Sweet&Shake Cup: la vittoria va ad Alessia Mannara
La giovane bartender palermitana del Talea – Orto Botanico si aggiudica la finale della terza edizione di Sweet&Shake Cup, il cocktail contest ideato da Debic e Bargiornale per valorizzare la miscelazione a base panna

È Alessia Mannara del Talea di Palermo la vincitrice della terza edizione di Sweet&Shake Cup, la gara di cocktail ideata da Debic in collaborazione con Bargiornale per valorizzare la miscelazione a base panna. Tema di quest’anno era il perfect pairing, e i tre finalisti, sfidatisi alla Chocolate Academy di Milano, hanno dato dimostrazione di quanto questa modalità di servizio stia affinando sempre più le proprie proposte nei locali di tutta Italia.

Il suo pairing, Tanit, ha ricevuto il punteggio complessivo più alto, superando quelli degli altri due finalisti, Matteo Cassan, giovanissimo freelance veneto, e Lorenzo Muscolo del Twain di Milano, al termine di una sfida nel segno della qualità delle proposte tra tre professionisti under 35.

A giudicare la finale di Sweet&Shake Cup un terzetto di eccezione: Cinzia Ferro, titolare dell’Estremadura Café di Verbania e vincitrice di tantissimi cocktail contest, Diego Poli, chef di Chocolate Academy, alle spalle diverse esperienze in locali tristellati, e lo chef Antonio Cuomo, culinary advisor di Debic dopo una brillante carriera ai fornelli.

Alla vincitrice va un assegno “virtuale” da mille euro che potrà spendere in corsi di formazione scelti dal catalogo Planet One.

Sul numero di maggio di Bargiornale il servizio completo, con le ricette dei tre finalisti e i consigli per valorizzare la panna nella drink list di ogni locale.

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Ruffino premiata con il Drinks Business Green Award
L’approccio alla sostenibilità a tutto tondo sono valse all’azienda vinicola toscana il prestigioso riconoscimento internazionale che premia le realtà del beverage più green

Da anni Ruffino, azienda vinicola di Pontassieve, ha intrapreso un percorso virtuoso per rendere la sua attività sempre più sostenibile. Un’attività da sempre votata alla produzione di grandi classici toscani, che trovano espressione, per fare qualche esempio, nel Chianti Classico Riserva Ducale e Riserva Ducale Oro, Chianti Ruffino e Brunello di Montalcino Greppone Mazzi. Ma anche aperta a nuove sfide con la creazione di Supertuscan, tra i quali il pluripremiato Modus, fatto con uve Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot della Tenuta di Poggio Casciano, e all’acquisizione di due tenute in Veneto per la produzione di Prosecco. Qualità e impegno nella sostenibilità nel lavoro di quest’azienda viaggiano infatti insieme. Un impegno a tutto tondo, ora premiato con uno dei più prestigiosi riconoscimenti internazionali di settore. Ruffino si è infatti aggiudicata il Drinks Business Green Award 2021, premio assegnato dalla rivista britannica The Drink Business agli operatori del comparto beverage che adottano un approccio ecologico e sostenibile alla loro attività, classificandosi al primo posto nella categoria Wine, beer or cider.

A regalare ulteriori soddisfazioni all’azienda il lusinghiero giudizio con il quale la giuria di questa dodicesima edizione del premio ha motivato l’assegnazione del riconoscimento. «Dal ridurre l’uso di energia e i rifiuti, al promuovere la biodiversità, Ruffino ha davvero impressionato – hanno scritto i giudici –. Con un bilancio di sostenibilità completo, è stato chiaro a tutti come questa azienda italiana stia prendendo in modo estremamente serio il suo approccio all’ambiente, facendo molti cambiamenti nell’ultimo anno, in meglio e misurabili, dalla creazione di zone umide alla certificazione biologica».

La cura per l’ambiente

E davvero diversi e importanti sono i progetti green messi in campo dall’azienda. Progetti che rientrano nel programma Ruffino Cares, con il quale fin dal 2018 l’azienda si propone di abbracciare tutti gli aspetti della sostenibilità, comunicando ed educando anche gli stakeholder interni ed esterni sul suo impegno e la sua responsabilità riguardo le pratiche sostenibili ed etiche.

