nel portale Accademia dell’Horeca di Conserve Italia, ampliando l’offerta di materiali formativi dedicati al mondo della mixology.

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Gin Mare scende in campo con il Como 1907
Gin Mare Como 1907
Il gin mediterraneo fa il suo debutto nel mondo dello sport affianco del Club lariano del quale è official supplier per la stagione 2026-2027 della Serie A. Una collabotazione tra due marchi premium, che mette insieme calcio, ospitalità, intrattenimento e lifestyle sulle rive del Lago di Como

Gin Mare debutta nel mondo dello sport. Per farlo sceglie l’Italia, scendendo in campo al fianco del Como 1907, squadra rivelazione dello scorso campionato di Serie A, dove, arrivata da neopromossa, si è piazzata al quarto posto, guadagnandosi la storica qualificazione per la Champions League. Il gin mediterraneo di Brown-Forman è diventato official supplier del Club lariano per la stagione 2026-2027, dando vita a una collaborazione che mette al centro hospitality, intrattenimento ed esperienze esclusive, con l’obiettivo di creare nuovi momenti di relazione e condivisione attorno alle partite.

Una partnership che nasce da una sintonia piuttosto evidente tra le due realtà. Da una parte Gin Mare, marchio diventato un riferimento per i gin lover e capace di costruire attorno al prodotto un immaginario fatto di Mediterraneo, eleganza e convivialità. Dall’altra il Como 1907, rilevato nel 2019 dai fratelli miliardari indonesiani Hartono, tra i 100 uomini più ricchi al mondo secondo l’annuale classifica di Forbes, che ne hanno fatto una piattaforma per costruire un brand premium capace di unire calcio, lago, turismo e lifestyle. Un progetto che trova nel territorio la sua naturale estensione: il Lago di Como, destinazione iconica e riconosciuta a livello internazionale per la sua eleganza, l’offerta di ospitalità di alto livello e la capacità di attrarre un pubblico cosmopolita. Un posizionamento che, proprio come quello di Gin Mare, punta dunque ad andare oltre il prodotto e oltre lo sport.

«Siamo orgogliosi di scendere in campo al fianco del Como 1907 per questa stagione di Serie A – ha commentato Cristina Dotti, head of marketing di Brown-Forman Italy -. Il Lago di Como rappresenta oggi un luogo dove l’eleganza incontra la natura, esattamente come avviene in ogni bottiglia di Gin Mare. Insieme porteremo l’autentico spirito dell’ospitalità mediterranea negli spazi più esclusivi del club, creando momenti di condivisione unici per tifosi e appassionati».

Palla all’ospitalità

Il cuore dell’operazione sarà l’hospitality. All’interno dello stadio Sinigaglia e nelle location più suggestive del territorio comasco, Gin Mare sarà protagonista con il Mare Tonic e i suoi cocktail signature, accompagnando i momenti di accoglienza e convivialità prima e dopo le partite.

La partnership avrà però anche una dimensione più ampia. Il logo Gin Mare sarà presente a bordo campo durante le gare casalinghe e il brand troverà spazio sui canali social del Como 1907, sul magazine ufficiale, su Como TV e nella newsletter del Club. Per due appuntamenti della stagione, inoltre, Gin Mare sarà match sponsor, con un’attivazione ancora più immersiva all’interno dell’esperienza di gara.

La collaborazione guarda anche alla relazione con clienti e stakeholder, attraverso occasioni pensate per trasformare la partita in un momento di networking. Gli ospiti del brand potranno assistere alle gare dalla tribuna coperta, con accesso riservato all’area hospitality, mentre sei Warm Up Experience permetteranno di vivere il pre-partita da una prospettiva decisamente privilegiata: a bordo campo, a pochi passi dai protagonisti e nel cuore del Sinigaglia, prima del calcio d’inizio.

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L’espresso perfetto. Un’acqua ben filtrata, l’arma segreta per il caffè
Scarica la 3a puntata della guida all’Espresso perfetto, dedicata al trattamento dell’ingrediente più presente in tazzina: l’acqua

