Shakerandhot, il nuovo modo di preparare il ginseng
Shakerandhot
Da una grande intuizione, nasce un innovativo metodo di preparare ginseng cremosi e aromatici, caldi e freddi. Un sistema semplice e rivoluzionario, indirizzato a tutti gli operatori del settore: dai distributori ai torrefattori, un’opportunità da condividere

Shakerandhot è il metodo innovativo che permette di preparare in pochi istanti e in completa sicurezza gustosi ginseng cremosi e aromatici, senza macchine costose, senza spese di manutenzione e di elettricità.

A idearlo è stata Dalai, parte di un gruppo aziendale che opera da oltre 30 anni nel settore dei servizi e dei prodotti per la ristorazione esterna. Una realtà caratterizzata dalla natura spiccatamente creativa, finalizzata a innovare il mercato di riferimento. Detiene brevetti internazionali, frutto della creatività di un team di ricercatori che operano costantemente per la ricerca, l’ideazione e la realizzazione di nuovi prodotti e servizi, sia nel campo della ristorazione esterna sia nel mercato domestico.

Una soluzione rivoluzionaria

Cuore di Shakerandhot è lo speciale shaker brevettato, appositamente progettato con doppia camera a chiusura ermetica. A questo si aggiunge la gamma di ginseng in sei gusti diversi, studiati per accontentare una vasta gamma di preferenze: dal ginseng classico a varianti più originali e gustose, come liquirizia, amaretto e altre specialità. Ogni bustina di prodotto solubile è un mix di composti, frutto di un’accurata ricerca e selezione di materie prime di altissima qualità, specificatamente creati per essere amalgamati, sia per il caldo sia per il freddo, all’interno dello speciale shaker.

La magia sta nella semplicità del processo

Basta versare una bustina di prodotto solubile, aggiungere 50 ml di acqua (calda in inverno e fredda con due cubetti di ghiaccio in estate), agitare per alcuni secondi ed ecco fatto! Un ginseng incredibilmente cremoso e dal gusto intenso, con una consistenza avvolgente e vellutata.

In estate, quando cresce la richiesta di bevande fresche ed energizzanti, il nostro ginseng freddo diventa una risposta concreta al bisogno di energia senza rinunciare alla qualità. Un ginseng corposo, omogeneo e visibilmente cremoso, esattamente come quello caldo, ma con la freschezza perfetta per i mesi più caldi.

Un’opportunità di vendita in più per il bar

Un’opportunità concreta per chi vuole differenziare la propria offerta, ampliare la proposta estiva, sorprendere la clientela e restare al passo con le nuove tendenze.

Shakerandhot nasce per essere uno strumento a disposizione del settore del fuoricasa, un sistema che può essere personalizzato, integrato con le offerte dei torrefattori e dei professionisti che vogliono distinguersi.

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Come sarà il cliente nel 2030
mano cocktail futuro realtà aumentata
Si aspetterà un’apertura a ibridazioni culinarie, sarà più anziano ma digitalizzato, vorrà consumare sano: le opportunità da cogliere al bar nel 2030, raccontate dagli esperti interpellati da Bargiornale durante l’incontro sul futuro del fuori casa a Mixology Experience

L’esercizio di scrutare nella sfera di cristallo è sempre un poco rischioso, per due motivi. Primo, perché non è sempre limpido e chiaro il contenuto della palla e si rischia di fare previsioni che scadono nella fantasia di chi guarda. Secondo, perché quello che si vede dentro la sfera può non piacere, addirittura spaventare. Per minimizzare questi rischi abbiamo provato a profetizzare il fuori casa del 2030 con un approccio multidisciplinare, mettendo assieme tre voci diverse che sapessero dare forma a previsioni coerenti e credibili.

Durante la settimana di TuttoFood, nell’arena di Mixology Experience, abbiamo interpellato tre esperti, coinvolti nell’incontro intitolato appunto “Il mercato del beverage 2030”. Un approccio multidisciplinare, per mescolare numeri e riflessioni qualitative e sociologiche, alla ricerca di qualche certezza e di buone opportunità per il futuro.