Solo nel corso dell’ultimo anno l’azienda ha ottenuto le certificazioni Snqpi (Sistema di qualità nazionale produzione integrata) e Biodiversity Friend per tutti i vigneti di sua proprietà: la prima certifica il processo di produzione integrata, ovvero di un sistema di produzione che utilizza metodi agronomici finalizzati a ridurre al minimo l’utilizzo di sostanze chimiche, di acqua e di energia, la seconda che il processo produttivo non comporta perdita di biodiversità e che l’azienda è costantemente impegnata a migliorare la qualità dell’ambiente dove opera.

Sempre nello stesso anno, la metà dei vigneti è stato convertito al biologico, con l’obiettivo di arrivare al 100% di produzione bio entro il 2025.

L’approccio integrato di Ruffino coinvolge anche i fornitori e i partner. Anche in questo caso con obiettivi ambiziosi: l’azienda prevede di utilizzare sono uva da fornitori sostenibili o certificati biologici e di convertire l’intero parco auto aziendali in modelli elettrici o ibridi.

Inoltre, le cantine sono state dotate di due impianti di trattamento delle acque reflue all’avanguardia, mentre l’80% dei rifiuti generati è stato conferito per il riciclo e tutti i siti di produzione sono stati certificati Iso 14001:2015.

Investimenti per 8 milioni in nuovi progetti

L’impegno non finisce qui. Ruffino, che ha redatto il suo terzo Bilancio di sostenibilità, realizzato secondo le linee guida della Global Reporting Initiative e garantito da un revisore terzo, destinerà circa il 26% dei suoi investimenti totali a nuovi progetti di sostenibilità, superando gli 8 milioni di euro nei prossimi quattro anni.

Tra le nuove iniziative la realizzazione di impianti fotovoltaici per alimentare due cantine, da realizzare nel prossimo biennio, di coltivare il 95% di ettari di proprietà con agricoltura di precisione, di portare tutti i vigneti di proprietà allo StanDrinks Business Green Award 2021 dard nazionale di sostenibilità del vino certificato e, infine, di definire gli obiettivi al 2030 per la riduzione del consumo di acqua e delle emissioni climalteranti.

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Cinema Teatro Tiberio: La montagna al cinema

29 marzo, 12 e 26 aprile 2022

Cinema Teatro Tiberio, via San Giuliano 16 – Rimini Borgo San Giuliano

Rassegna cinematografica con il Patrocinio del CAI

Una nuova rassegna focalizzata sul rapporto fra la settima arte e la montagna che permette agli spettatori di immergersi in scenari naturalistici ed emozionarsi attraverso narrazioni di avventure.
Martedì 29 marzo viene proiettato il documentario THE WALL OF SHADOWS, regia di Eliza Kubarska.
Martedì 12 aprile è la volta di THE NAKED MOUNTAIN, regia: Alex Txikon.
Ultimo appuntamento della rassegna, martedì 26 aprile, con il documentario THE LAST MOUNTAIN, regia di Dariusz Załuski.

Orario: 
alle ore 21.00

Ingresso: 
a pagamento

Tariffa d’ingresso: 
7 €

Tariffe cumulative: 
15 € intera rassegna: 3 film

Tariffe ridotte: 
6 €

Telefono: 
328 2571483

Domeniche ad Arte

domenica 27 marzo, 24 aprile, 29 maggio, 25 settembre, 30 ottobre, 27 novembre 2022

via IV Novembre – Rimini centro storico

Mostra mercato locale di arte, artigianato e hobbistica

Mostra mercato denominata ‘Domeniche ad Arte’ in cui vengono esposti l’artigianato e l’hobbistica locale.
A cura dell’Associazione Artistica Elio Morri e Goffredo Pizzioli.

Orario: 
dalle 10 alle 19

Ingresso: 
libero

Telefono: 
338 8270486

Nordic Walking sulla spiaggia

tutti i mercoledì, giovedì e sabato di marzo

Bagno 14 – Rimini Marina Centro

A cura di ‘La Pedivella’

Sulla spiaggia è possibile praticare la tecnica del Nordic Walking, una attività motoria che consente di ottenere moltissimi benefici grazie all’uso dei bastoncini. 
L’associazione La Pedivella propone questa attività outdoor sulla spiaggia il mercoledì alle ore 15,00, il giovedì alle ore 21.00 o il sabato alle ore 10.30 e alle ore 15,00, con partenza dal Bagno 14 di Marina Centro.
Sono possibili anche lezioni di gruppo o individuali di Nordic Walking di primo livello e di tecniche avanzate.