L’acqua è il primo ingrediente di un espresso: costituisce il 92% del totale ed è a tutti gli effetti un alimento. L’acqua di rete è composta da tre ingredienti principali. A seconda del suo percorso dalla fonte alla macchina per l’espresso, contiene diversi sali minerali, responsabili del gusto e del mouthfeel dell’acqua e quindi dell’espresso. Al fine di renderla potabile, gli acquedotti inseriscono il cloro, che ha un effetto negativo sull’espresso (ossida la parte grassa del caffè, sbiancando e “aprendo” la crema; appiattisce le note aromatiche del prodotto in tazza) e può dare percezioni olfattive quali disinfettante, medicinale, luogo chiuso, muffa, sughero. Infine, nel suo percorso all’interno dell’impianto idrico l’acqua incontra composti organici che nuovamente hanno un impatto negativo sulla parte aromatica e olfattiva. Per ottenere un’acqua ideale è importante filtrarla, rimuovendo cloro e composti organici, e regolando la mineralizzazione: un’acqua troppo dura, con una presenza eccessiva di sali, dà un espresso con note amare marcate e poco aromatico; se al contrario è troppo dolce, vengono meno il corpo e lo sviluppo della crema, mentre si esalta l’acidità.

«L’acqua svolge un ruolo chiave nella buona riuscita di un espresso, per questo è importante che il barista comprenda che è una risorsa – afferma Elena Scordamaglia, marketing manager b2b e Water sommelier di Brita Italy -. Con un buon sistema di filtrazione, posto tra l’impianto idrico e la macchina espresso, è possibile regolare le caratteristiche dell’acqua, dunque dell’espresso. Ad esempio, regolando il bypass in testata è possibile “giocare” per bilanciare in tazza amarezza, dolcezza e acidità. È un modo interessante per aumentare la propria professionalità ed essere sempre più padrone dell’ultima trasformazione del caffè». Tè e tisane richiedono un’acqua bilanciata non troppo dura, senza composti organici né cloro. Per questo molte macchine hanno un erogatore dedicato, in cui l’acqua non viene dalla caldaia (dove spesso è molto basica), ma direttamente dal filtro; in sua assenza si consiglia l’utilizzo di una caraffa filtrante e un boiler separato. L’acqua da bere prima dell’espresso deve essere filtrata (con caraffa o filtro), servita a temperatura ambiente e naturale; chi la beve fredda o gassata, non potrà cogliere appieno il gusto del caffè.

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I parametri ideali dell’acqua

L’acqua non è tutta uguale: la sua composizione varia da zona a zona. Può contenere sali minerali, cloro, calcare e altre sostanze che influenzano il gusto dell’espresso. Tre i parametri principali da monitorare.

1. Durezza totale (presenza di sali di calcio e magnesio): dev’essere compresa tra 50 e 175 ppm (tra 3 e 10 gradi tedeschi). Influisce su gusto e aroma dell’espresso: un’acqua dura dà più corpo e riduce gli aromi, una più dolce sottolinea l’acidità e riduce il corpo.
2. Alcalinità (capacità dell’acqua di resistere a variazioni del pH): dev’essere compresa tra 40 e 75 ppm di CaCO3 (carbonato di calcio) per mantenere il giusto profilo aromatico del caffè, senza renderlo troppo acido o piatto.
3. pH (il grado di acidità): il valore ideale è tra 6 e 8, vicino alla neutralità (7) per permettere di avere in tazza un espresso con un buon bilanciamento aromatico; qualsiasi scostamento da questo range influenza l’equilibrio dei sapori in tazza.

I sistemi di filtrazione

· Addolcitore manuale o automatico: interviene solo sui sali minerali, trattiene calcio e magnesio e rilascia sodio. Non si forma calcare, ma l’acqua è piuttosto dura (conferisce amarezza all’espresso) e non filtra né il cloro né i composti organici. Richiede interventi periodici.

· Filtro a cartuccia: l’acqua attraversa la cartuccia filtrante che trattiene cloro, composti organici e, regolando il bypass (la versione smart analizza l’acqua e lo fa in automatico) dà la giusta mineralità. Non serve un allacciamento elettrico,
è costante e si sostituisce in media ogni anno.

· Sistemi a osmosi inversa: sono necessari dove c’è un’acqua problematica, ad esempio quella salmastra o corrosiva. Il sistema meccanico fa passare l’acqua attraverso due membrane che tolgono qualsiasi sostanza contenuta in essa; si deve poi fare un nuovo passaggio per la giusta rimineralizzazione.

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I rye whiskey WhistlePig la nuova esclusiva di Meregalli
WhistlePig 10 Years Old Rye
A entrare nel catalogo dell’azienda tre espressioni invecchiate 10, 12 e 15 anni della distilleria del Vermont, nata nel 2007 per riportare la segale al centro del whiskey americano

I rye whiskey WhistlePig sono la novità che arricchisce il catalogo di distillati di Meregalli Spirits. La distilleria è nata nel 2007 a Shoreham, in Vermont, lontano dai principali distretti più conosciuti della produzione Usa, con l’obiettivo di riportare la segale al centro del whiskey americano, valorizzandone il carattere distintivo. E alla materia prima il marchio ha legato la sua identità fin dall’inizio.