Tre contributi per individuare le opportunità

Il contributo finale è stato un focus su come sarà il consumatore del 2030, lavoro su cui si sono concentrati Federico Ramponi (co-fondatore di Intuer, visionario, creativo e consulente che da oltre vent’anni affianca professionisti, individui e aziende nel loro percorso di evoluzione) e Matteo Figura (direttore Foodservice Italia di Circana, colosso internazionale delle ricerche di mercato, esperto delle dinamiche di mercato e dei comportamenti di acquisto dei consumatori). Giorgio Triani, firma della rubrica Stravagando su Bargiornale, sociologo, docente all’Università di Parma, ha immaginato invece come si trasformerà il bar del prossimo futuro (aspetto che approfondiremo in un prossimo articolo).

I consumatori nel 2030

Chi saranno i nuovi consumatori del settore e come evolveranno le loro esigenze, le loro abitudini e aspettative? Ramponi si è chiesto proprio questo e per dare una risposta ha coinvolto direttamente la redazione di Bargiornale, stimolandoci a identificare i bisogni, le ambizioni, le opportunità e i fattori di resistenza al cambiamento nel nostro settore. Tre i macro-movimenti identificati.

Nuova italianità

Cambia la popolazione, l’immigrazione fa sentire il suo peso e si porta dietro nuova cultura, anche culinaria: «Nel 2030, il fuori casa per i nuovi italiani dovrà essere ibrido e inclusivo, mescolando tradizione e globalizzazione per rispondere a consumatori con identità fluide e abitudini alimentari multiculturali», ha spiegato Ramponi. Nella fascia 18-34 anni, già oggi il 45% si identifica in un mix tra cultura italiana e cultue “altre”, il 92% ha viaggiato almeno una volta all’estero (dati Censis 2024): il futuro è fatto di inclusione culinaria, di “heritage culinario” che sarà giocoforza da reinventare. Ibridazioni nelle ricette, sicuramente, ma anche forte ricerca di una proposta – per i locali – che li dovrà identificare come unici e particolari (sul tema dell’unicità torneremo più avanti). La provocazione? Un bao alla milanese. Più chiaro di così.

Experience the wellness

Meno alcol, senza però rinunciare al godimento nei consumi fuori casa. Grande attenzione alla forma fisica e alla salute. Ingredienti nutraceutici e offerta salutare. In dieci anni la quota di italiani attenti a un’alimentazione sana è salito dal 61% al 91%. Il 67% della popolazione sostiene di seguire una dieta equilbrata (+30% in dieci anni!): la tendenza healthy è qui per rimanere e consolidarsi.

Attenti alla gold generation

L’invecchiamento della popolazione, lo stile di vita più salutare che porta ad invecchiare meglio e il portafogli tendenzialmente più gonfio degli over 55 sono tutti fattori da tenere in grande considerazione: nel 2030, i nuovi senior saranno più numerosi e tecnologicamente avanzati. Si prevede una maggiore domanda di servizi personalizzati che integrino l’assistenza domiciliare, con un’attenzione particolare al benessere e alla socializzazione. Sarà il tempo libero di queste persone a condizionare le modalità di frequentazione dei locali: obbligatorio tenerne conto.

2030: lontano, ma non troppo

Il 2030 non è poi così lontano. Un prezioso bagno di realtà arriva dai numeri di Circana, raccontati per l’occasione da Matteo Figura. Torna il tema dei senior. La crescita delle presenze nel fuori casa è guidata soprattutto dagli over 50, anche se lo scorso anno hanno contribuito attivamente anche i 18-24enni. «La pandemia ha frenato il ricambio generazionale», spiega l’esperto. «Bisogna favorirlo ricalibrando l’offerta e lo storytelling ai desiderata delle giovani generazioni».