Ingresso: 
a pagamento

Telefono: 
320 7433000

Pokè Facile, la box Orogel per creare il piatto hawaiano
Pokè Facile è la box di Orogel, disponibile in due versioni, che contiene una selezione di cereali e verdure surgelate per preparare 10 basi per pokè in modo facile e veloce

Da qualche anno in Italia impazza il trend del pokè. Un amore per il piatto di origine hawaiane che interessa soprattutto la clientela giovane, amante dell’etnico e, più in generale, alla ricerca di alternative salutari, fresche e genuine anche fuori casa e per una pausa breve. Il pokè è infatti una preparazione completa sotto il profilo nutrizionale, che combina in un piatto unico tutti i nutrienti dei quali ha bisogno l’organismo: carboidrati, proteine, verdure e grassi buoni. Al successo del piatto contribuisce anche la sua forte carica social, altro elemento di attrazione per il pubblico giovane, grazie ai colori sempre diversi all’estetica accattivante che, oltre a renderlo invitante, ne fanno un soggetto perfetto per essere instagrammato, postato e condiviso.

Insomma, un piatto che può regalare belle soddisfazioni sotto diversi punti di vista a bar e pub che lo inseriscono in menu, considerando che il piatto si presta perfettamente anche all’asporto e al delivery. È tenendo conto di tutti questi aspetti che Orogel Food Service, la divisione di Orogel dedicata al fuoricasa, ha lanciato Pokè Facile, la soluzione pensata per consentire a ogni tipologia di locale, anche il più piccolo, di preparare i suoi pokè. Il tutto in modo facile e veloce, eliminando tutti i problemi di tempi e spazi a disposizione e del reperimento, non sempre agevole, di ingredienti freschi, e con la garanzia di massima qualità di Orogel.

Pokè Facile è infatti una box che contiene tutto ciò che occorre per la preparazione di 10 basi per pokè originali e gustose: 1,5 kg di cereali e 4 verdure surgelate in buste da 500 g l’una.

Le box sono disponibili in due versioni: Pokè Farro e Verdure, con farro perlato (1,5 kg) soia edamame (500 g), chicchi di cavolfiore (500 g), carote rondelle (500 g) e mais 500 g, e Pokè Orzo e Verdure, con orzo perlato (1,5 kg), soia edamame (500 g), cavolo cappuccio rosso (500 g), carote stick (500 g) e ceci 500 g.

Non resta che personalizzare

Partendo da queste due basi si può creare un’infinità di pokè, in tempi molto rapidi, accontentando ogni tipologia di consumatore. Basta infatti semplicemente cuocere per qualche minuto i cereali e le verdure in microonde, raffreddarle velocemente e, infine, personalizzare i pokè. Passaggio quest’ultimo che si fa aggiungendo, a seconda della proposta pensata per il locale e i gusti del cliente, aggiungendo proteine, frutta fresca e secca, semi, topping, salse e condimenti. Le possibilità sono davvero infinite.

Per esempio si può aggiungere della tagliata di pollo, gamberi, tartare di salmone, polpa di granchio, uova o polpo. Per un’alternativa vegetariana si può andare sulla feta o sul tofu per accontentare anche i vegani. Oltre alla parte proteica si possono aggiungere frutta fresca e secca o semi, come il sesamo, i semi di lino o di girasole. E guarnire con salse e topping, dal guacamole allo yogurt, dalla maionese alla soia, dal lime all’aceto balsamico. Senza dimenticare che la parte vegetale può essere variata o arricchita con le altre proposte di verdure surgelate del catalogo Orogel.

Inoltre, per stimolare e ispirare la fantasia degli operatori Orogel ha realizzato un ricettario pokè con diversi accattivanti suggerimenti.