La segale utilizzata proviene in gran parte dai terreni della fattoria sulla quale sorge la distilleria, un’area di 500 acri con campi di cereale e colture sperimentali, querce locali, acqua di pozzo e boschi di aceri.

La segale viene distillata in alambicchi discontinui in rame, tecnica che permette di preservarne il carattere e di valorizzarne la personalità. Il risultato è uno stile riconoscibile, dove la nota speziata tipica del rye whiskey emerge con energia, ma trova equilibrio in una struttura più profonda e complessa.

Sperimentazione e ricerca di nuove interpretazioni del whiskey di segale, attraverso lunghi invecchiamenti e affinamenti in botti selezionate, sono altri elementi centrali nella definizione del profilo dei WhistlePig. Un approccio avviato sotto la guida di Dave Pickerell, master distiller di grande esperienza, venuto a mancare nel 2018, e oggi portato avanti da una squadra a guida femminile, con Liz Rhoades responsabile dello sviluppo del whiskey e Meghan Ireland master blender.

Un altro elemento cruciale è, infatti, l’invecchiamento, espressione del profondo legame tra il marchio e il Vermont. Le botti più rappresentative di WhistlePig sono infatti realizzate con rovere proveniente dalla fattoria e dalle zone circostanti. Il clima freddo della regione, con una stagione di crescita più breve, porta gli alberi a sviluppare un numero maggiore di anelli di crescita e, durante la maturazione, questi contribuiscono a dare maggiore intensità e ricchezza al profilo aromatico del whiskey.

Le tre espressioni arrivate in Italia

Tre le espressioni invecchiate 10,12 e 15 anni della distilleria che Meregalli porta in Italia. WhistlePig 10 Years Old Rye (alc 50% in vol), ottenuto da sola segale, si caratterizza per la struttura equilibrata e il profilo speziato, con note di pimento, scorza d’arancia, anice e rovere, accompagnate da una nota carbonizzata e da ricordi di caramello. Dolce al sorso, con accenni di caramello e vaniglia, seguiti da una speziatura di segale e note mentolate, è da servire liscio, on the rocks, ma lavora bene anche in miscelazione, in particolare come base per il Manhattan.

WhistlePig 12 Years Old Rye (alc 43% in vol) è invece il risultato di 12 anni di invecchiamento in botti nuove di rovere americano e di un successivo affinamento in tre diverse tipologie di botti, Madeira, Sauternes e Porto, che ne arricchiscono il profilo con note fruttate di albicocca, datteri, uvetta e prugne.

Tra le espressioni più longeve della distilleria, WhistlePig 15 Years Old Rye (alc 46% in vol) invecchia per 15 anni in botti di rovere americano per poi affinare sei mesi in botti realizzate con rovere della tenuta. Il profilo aromatico è dominato da note di caramello, vaniglia e rovere uniti ad accenni di pimento e arancia bruciata. Il sorso è caldo e cremoso, con note di butterscotch e spezie da forno unite a cuoio e tabacco.

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San Benedetto si conferma al vertice del beverage analcolico italiano
San Benedetto sede Scorzè
L’ultimo report di GlobalData conferma il Gruppo veneto come primo operatore assoluto nel mercato italiaco con una quota a volume del 17,3%

Per l’undicesimo anno consecutivo, Acqua Minerale San Benedetto si conferma il primo gruppo in assoluto nel mercato italiano del beverage analcolico. A certificare il traguardo è la rilevazione GlobalData 2026, società internazionale di ricerca e consulenza con sede a Londra, considerata tra le voci più autorevoli nell’analisi dei mercati globali delle bevande, basata sui dati di mercato relativi al 2025, secondo cui il Gruppo raggiunge una quota a volume del 17,3%.

Un risultato che consolida il posizionamento di San Benedetto come total beverage company, con una presenza articolata nelle principali categorie, sia nel fuori casa sia nel consumo domestico. La strategia del Gruppo si basa infatti su un portafoglio diversificato, capace di presidiare segmenti differenti e di intercettare occasioni di consumo e stili di vita sempre più diversificati.