Anche perché i giovani oggi saranno i consumatori senior di dopodomani, e si porteranno dietro le loro aspettative e il loro approccio a bevute e cene e aperitivi. Com’è questo approccio? Un po’ più salutistico, certamente, ma anche qui serve un secondo momento di realismo, distinguendo crescita e reale dimensione del fenomeno rispetto al totale dei consumi. «Sebbene siano in forte crescita, i trend no e low alcol nel 2030 saranno ancora marginali in termini di volumi. Si tratta di un fenomeno da attenzionare, senza panico». Quindi, senza trasformarlo semplicisticamente in “non si berranno più alcolici”.

Infine, l’eterno valore dell’esperienza. Da costruire come unica e “non-replicabile a casa”, attraverso innovazione di prodotto e ricettazione. Ma anche – aggiungiamo noi – con un livello di servizio e accoglienza che renda davvero di valore frequentare il bar e il cocktail bar. Con il contatto umano e la socialità al centro.

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Brown-Forman avvia la distribuzione in proprio dei suoi marchi in Italia
Brown-Forman Portfolio
L’avvio dell’attività, da questo mese di maggio, segna un cambio di passo nella strategia del colosso americano per il mercato italiano. Che punta ad accellerare la crescita dei suoi di marchi chiave super-premium come Rum Diplomático e Gin Mare e a consolidare la posizione di Jack Daniel’s

Cambio di strategia per Brown-Forman in Italia. Il colosso americano degli spirit ha avviato la propria attività di distribuzione nel nostro Paese, portando il suo portafoglio di marchi direttamente ai clienti italiani. Un cambio di passo annunciato lo scorso anno e diventato realtà a partire da questo mese di maggio con il quale l’azienda, con 5.400 dipendenti a livello globale e presente in oltre 170 Paesi in tutto il mondo, punta rafforzare ulteriormente la sua già solida posizione nel nostro mercato.

Tra i primi cinque mercati di spirit dell’Unione Europea, secondo Iwsr, una delle maggiori società di analisi del mercato degli alcolici, l’Italia costituisce infatti una piazza importante per Brown-Forman. Nel nostro Paese, l’azienda Usa è al primo posto per volumi di vendita nella categoria degli spirit premium+, con Jack Daniel’s in testa al segmento dei whiskey e Gin Mare, acquisito tre anni fa (leggi Vantguard vende Gin Mare all’americana Brown-Forman), al secondo posto tra i gin super-premium, categoria in rapida espansione, sempre secondo i dati Iwsr.

Mercato degli premium di alta gamma che l’azienda, che ha lasua sede italiana a Milano, presidia con altri marchi top del suo portafoglio, come Woodford Reserve, Rum Diplomático, anche questo acquisito nel 2022 (leggi Brown‑Forman acquisisce Rum Diplomático), il liquore francese al lampone nero Chambord, Fords Gin, i tequila el Jimador e Herradura, i whisky scozzesi The Glendronach, Benriach e Glenglassaugh.

Valorizzare il potenziale del mercato italiano

«La creazione dell’attività di distribuzione propria in Italia dimostra l’impegno di Brown-Forman nel valorizzare pienamente il potenziale dinamico del mercato italiano degli spirit – ha commentato Yiannis Pafilis, Evp, presidente di Europa, Africa, Asia e Pacifico Brown-Forman -. Grazie alla distribuzione propria, possiamo gestire direttamente la collaborazione con i partner commerciali italiani, accelerare la crescita di marchi chiave super-premium come Rum Diplomático e Gin Mare, e consolidare ulteriormente la presenza del nostro iconico portafoglio di American whiskey, guidato dalla famiglia Jack Daniel’s».

L’espansione nel nostro Paese rafforza la strategia di distribuzione di Brown-Forman nei principali territori europei, unendosi a un network che già comprende Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Lussemburgo, Polonia, Slovacchia, Spagna, Turchia e Regno Unito.

