Si è spento a Roma Alfonso Vitaletti, fondatore di Italpepe, azienda specializzata nella selezione e commercializzazione di spezie, e protagonista di una storia imprenditoriale iniziata nel 1969 e cresciuta nel segno dell’innovazione, del lavoro e del legame con le proprie origini. A darne notizia è un comunicato della famiglia e dell’azienda.
Nato a Liceto, frazione di Sassoferrato, tra Marche e Umbria, Vitaletti è cresciuto in una famiglia contadina, in un contesto difficile che gli ha trasmesso il valore del lavoro, della solidarietà e della semplicità. Principi che avrebbero accompagnato il suo percorso personale e imprenditoriale, diventando parte integrante della cultura aziendale di Italpepe.
Nel 1969 Vitaletti ebbe l’idea di confezionare il pepe in un piccolo e pratico spargitore, superando la tradizionale vendita sfusa. Fu il primo passo di un progetto sviluppato inizialmente in un laboratorio ricavato nella propria abitazione romana, dove, al termine della giornata lavorativa, confezionava personalmente i prodotti per poi presentarli ai potenziali clienti.
Un’altra intuizione decisiva fu la trasformazione dello spargitore in un flacone di vetro, progettato dallo stesso fondatore, che percorse il Nord Italia alla ricerca di una vetreria disposta a realizzarlo. Una scelta che avrebbe contribuito a definire l’identità del marchio e che ancora oggi rappresenta un elemento distintivo delle confezioni Italpepe. Un esempio della «capacità di vedere un’opportunità dove gli altri vedevano soltanto un prodotto», tratto che, come sottolinea la nota, ha caratterizzato l’approccio imprenditoriale di Vitaletti, capace di costruire la propria impresa senza grandi capitali, facendo leva sull’intraprendenza e sulle relazioni umane.
Dal laboratorio di casa alla presenza in tutto mondo
Nel corso dei decenni, Italpepe è cresciuta insieme alla famiglia Vitaletti, passando da una piccola realtà imprenditoriale a un’azienda strutturata e presente sui mercati internazionali. Un percorso che ha mantenuto saldo il legame con le origini, accompagnando al tempo stesso l’evoluzione organizzativa e manageriale dell’impresa.
Un’altra tappa importante è stata la realizzazione, nel 2014, di un nuovo stabilimento, voluto da Vitaletti insieme ai figli. Un investimento che ha segnato una nuova fase di sviluppo, accompagnando il passaggio da una gestione esclusivamente familiare a un modello manageriale.
«La scomparsa di Alfonso lascia un vuoto profondo nella famiglia, nelle persone che hanno lavorato al suo fianco e in tutti coloro che negli anni hanno condiviso il percorso di Italpepe – si legge nella nota che annuncia la scomparsa -. Ma lascia anche un’eredità viva, solida e fatta soprattutto di valori condivisi. Perché il passaggio generazionale in Italpepe è stato costruito nel tempo non come una rottura, ma come un processo di continuità e di evoluzione: mantenere saldi i valori ricevuti e, allo stesso tempo, avere il coraggio di interpretarli in un mondo che cambia».
Un’indagine AstraRicerche per La Pavoni racconta l’evoluzione del consumo di caffè nel fuori casa, tra riti consolidati e nuove occasioni dall’aperitivo alla miscelazione
Il caffè si conferma uno dei riti più radicati nella cultura degli italiani, ma un rito che si evolve e nel quale iniziano a farsi strada nuovi momenti e modalità di consumo, che ne ampliano il ruolo nel fuori casa. A dirlo è un’indagine condotta da AstraRicerche, su un campione di 1006 italiani tra i 18 e i 60 anni, per La Pavoni, storico produttore di macchine espresso.
La ricerca fotografa l’alta penetrazione del consumo quotidiano: il 95,6% dichiara di bere caffè ogni giorno, percentuale che sale al 97,2% tra i Millennials e al 96,5% tra la GenX, mentre la GenZ si ferma al 91,7%. Quasi sei consumatori su dieci, inoltre, ne bevono due o tre al giorno e il 23,9% arriva ad almeno quattro.
Se, come registra AstraRicerche, negli ultimi tre anni il consumo domestico è aumentato per il 25,2% degli intervistati ed è rimasto stabile per il 62,2%, quello fuori casa appare più selettivo: il 28,4% dichiara di aver ridotto le occasioni di consumo al bar, contro l’11,6% che le ha aumentate, quota che sale al 19% per la GenZ.