SCARICA IL RICETTARIO POKÈ OROGEL

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Unicum Riserva, digestivo “doppiamente invecchiato” che punta alla mixability
Sbarca nei cocktail bar Unicum Riserva, risultato di un processo produttivo esclusivo, fra tradizione
e innovazione, con un doppio invecchiamento e una miscelazione con Tokaji Aszu. Da servire in purezza o “on the rocks”, ma si candida anche a giocare il ruolo di ingrediente erbaceo e vellutato di signature e miscelati

Unicum, brand storico molto conosciuto in Italia, soprattutto tra le generazioni dei baby boomers e con un heritage che pochi brand possono vantare, ritorna in grande stile sulla scena tricolore con un nuovo digestivo, Unicum Riserva (40% alc., bottiglia da 70 cl). Un prodotto di fattura artigianale che, come ha spiegato Izabella Zwack (rappresentante della sesta generazione dell’omonima famiglia fondatrice) durante l’anteprima milanese tenutasi al Fioraio Bianchi Caffè di Milano, è frutto della continua attività di sperimentazione e di innovazione che contraddistingue l’antica distilleria ungherese. Si tratta di un amaro “invecchiato” in due fasi. Nella prima, l’invecchiamento avviene nella botte più grande e antica delle cantine della distilleria a Budapest. Nel corso dei decenni, grazie alle erbe e alle spezie, il suo legno ha acquisito un rivestimento interno unico, denominato “miele nero”, caratteristica dominante dell’Unicum Riserva, che conferisce al liquore il suo carattere di base e la sua profondità. Nella seconda, Unicum viene trasferito nelle tipiche barrique Tokaji. Questo affinamento dona all’Unicum Riserva un carattere inimitabile, merito della botrytis, una muffa nobile grigio-bluastra che si forma sull’uva che nasce solo in terroir favorevoli, per via della nebbia che sale dai fiumi convergenti nel Tokaji e che è il segreto per la produzione del celebrato vino passito ungherese Tokaji Aszu.

 

«Con Unicum Riserva – ha spiegato Izabella Zwack a Bargiornale – vogliamo riprendere il dialogo mai interrotto con i consumatori italiani, offrendo un prodotto che nasce dalla visione di mio padre e che è sinonimo di eccellenza e di un savoir faire ultrasecolare». Per il lancio del digestivo, sono previste campagne pubblicitarie sui principali media di settore e si sta pensando anche a un ritorno del brand sui canali televisivi italiani. D’altronde, il rapporto che unisce Unicum e l’Italia è sempre stato molto stretto. Basti pensare che, a causa delle travagliate vicende che nel secondo Dopoguerra hanno colpito la famiglia Zwack, l’amaro è stato prodotto nel nostro Paese per trent’anni e la Penisola ha sempre rappresentato, dopo l’Ungheria, il suo principale mercato di sbocco. Da quattro anni, il brand fa parte del portafoglio di Illva Saronno che si occuperà di distribuire Unicum Riserva, puntando preferibilmente, come conferma Claudio Giuliano, marketing manager di Illva Saronno, a ristoranti, enoteche e cocktail bar di medio- alto livello. Il suo perfect serve? Dopo pasto, in purezza o “on the rocks”. Non solo. Unicum Riserva intende giocare le proprie carte di liquore premium, dal gusto morbido e vellutato, anche come ingrediente di miscelati e cocktail. Un saggio delle sue potenzialità lo si è avuto proprio in occasione  dell’anteprima milanese dove l’head bartender del Fioraio Bianchi Caffè Dimitrios Papageorgiiu ha preparato un vigoroso e riuscito pre dinner a base di Unicum Riserva (2,5 cl), Select (2 cl) e succo di lime (1 cl).

 

 

 

 

 

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Restyling e street art nel nuovo 12oz torinese
La catena punta ad avere 700 locali entro il 2027. Movimento, caffeina, energia e nuove modalità di consumo sono i suoi tratti principali

Anche in Italia, seppure con numeri molto più piccoli rispetto all’estero, cresce il numero dei locali in catena. Il movimento è il cuore del format 12oz, la catena fondata nel 2015 dall’idea dell’imprenditore italiano David Nathaniel, che si ispira ai grandi trend internazionali del beverage. Ha da poco aperto a Torino il terzo punto vendita della città subalpina che sopra l’ingresso presenta il posizionamento del brand: Street coffee for people on the move.