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Lattine, allubottle, tetrapack e vetro: Sant’Anna punta sul fuori casa
Sant'Anna
Alubottle, lattina, tetrapack e vetro: Sant’anna lancia per mondo di bar e ristoranti un’ampia gamma di formati dedicati all’insegna della riciclabilità dei contenitori

Un’intera nuova gamma di formati dedicati: così acqua Sant’Anna, player di riferimento del mercato delle acque minerali in Italia, punta ad ampliare la propria presenza nel mercato fuori casa: «Oggi l’horeca per noi rappresenta il 15% dei nostri 340 milioni di fatturato – spiega Luca Cheri, direttore commerciale di Sant’Anna -. L’obiettivo è arrivare al 25% entro due anni».
Una strategia resa possibile dalla recente acquisizione dell’azienda francese Eau Neuve, che le ha permesso di disporre di nuova capacità produttiva sul fronte dei pack sostenibili e riciclabili, vero filo conduttore della proposta dedicata al fuori casa.

Un’offerta all’insegna della riciclabilità

Quattro le tipologie di pack di cui si compone l’offerta per il mondo dei bar e dei ristoranti, tra cui l’innovativa alubottle richiudibile – simile a una borraccia – nei formati da 33, 50 e 75 cl.
Oltre alla bottiglia in alluminio ci sono le lattine da 33 cl, i tetrapack da 33 e 50 cl e le bottiglie in vetro da 75 cl.

Luca Cheri, direttore commerciale di Sant’Anna

«Abbiamo creato una vera e propria piattaforma d’offerta – spiega Cheri –  pensando soprattutto alle nuove generazioni e alla loro attenzione sulle tematiche della sostenibilità. Tutti i nostri contenitori sono in materiali interamente riciclabili».

Altre due strade perseguite sono quelle della valorizzazione del prodotto, attraverso le frigovetrine per l’esposizione, e della personalizzazione: «Offriamo la possibilità di brandizzare sia le confezioni in tetrapack che quelle in alubottle – racconta Cheri – con quantitativi che partono da 100mila pezzi. Un’opportunità interessante per quelle realtà che vogliono distinguersi sul mercato, alla portata anche di piccole catene».

La linea Sanfruit

Nel fuori casa, l’altra recente novità è la linea Sanfruit Sant’Anna, bevande al gusto di frutta in bottiglie in Pet richiudibili da 33 cl con il 25-30% di succhi di frutta, senza zuccheri aggiunti, con edulcoranti. Tre i gusti: Arancia Carota Limone, Frutti Rossi e Frutta Mix.

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Binario Calmo: la nuova fermata alla stazione centrale di Napoli
Il modo migliore per attendere un treno? Gustando un drink e mangiando cucina partenopea da Binario Calmo, il cocktail bar che non ti aspetti a Napoli

Nel caos della stazione centrale di Napoli, la migliore attesa della partenza del prossimo treno avviene da Binario Calmo, un Cook&Bar, con 40 posti a sedere fra la sala esterna il dehors esterno, che fa parte del complesso Stelle Hotel. Un progetto a conduzione familiare, appartenente alla famiglia Cozzolino e gestito da Salvatore Scamardella, bartender, vincitore dell’edizione italiana di World Class 2019.
Qui l’alta mixology si sposa con una cucina tipicamente partenopea. «Quello che offriamo è quello che mangeremmo e berremo anche noi», spiega Scamardella. Questa filosofia si traduce in una proposta gastronomica e di cocktail lontana dai menu industriali pensati per il turismo di massa, dove si cucina secondo le regole della tradizione prediligendo ingredienti stagionali e si beve con consapevolezza.