La dimensione sociale della tazzina
In un contesto dove le occasioni diventano più selezionate, un dato che emerge forte dalla ricerca è il peso della dimensione sociale nella scelta del consumo fuori casa: per il 38,6% del campione, bere un caffè al bar significa soprattutto incontrare altre persone e scambiare due chiacchiere. Il bar si conferma così non soltanto luogo di consumo, ma uno spazio di relazione e la tazzina gioca un ruolo centrale nella di socialità.
Una dimensione che trova nel momento della colazione fuori casa una delle sue espressioni più evidenti. Il 64,8% degli italiani ritiene infatti che negli ultimi anni la colazione al bar sia diventata più capace di creare occasioni di incontro: per il 43% è già un vero momento di socialità, mentre un ulteriore 21,9% ne riconosce questo valore soprattutto in occasioni specifiche, come il weekend, gli appuntamenti di lavoro e gli incontri informali.
Una tendenza che si inserisce anche nel più ampio fenomeno internazionale del soft clubbing, che comprende format diurni come coffee party e DJ set in caffetteria e porta nelle ore del giorno alcuni linguaggi tradizionalmente associati alla nightlife. Un’estensione dei tempi e delle forme della convivialità, nella quale il caffè va conquistando nuovi spazi.
A incidere sulla scelta di consumare al bar sono poi la comodità di trovarsi già fuori casa, indicata dal 33,4% degli intervistati, e il desiderio di concedersi una pausa durante la giornata (33,1%). Accanto a queste motivazioni, emergono la ricerca di qualità e di esperienza: quasi un italiano su quattro sceglie infatti il bar per la qualità del caffè (23,8%), dato che raggiunge il 39% tra gli uomini Millennials. Il 20% cerca invece un’esperienza piacevole e curata, percentuale che sale al 28% tra le donne Millennials.
Le nuove frontiere del caffè
È proprio questa attenzione all’esperienza che sta portando il caffè ad ampliare i suoi confini a nuovi momenti della giornata anche in modalità differenti rispetto alla classica tazzina di espresso. L’11,1% degli intervistati immagina infatti di bere bevande a base di caffè durante l’aperitivo, mentre l’8,6% le considera anche per il dopo cena. Percentuali ancora contenute, ma che indicano un progressivo allargamento degli spazi del caffè, oltre i momenti più consolidati.
A cambiare, però, non è soltanto il quando, ma anche il come. Il 41,3% degli italiani si dichiara incuriosito da modalità più sperimentali, come iced coffee e shakerati. L’interesse riguarda anche esperienze più strutturate, con il 22,8% che guarda con curiosità a degustazioni ed esperienze guidate, mentre il 22,7% mostra interesse per lo specialty coffee.
In questo scenario si inserisce anche la coffee mixology, con il caffè che entra nel mondo di cocktail e mocktail. I cocktail a base di caffè interessano l’11,9% del campione, mentre i mocktail raggiungono il 5,8%. Si tratta ancora di pubblici circoscritti, ma i dati indicano un’evoluzione in atto e una crescente apertura verso un mondo del caffè da vivere e interpretare anche al di fuori dei suoi rituali più tradizionali.
Doppietta. Per Bar Leone di Hong Kong è il secondo anno consecutivo al vertice della classifica dei The 50 Best Bars 2026. Si può parlare anche di doppietta italiana: a guidare Bar Leone è il romano Lorenzo Antinori, mentre il secondo locale in classifica è il milaneseMoebius di Lorenzo Querci. Piazzamento prestigiosissimo (lo scorso anno era settimo), anche se molti si aspettavano addirittura un primo posto per il locale di via Cappellini. TErzo gradino del podio per Alquímico di Cartagena, in Colombia.
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Bar Leone, Hong Kong, 1°
Il team di Bar Leone
Moebius, Milano, 2°
Il team di Moebius
Alquímico, Cartagena, 3°
Il team di Alquímico
Solo due locali italiani nei top 50
I nomi dei primi 50 bar al mondo secondo The 50 (i The World’s 50 Best freschi di rebranding), sono stati ufficializzati in Italia, a Milano, durante una cerimonia al Palazzo del Ghiaccio il 7 ottobre sera.
Moebius ha dunque appena accarezzato il primo posto, ma è salito rispetto alla settima posizione del 2025. Unico altro locale italiano posizionato tra i primi 50 è Locale, di Firenze, al 33esimo posto (era 22esimo lo scorso anno). Altri due locali a guida italiana, ma all’estero, tengono alta la nostra bandiera nella top 10: TheConnaught Bar di Londra, al numero 8, e Bar Mauro di Città del Messico, al numero 10.