I primati di marca

Al primato complessivo del Gruppo di Scorzè (Venezia) si affiancano quelli di marca in diverse categorie di bevande. San Benedetto detiene il primo posto a volume nel segmento dell’acqua minerale, con una quota dell’11,1%, del tè freddo, dove raggiunge il 28,1%, e delle bibite gassate no cole low calorie, con una quota del 29,7%.

Particolarmente rilevante anche la performance di Schweppes, prodotto e commercializzato in Italia da San Benedetto, che guida il mercato delle toniche con una quota del 53,1%. Nel segmento degli sport drink, invece, è Energade a primeggiare, con una quota del 37,4%, mentre il Gruppo detiene il primato anche nelle enhanced water, categoria nella quale raggiunge una quota a volume del 42,3%.

Numeri che restituiscono la fotografia di un Gruppo capace di leggere le trasformazioni del mercato del beverage analcolico e impegnato a sviluppare un’offerta in grado di interpretare l’evoluzione dei consumi.

Una leadership che guarda al futuro

«Essere riconosciuti per l’undicesimo anno consecutivo come primo Gruppo del beverage analcolico italiano rappresenta per noi un motivo di grande orgoglio e, allo stesso tempo, una responsabilità – ha commentato Enrico Zoppas, presidente e amministratore delegato del Gruppo San Benedetto -. Questo risultato premia una visione di lungo periodo, la forza dei nostri marchi e la capacità di esprimere competenze in categorie molto diverse tra loro».

Il consolidamento del primato non rappresenta però soltanto un traguardo, ma anche un nuovo punto di partenza San Benedetto, come sottolineato dallo stesso numero uno del Gruppo: «Una conferma che ci spinge a esplorare nuove opportunità di crescita con ancora maggiore entusiasmo e determinazione, continuando a innovare e a creare valore per i consumatori e per l’intera filiera».

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Cimbali Group, la sfida della sostenibilità parte dalle macchine
Cimbali Group sostenibilità
Dal taglio dei consumi delle macchine professionali alla qualificazione della supply chain, fino alle iniziative per persone e territorio: il percorso di Cimbali Group verso un modello industriale più efficiente e responsabile

Efficienza energetica, filiera responsabile e innovazione di prodotto sono i pilastri sui quali si fonda l’impegno di Cimbali Group verso un modello industriale sempre più sostenibile. A dare conto del percorso portato avanti dal gruppo è il Report di sostenibilità 2025, Our blend for the future, redatto secondo gli European Sustainability Reporting Standards (Esrs), che fa il punto dei risultati raggiunti nell’anno lungo l’intera filiera, dalla progettazione delle macchine professionali per caffè fino al rapporto con fornitori, dipendenti e professionisti del fuori casa.

Sul fronte energetico il report sottolinea come l’81,4% dell’energia elettrica consumata dal Gruppo sia generata da fonti rinnovabili, quota che arriva al 100% negli stabilimenti italiani. Riguardo le emissioni di gas serra, Cimbali Group calcola il suo impatto secondo il Ghg Protocol, il principale standard internazionale, con particolare attenzione alle emissioni Scope 3, ovvero le emissioni indirette che avvengono nella catena del valore, che rappresentano il 90% del totale e dovute in primo luogo all’utilizzo delle macchine da parte dei clienti. Dagli studi Lca (analisi del ciclo di vita) che il Gruppo conduce dal 2021 per valutare l’impatto ambientale delle proprie macchine, emerge infatti che circa l’80% dell’impatto sia legato al consumo energetico durante la fase d’uso. Non stupisce, pertanto, che uno dei cardini della strategia green, supportato da importanti investimenti, sia lo sviluppo di tecnologie destinate a migliorarne l’efficienza energetica.

Innovazione e progettazione sostenibile

Da questo punto di vista, uno dei principali risultati riguarda l’allineamento anticipato de LaCimbali M40 con i più avanzati standard energetici, anticipando le future regole europee. La macchina è infatti già conforme ai requisiti di consumo energetico dello standard volontario EN 50730 approvato nel 2025. I test effettuati sulla base del nuovo protocollo hanno certificato una riduzione dei consumi di oltre il 30% nell’arco di una giornata tipo e del 47% in modalità ready-to-use rispetto al modello precedente.

Di un approccio di progettazione orientato all’efficienza energetica, al riutilizzo e riciclo dei materiali, all’allungamento della vita utile, alla facilità di manutenzione, riparabilità e ricondizionamento delle macchine sono espressione anche le due nuove soluzioni lanciate nel corso dello scorso anno: la LaCimbali Supera, piattaforma modulare di macchine superautomatiche pensata per contesti diversi, ed Ermes Dual, il macinadosatore a doppio utilizzo che passa con precisione dalla macinatura per espresso a quella per filtro.