Cominciamo proprio dal reparto cucina di Binario Calmo: semplice, genuina, identitaria, in sintesi, un omaggio al territorio. Il menu fisso, volutamente ristretto, permette di preparare ogni piatto espresso, senza basi precotte, garantendo freschezza e qualità assoluta. Tra gli antipasti spiccano bruschette anche con con Scarole ripassate (6 euro), Crostone con alici marinate in casa (8 euro), e Polpette di baccalà (8 euro). Nei primi piatti alla carta, gli Gnocchi alla sorrentina fatti in casa (10 euro), i Rigatoni con tonno fresco (13 euro). Il menu, poi, si arricchisce di piatti del giorno in base alla disponibilità di pesce e verdure fresche: ad esempio, una tagliatella di calamaro cotta a bassa temperatura con acqua di pomodoro o un carciofo ripieno con lardo stagionato. «L’obiettivo è sempre lo stesso: offrire varietà e qualità a chi torna anche più volte a settimana», sottolinea il bartender.
Binario Calmo non è solo pranzo e cena. Dalle 5:30 del mattino si accendono le luci della caffetteria, dove si può gustare una colazione completa: dai croissant ai baba, dalla pastiera napoletana ai ciambelloni casalinghi. Una proposta dolce realizzata direttamente in cucina, che affianca una linea di frutta fresca e pasticceria da banco. Durante la giornata, il locale accoglie studenti, pendolari, lavoratori solitari e abitanti del quartiere. Una realtà trasversale che punta a diventare un punto di riferimento stabile nel tessuto urbano, anche grazie alla scelta di mantenere alta la qualità, pur con un posizionamento leggermente superiore alla media dei bar di zona.
Se la cucina è il cuore di Binario Calmo, la cocktail list, firmata da Scamardela, è l’anima creativa del locale. Il menu drink comprende 10 cocktail classici e 10 signature (tutti 9 euro), con una formula che lascia spazio anche a richieste fuori carta. I drink sono pensati per accompagnare tutto l’arco della giornata: dai più leggeri, adatti a un aperitivo pomeridiano, ai più strutturati per un dopocena. Fra i signature spiccano Cucurucucù…Paloma, con tequila con fiori d’ibisco, soda al pompelmo rosa e sale all’arancia: «È un twist leggerissimo e profumato del classico Paloma. Qui si gioca con note agrumate e fresche, servito con un bordo di sale all’arancia». Sai chi ti saluta?…sto Conte, con Select aperitivo, vermouth Belsazar, infuso alle fragole, Cedrata Tassoni, guarnito con marshmallow fatto in casa al St.Germain. Perché mi hai ghostato è il whisky cola che non ti aspetti. «Un whisky e cola chiarificato con yogurt magro, limone e semi di sesamo. Un long drink elegante, dalle note tostate e leggermente cremose». Butter or Better Old Fashioned, invece, è un twist sul Old Fashioned che prende corpo da un whisky infuso con burro nocciola, arricchito da agave al posto dello zucchero e completato con bitter all’arancia e amarena. «Il burro, lavorato lentamente fino a diventare dorato e aromatico, regala una morbidezza rotonda, avvolgente. È affumicato, dolce, profondo», Oro colato, invece, è una rivisitazione della Piña Colada: dentro rum bianco infuso con cannella, ananas fresca, lime, mandorla e foglie di pandan. La guarnizione? Un cucchiaino commestibile di sfoglia, con crema di pistacchio e una spolverata di durian, frutto tropicale dal sapore pungente. Infine, Hai detto Pane? Forse il più concettuale della lista. Una vodka infusa con pane cafone e poi ridistillata, miscelata con vermouth dry e rifinita con una goccia di olio extravergine d’oliva. Servito con una cipollina agrodolce sott’olio fatta in casa. «È un cocktail per amanti del Martini, ruvido e diretto, ma delicato».
Accanto ai cocktail, Binario Calmo offre una selezione curata di vini (sia al ristorante che al bar), bollicine da Valdobbiadene e Trento, e una linea completa di birre artigianali del territorio. Un’attenzione particolare è rivolta alle bottiglie da 0,33 cl, ideali per un consumo veloce ma di qualità. Ma non è tutto qui, perché Binario Calmo è un progetto ambizioso, con l’idea chiara di costruire una clientela fedele, non solo di passaggio. In un luogo come una stazione ferroviaria, dove tutto corre veloce, è una scelta controcorrente.