Infatti, spiega Roberta Piga, marketing manager, «le nostre bevande sono sono concepite in versione to go.12oz non è un bar tradizionale, non è la classica caffetteria, non è il ‘’terzo luogo’’, è un nuovo concept consumer centric. Grazie al servizio di tutti i nostri prodotti in modalità “to go”, riesce ad accompagnare il cliente in tutti i momenti della sua giornata e gli dà la possibilità di scegliere dove e come consumarli: all’interno dello store per ricaricare le batterie o lungo la strada verso il lavoro o l’università, ma anche nei suoi spostamenti in città. È un luogo portatile, come le nostre iconiche cup». E 12oz (12 once, ovvero 0,35 litri) dall’unità di misura inglese della grande paper cup, diventa il parametro che serve alle persone per misurare l’energia, il tempo, la ricarica, la vitalità e molti altri aspetti della vita quotidiana.

Una novità importante è il nuovo utilizzo del brand come logo-luogo, ovvero, come spiegano i responsabili dell’agenzia creativa Gem, «uno spazio non statico in cui le persone possono interagire con il marchio, muoversi con esso, viverlo. Ecco perché nel locale appena aperto a Torino, le pareti mostrano alcune delle declinazioni possibili: il logo è un palloncino, oppure la parete da cui salta un giovane traceur, o ancora la palla del cestista, la nuvola su cui siedono due giovani innamorati…».

A pochi passi dalle sedi dell’Università torinese, Palazzo Nuovo e Campus Einaudi, il nuovo locale punta a coinvolgere l’ampio pubblico di giovani studenti che frequentano il quartiere, ma anche i turisti italiani e internazionali che visitano il centro della città e, in particolare, il Museo Nazionale del Cinema ospitato all’interno della Mole Antonelliana, distinguendosi nel panorama variegato dell’offerta food locale con la sua formula specifica di “street coffee” accompagnati da una selezione di donut e altri dolci di stampo cosmopolita. Una formula che piace alle giovani generazioni, specialmente GenZ, che, grazie a una vita in costante connessione con il resto del mondo, sono aperti e curiosi verso le nuove tendenze.

Da Torino parte anche il progetto 12oz di street art: ogni nuovo locale avrà una parete che ospiterà l’opera permanente di uno street artist locale, una forma di espressione particolarmente vicina a Millennials  e GenZ  e tipica dell’ambiente urbano. Il file rouge delle opere sarà la reinterpretazione da parte di ciascun artista dello spirito della catena: movimento, caffeina, energia e nuove modalità di consumo.

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Arriva la nuova Summer Edition Red Bull
Disponibile da aprile in lattina da 250 ml, la nuova referenza che arricchiesce la gamma di energy drink è al gusto di albicocca e fragola

È stata svelata la nuova Red Bull Summer Edition. La nuova referenza dell’energy drink è al gusto di albicocca e fragola, con l’aggiunta di un tocco finale di pesca.

L’ultima nata è una bevanda che offre gli stessi benefici funzionali della classica Red Bull Energy Drink, in quanto ne contiene gli stessi ingredienti principali, quali caffeina, taurina e alcune vitamine del gruppo B, importanti stimolanti per il corpo e la mente e per fornire micronutrienti essenziali per il mantenimento delle normali funzioni corporee, con in più tutto il sapore dei frutti, che la rendono perfetta per dissetarsi e fare il pieno di energia nei mesi caldi.

La Summer Edition al gusto di fragola e albicocca sarà disponibile a partire da aprile, nella lattina da 250 ml interamente color arancione. La new entry va ad arricchire la linea di energy drink di Red Bull che, oltre all’iconica lattina a rombi blu e argento, disponibile anche nelle versioni Sugarfree e Zero (leggi Arriva Red Bull Zero, l’energy drink senza zuccheri e calorie), è stata ampliata negli anni con, appunto, le Red Bull Edition, che abbinano “le ali” di Red Bull Energy Drink con gusti specifici: White Edition al gusto cocco-açai, Red Edition al gusto anguria e Green Edition al dragoncello.

Ma non solo, perché dal 2018 il brand ha lanciato anche la gamma Organics by Red Bull, la linea di soft drink certificati bio che conta otto referenze (disponibili anche in vetro per i bar): Simply Cola, Bitter Lemon, Ginger Ale, Tonic Water, Viva Mate, Purple Berry, Black Orange e Ginger Beer, ottime da consumare da sole o come ingrediente per la miscelazione.