In questa strategia rientra anche il percorso di qualificazione della supply chain, finalizzato alla riduzione dell’intensità emissiva dei componenti acquistati. Nel 2025 il monitoraggio Esg ha interessato il 68% del valore complessivo degli acquisti, coinvolgendo 67 fornitori valutati secondo criteri ambientali, sociali e di trasparenza. Una rete prevalentemente nazionale e locale che contribuisce a contenere l’impatto ambientale della logistica e a generare valore nei territori.

Persone, benessere e cultura aziendale

Non minore l’impegno sul fronte sociale, a partire dalla parità di genere, per la quale il Gruppo vanta da tempo la certificazione UNI/PdR 125. Lo scorso anno è stata avviata anche la prima indagine Great Place to Work, utilizzata come strumento di ascolto dei dipendenti e di miglioramento dell’ambiente di lavoro, con cinque filiali estere (Regno Unito, Germania, Svizzera, Spagna e Cina) che hanno ottenuto la certificazione.

Tra le iniziative di welfare spicca il Mumac Summer Camp, progetto dedicato ai figli dei dipendenti e ai bambini della comunità locale, che ha trasformato il museo d’impresa del Gruppo in uno spazio educativo e ricreativo durante il periodo estivo.

Ma il 2025 è stato l’anno di un altro importante traguardo per il Mumac, riconosciuto ufficialmente come Museo d’Impresa da Regione Lombardia. La struttura ha accolto oltre 6.100 visitatori, mentre la Mumac Academy, il centro di formazione e divulgazione del Gruppo, ha formato oltre 3.900 professionisti, contribuendo alla diffusione della cultura del caffè e di pratiche più sostenibili nell’uso delle risorse.

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Unigrà acquisisce Ce.Di.Al. Roma e si rafforza nel Lazio
Unigrà
Il gruppo ravennate rileva il 100% della società romana, attiva nella distribuzione di materie prime e semilavorati per pasticceria, gelateria e industria dolciaria, rafforzanso la presenza commerciale nel territorio laziale

Unigrà si rafforza nel Centro Italia. Il gruppo di Conselice (Ravenna) ha acquisito il 100% del capitale sociale di Ce.Di.Al. Centro Distribuzione Alimentari, società con sede legale a Roma specializzata nella distribuzione di ingredienti, materie prime e semilavorati per il settore alimentare e dolciario. L’operazione è stata realizzata rilevando l’intera partecipazione detenuta dal Cav. Delio Chimenti e dalla sua famiglia.

Unigrà produce e commercializza ingredienti e semilavorati per gelateria, pasticceria e panificazione, rivolgendosi sia alla grande industria alimentare sia ai professionisti del canale artigianale, distribuendo i propri prodotti in oltre 100 Paesi. Con questa acquisizione punta a rafforzare ulteriormente il presidio del mercato italiano, in particolare nell’area di Roma e nel Lazio, per garantire una vicinanza ancora maggiore alla clientela del territorio. L’obiettivo è di rispondere con sempre maggiore puntualità e precisione alle esigenze degli operatori professionali, confermando così la centralità del cliente nella strategia del gruppo.

«L’unione di Unigrà con questo storico distributore nell’area di Roma rappresenta un passo strategico fondamentale per rafforzare la nostra presenza sul territorio e avvicinarci ulteriormente ai nostri clienti – ha commentato Gian Maria Martini, amministratore delegato di Unigrà -. Questa operazione ci consentirà di ampliare la qualità del servizio, valorizzare competenze consolidate e accelerare il nostro percorso di crescita nel mercato dei semilavorati per il settore alimentare e dolciario».

Fondata nel 1976, Ce.Di.Al. Roma è infatti una realtà di riferimento nel Lazio per la distribuzione di materie prime e semilavorati destinati a pasticceria, panificazione, gelateria e industria dolciaria. La società porta quindi nel gruppo un’esperienza maturata in cinquant’anni di attività e un solido patrimonio di relazioni costruito sul territorio.

«Con questa operazione, la nostra azienda entra a far parte di un gruppo capace di garantire continuità e nuove prospettive a un percorso costruito negli anni con impegno e passione – ha dichiarato il Cav. Chimenti –. Sono orgoglioso di aver posto le basi affinché questa realtà possa proseguire il proprio sviluppo, forte di risorse e competenze più ampie, mantenendo intatto il legame con i clienti che ne hanno accompagnato la crescita fino ad oggi».

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