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Mixology a modo nostro
L’editoriale di maggio 2025 di Bargiornale a firma dei vicedirettori Andrea Mongilardi e Stefano Nincevich

Mixology. Un termine che di solito si associa ai cocktail. Ma oggi possiamo – anzi, dobbiamo – allargarne il significato. Mescolare, sì, ma non solo ingredienti. Anche stili, idee, linguaggi, formule. Una mentalità che parte dal bancone e finisce nel progetto d’impresa. Prendete un locale che fa pizza e teatro, dove i camerieri recitano a copione come fossero al Piccolo. Oppure uno spazio che sembra uscito da una fiera del design scandinavo, ma serve sake in tazzine e playlist jazz da listening bar. O ancora quei mini bar-confetto che sembrano bomboniere minimaliste ma sanno essere punk quanto basta. O gli izakaya giapponesi da 30 metri quadri dove, tra uno spiedino e un highball, ti senti più a casa che nel salotto buono.

La verità? Siamo entrati nell’era dell’ibrido consapevole. Non più luoghi monotematici e solitari, ma ambienti contaminati, evoluti, capaci di accogliere Gen Z e boomers con la stessa spontaneità di un gesto imparato a memoria guardando Karate Kid o Kobra Kai. Locali dove la qualità della musica è curata quanto quella del drink, dove l’interior design racconta una storia ancora prima che lo faccia il menu.

Il mondo dell’hospitality è cambiato: è fatto di spazi unici e multipli insieme. Ci sono bar che sono anche librerie, barber shop che fanno brunch, cocktail bar con accenti da museo, caffè che fanno formazione culturale.

Non esistono più linee nette, ma intersezioni. E nel numero di Bargiornale di maggio vi raccontiamo proprio questo universo variegato. Non si tratta di mode, ma di risposte concrete a nuovi bisogni. L’all day bar, per esempio, non è altro che la versione aggiornata del classico bar italiano: quello che apre alle sette per la colazione e chiude alle dieci dopo l’aperitivo. Il bar che inizia dalla brioche del mattino, passa per il toast del pranzo e arriva all’aperitivo, oggi vero campione di incassi.

Niente di nuovo sotto il sole? Forse. Ma c’è poesia in questo ritorno. Un romanticismo pratico, se vogliamo. La riscoperta del bar di quartiere, del chiosco nel cortile, assediato da bambini col gelato in mano e lo sguardo furbo. Ecco, questa è la mixology che ci piace: quella che parte dal quotidiano per diventare visione. È l’evoluzione dell’homo bartender. Una specie che, contrariamente a quanto dicono certi pessimisti, non è affatto in via d’estinzione. Anzi, si sta rafforzando.

Per difendersi dai dazi, dall’inflazione, dal cinismo, da quella pallaprigioniera dell’algoritmo, c’è solo una strada: giocare d’attacco. Anticipare, essere duttili, malleabili, mettersi in discussione. Serve rigore, certo. Ma anche visione, standard, formazione.

Non lo diciamo solo noi. Lo sostiene anche la protagonista della nostra copertina, Monica Berg, co-fondatrice del Tayer + Elementary di Londra. Icona contemporanea, capace di dispensare parabole alcoliche e parabole di vita. E di farlo nello stesso discorso. In Bargiornale di maggio 2025, ancora una volta, vi offriamo un viaggio tra format che si trasformano, idee che prendono forma e professionisti che non si fermano. Un numero da leggere, consultare, conservare. Magari anche da prestare a un collega in crisi d’ispirazione.