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52 Mule Road, il gin premium artigianale delle Prealpi vicentine
Il nuovo distillato è un cold compound gin preparato con le botaniche tipiche delle Prealpi vicentine, tra le quali la maresina (tanaceto partenio) che con le sue note amaricanti che ne caratterizza il profilo

C’è una new entry nel panorama gin italiano. Si chiama 52 Mule Road ed è un distillato premium artigianale dalla forte impronta territoriale. Il territorio è quello delle Prealpi vicentine, al quale i due ideatori, Mauro Feltrin e Tamara Gelaini Fardelli, entrambi manager di una multinazionale del food, ma con la passione per il mondo beverage, hanno voluto rendere omaggio con un distillato non tradizionale per la zona, questa è terra di grappa, dando vita a un prodotto che ne fosse una piena espressione, ma al tempo stesso con un’aspirazione internazionale: un gin.

Un progetto nato durante il periodo del lockdown, portato avanti con un lungo lavoro di ricerca per metterne a punto la ricetta e che ora vede la luce, grazie alla collaborazione con un liquorificio, al quale è stata affidata la produzione, e con Terre Gaie, cantina veneta che sorge sui Colli Euganei che ha supportato la realizzazione del progetto a vai livelli.

Le botaniche delle Prealpi

Omaggio al territorio che si concretizza innanzitutto nella scelta delle botaniche, attraverso una selezione di piante ed erbe caratteristiche della zona, quali assenzio, genziana e, in particolare, il tanaceto partenio o erba madre, l’ingrediente che ne caratterizza il profilo e che regala al gin quella leggera nuance verde che ne contraddistingue il colore. È questa un’erba dalla nota amara, poco conosciuta nel resto della Penisola, ma molto popolare in parte del Veronese e nell’Alto Vicentino, dove è chiamata maresina e tradizionalmente molto utilizzata in cucina e come medicamento, tanto che ora ha denominazione DeCo (denominazione di origine comunale) nel comune di Valdagno e la sua coltivazione è regolata da un preciso disciplinare.

L’elemento amaricante viene bilanciato dalle altre botaniche che ne completano la formula, che, oltre alle classiche bacche di ginepro, comprendono angelica, coriandolo, salvia, rosmarino e limone. Da questo incontro nasce 52 Mule Road, un cold compound gin (alc 42% in vol) che conquista subito il naso con la ricchezza dei suoi profumi e il palato con la sua freschezza, nella quale emergono leggere note di limone, seguite dalle note amare delle botaniche montane, che restano a lungo in bocca, differenziando questo distillato dagli altri della sua categoria.

Un prodotto perfetto per la miscelazione, per donare nuove sfumature di sapore ai classici o per nuove creazioni, come hanno potuto appurare gli ospiti che hanno preso parte alla presentazione in anteprima di 52 Mule Road, in occasione del Pitti Taste presso l’Harry’s Bar di Firenze, dove è stato proposto in un Gin&Tonic, con Acqua Tonica Indian Dry di Alpex, e in un Martini Cocktail, il tutto accompagnato dai sapori del caviale italiano Cru Caviar, i prosciutti e le carni di Carlo Giusti e i cioccolatini dell’azienda veneta Fabrika Cioccolato Asiago.

Un omaggio al territorio

Ma l’omaggio al proprio territorio questo gin lo porta anche nel nome. 52 Mule Road fa infatti riferimento alla Strada delle 52 Gallerie del Pasubio, una mulattiera militare costruita nel 1917 lungo il costone della montagna per approvvigionare le nostre truppe al fronte, durante la Grande Guerra. Una grande opera di ingegneria militare, realizzata in soli 10 mesi, e oggi tra i sentieri escursionistici più belli d’Europa, lunga 6,3 km dei quali 2,3 costituiti da gallerie, citata anche nell’etichetta che impreziosisce la bottiglia (formato 500 ml) che custodisce il gin. Questa, disegnata dal giovane artista Alfredo Del Bene, in arte The Animismus, riporta la porta numero 1, ovvero l’ingresso della prima galleria, mentre sul retro è stata inserita un’immagine del sentiero, a mostrare il mondo montano, fatto di natura, storia e bellezza, al quale è spirato questo gin.

Dopo la prima presentazione a Firenze, 52 Mule Road sarà lanciato ufficialmente al Vinitaly (a Verona dal 10 al 13 aprile) presso lo stand di Terre Gaie (padiglione 8 stand F2) per poi partire con la distribuzione, per la quale i due creatori stanno valutando alcuni partner, focalizzata sul mondo dei locali.

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