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Aquazzurra Bar: un tequila bar chic nel giardino segreto del De Russie a Roma
Un corner dell’hotel cinque stelle lusso del brand Rocco Forte Hotels ridisegnato dalla casa di moda Aquazzurra: un tequila bar a tema Dolce Vita

Doveva essere qualche giorno fa, poi l’opening ufficiale di Aquazzurra, con grande festa aperta al jet set della capitale, è slittata al 6 maggio. «La primavera si è fatta attendere, ma questo vuol dire che rosicchieremo qualche giorno in più in autunno», dicono con fiducia dalla direzione del De Russie. Siamo nel pieno centro di Roma, nel secret garden di uno degli hotel più famosi della capitale, che fa parte del gruppo Rocco Forte e che quest’anno celebra i 25 anni sotto questa insegna. Qui un angolo fra terrazze e giardino è stato riservato alla parnership con la casa di moda Aquazzurra, che ha curato il design degli spazi di questo corner allestito come un tequila bar, con drink studiati dal bar manager Mattia Capezzuoli, e tapas pensate dallo chef Fulvio Pierangelini, creative food director di Rocco Forte Hotels.

Lo stilista e patron della casa di moda Aquazzurra e Lydia Forte, figlia di Rocco Forte e proprietaria della catena di hotellerie di lusso di cui fa parte l’hotel De Russie a Roma

Un’idea nata qualche tempo fa, raccontano. Lo scenario è quello di una chiacchiera fra amici, durante una vacanza in Grecia, fra lo stilista Edgardo Osorio, patron di Aquazzurra (brand principalmente di calzature, ma che da qualche anno ha una linea di home decor) e Lydia Forte, figlia di sir Rocco Forte, patron del brand di hotellerie di lusso. «Stavamo degustando un Margarita, Edgardo aveva da poco presentato la sua linea cada denominata secret garden e il mio pensiero è andato subito al giardino del De Russie. Perché non realizzare lì, insieme, un tequila bar?», racconta la padrona di casa Lydia.
Il risultato è un angolo di meraviglia a tema Dolce Vita, che mescola atmosfere capresi («amiamo molto questi posti, trascorriamo spesso le nostre vacanze fra Capri e la Costiera», dice Lydia), date dalle ceramiche portoghesi realizzate su misura a tema limoni, in omaggio ai leggendari agrumeti italiani, a fondo acquamarina. L’ambiente, ideato dallo studio Casa do Passadiço, presenta eleganti mobili da esterno in ferro battuto, con l’immancabile tema dell’ananas, che caratterizza lo stile di Aquazzurra, e colori che fanno pensare alle nuance del mare.
Le sedute alternano sedie capitonné e comodi divani, con tessuti a righe e cuscini con il decoro a tema giardino, che riprende gli ombrelloni. Graticci verdi e alberi di limone, protagonisti nei vasi a righe, incorniciano lo spazio, creando un’atmosfera da giardino incantato, che si integra perfettamente con il monumentale Giardino Storico dell’hotel, progetto dell’architetto Giuseppe Valadier.

La scelta di farne un tequila bar ha una duplice motivazione: una è la passione di Edgardo Osorio, che ha origini colombiane, per la tequila, l’altra la spiega Lydia Forte: «Avevamo intenzione di realizzare un corner che potesse attirare un target più giovane, rispetto agli altri outlet del De Russie». Pochi drink in carta, ma tutti a base tequila, compreso l’Agave Nero, un twist sull’Espresso Martini in salsa messicana. A rotazione mensile, ci sono inoltre un Frozen Margarita e un twist sul Margarita, che al momento presenta un tocco fruttato con frutti rossi). Per il reparto food, una selezione di tapas ideata dallo Chef Fulvio Pierangelini, , il tutto rigorosamente servito sulla pregiata collezione di porcellane Aquazzura Casa. L’aspetto mise en place è stato curato con particolare attenzione: i sottobicchieri in vimini brandizzati Aquazzurra, per esempio, sono una chicca memorabile. «Ho sempre avuto una vera passione per l’interior design e l’arte del ricevere – commenta Edgardo Osorio -. Per me ospitare è un atto d’amore, quando organizzo una cena ci tengo che sia tutto impeccabile e definito in ogni minimo dettaglio, creando un’esperienza unica per i miei invitati: dalla musica al cibo, fino all’allestimento della tavola. È sempre stato un mio sogno traslare il mondo di Aquazzura in uno spazio dedicato all’ospitalità». Gli fa eco Lydia Forte: «Il segreto è nei piccoli dettagli: il saluto cordiale del barman, la linea elegante del bicchiere, il tintinnio del ghiaccio, l’armonia equilibrata del sapore del cocktail, i suoni e i profumi del giardino. Eppure, ciò che davvero rimane è una sensazione che si trasforma, infine, in un bel ricordo di quella sensazione».

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Carlo Parmoli è il nuovo amministratore delegato di Italcanditi
Italcanditi Carlo Parmioli
Il manager, in azienda da oltre 30 anni, è stato scelto per guidare l’azienda, tra i principali produttori di ingredienti per la pasticceria, gelateria e industria lattiero-casearia, in una fase di forte sviluppo. Il suo compito proseguirne l’espansione sui mercati internazionali

Novità al vertice di Italcanditi. L’azienda, attiva nella produzione di ingredienti per il mondo della pasticceria industriale e artigianale, della gelateria e dell’industria lattiero-casearia e parte del fondo Investindustrial, tra i principali gruppi di investimento europei, ha nominato Carlo Parmoli come nuovo amministratore delegato.

Laureato in Economia e Commercio, il neo ad è presente in Italcanditi da oltre 30 anni e ha avuto un ruolo centrale nella crescita dell’azienda, fondata più di 60 anni fa a Pedrengo (Bergamo), negli ultimi decenni. Nel corso della sua carriera in azienda ha ricoperto diversi ruoli, tra i quali responsabile del controllo di gestione, per poi diventare, nel 2001, direttore generale, carica che ha mantenuto fino a oggi.

Una realtà in forte sviluppo

La sua nomina arriva in un momento di importante sviluppo per Italcanditi che, lo scorso anno, ha compiuto un passo cruciale nel suo percorso di espansione sui mercati internazionali con l’acquisizione dello stabilimento produttivo di Goes, nei Paesi Bassi. Acquisizione che ha rafforzato la capacità produttiva dell’azienda, oggi pari a 150.000 tonnellate annue, e che conta 500 dipendenti, un portafoglio di oltre 3.000 ricette e serve i settori bakery, fine pastry, dairy, non-gairy e gelato/ice-cream.

Sempre lo scorso anno, un altro passaggio cruciale in questo percorso è stato il lancio globale del brand Vitalfood, creato nel 2022, sotto le cui insegne viene prodotta la gamma di soluzioni, che comprende frutta candita, semicandita, preparati di frutta, preparati salati e marron glacé per la pasticceria e il settore del fuoricasa.

Proseguire l’espansione internazionale

Al nuovo amministratore delegato il compito di portare avanti questo percorso. «Sono onorato di assumere la guida di Italcanditi, realtà di eccellenza con una lunga tradizione di innovazione, qualità e servizio al cliente – ha commentato il manager in una nota che annuncia la nomina -. Il mio impegno sarà quello di continuare a rafforzare il posizionamento dell’azienda in Europa e nel mondo, proseguendo il nostro percorso di crescita e continuando a sviluppare nuove sinergie».

Sostegno alla nuova guida dell’azienda è stato espresso da Gabriele Del Torchio, neo presidente del consiglio di amministrazione di Italcanditi, succeduto nella carica a Maurizio Goffi. «La nomina di Carlo Parmoli rappresenta un passo significativo per Italcanditi. Parmoli vanta una lunga esperienza maturata all’interno dell’azienda, unita a una profonda conoscenza del settore alimentare – ha dichiarato Del Torchio -. Sono certo che saprà guidare la società nel consolidamento della recente acquisizione dello stabilimento di Goes e nell’espansione internazionale, valorizzando al meglio anche il progetto Vitalfood, nato nel 2024».

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