Lorenzo Antinori, proprietario e bar manager del Bar Leone di Hong Kong
Lorenzo Antinori: «Siamo orgogliosi, quello che conta è avere il bar sempre pieno»
«Per me poi la cosa più importante è che il bar sia pieno», ha detto Lorenzo Antinori dopo la cerimonia. Lorenzo ha lasciato l’Italia nel 2012 per un’avventura all’estero che lo hanno portato in Asia (era in Corea, con Four Seasons Hotel, prima di aprire ad Hong Kong il suo Bar Leone). Parlando con i giornalisti in sala stampa dopo la premiazione ha anche annuito vigorosamente all’ipotesi di tornare in Italia («Assolutamente, lo faremo»).
«I premi sono importanti, però il bar deve essere pieno», ha continuato Antinori. «E il bar è pieno se la gente torna. E la gente torna se il prodotto è valido e se vede anche un miglioramento col passare del tempo. La riconferma della prima posizione è un grande risultato, soprattuto perché in questo mondo, oggi, c’è tantissima competizione. Ci sono tantissime nuove realtà che stanno emergendo in tutto il mondo ed è normale che, nel momento in cui la mappa diventa così grande, ci si trovi in mezzo a una competizione serrata, con bar dall’Africa, dal Perù, dal Cile. Ci siamo arrivati con la qualità e con il modo giusto di rappresentare il nostro brand. La scena bar della città è stata molto sotto i riflettori negli ultimi due anni e questo ci ha fatto bene senza dubbio. La cosa che mi rende più orgoglioso è che noi non facciamo eventi, organizziamo pochissime guest shift, anzi non ne abbiamo quasi fatte. La gente entra da noi e il bar piace, questo serve»
Una prossima città da tenere d’occhio? «Dico Indonesia e dico Jakarta, e poi l’India: ha dei grandi bar, è un Paese enorme con grandissime risorse, grandi talenti e importanti investimenti in corso».
Delusioni per gli altri italiani, anche all’estero
Un bilancio tricolore in chiaroscuro, comunque: Drink Kong (Roma) e 1930 (Milano), lo scorso anno 40esimo e 43esimo, sono scesi alle posizioni 92 e 94. Guardando alla lista oltre la soglia dei 50, Freni e Frizioni (Roma) è scivolato dal 58esimo al 62esimo posto, mentre Gucci Giardino (Firenze) sale dal 99esimo al 91esimo. Fuori dai primi 100 al mondo L’Antiquario di Napoli (63esimo solo un anno fa) e il Jerry Thomas Speakeasy di Roma, che era 98esimo.
Fuori dalla top 10 Sips e Paradiso
Non va meglio per altri due locali a guida italiana ed entrambi a Barcellona: Sips, di Simone Caporale e Marc Álvarez, e Paradiso, di Giacomo Giannotti e la moglie Margarita Sader, rispettivamente terzo e secondo lo scorso anno e nel 2026 scivolati in 16esima e 17esima posizione (ma Paradiso si può consolare con il Premio Speciale Remy Martin Legend of the List Awards).
I premi speciali assegnati ai top 50
In classifica sono presenti bar provenienti da 26 città, con 14 new entry tra Atene, Bangkok, Buenos Aires, Hong Kong, Londra, Madrid, Medellín, Città del Messico, New York, Parigi e San Paolo. Le “capitali” dei cocktail sono Hong Kong, Parigi e New York, con quattro locali ciascuna.
Qui l’elenco dei premi speciali assegnati.
• Shingo Gokan ha ricevuto il Roku Industry Icon Award
• Three Horses di Melbourne ha ricevuto il Campari One to Watch Award
• Line di Atene ha ricevuto il Ketel One Sustainable Bar Award
• Bar Mauro di Città del Messico si è aggiudicato il Disaronno Highest New Entry Award
• The Bar in Front of the Bar di Atene si è aggiudicato il Nikka Highest Climber Award, salendo di 28 posizioni in un anno
• Paradiso di Barcellona ha ricevuto il titolo di Rémy Martin Legend of the List
• Schmuck di New York si è aggiudicato il Three Cents Best New Opening Award
• Isa Mejia, dall’Ecuador, ha ottenuto The 50 Best Bars Scholarship
• Panda & Sons di Edimburgo ha ricevuto il Siete Misterios Best Cocktail Menu Award
• Saikindō di Abu Dhabi ha ottenuto il SevenRooms Best Bar Design Award
La classifica completa dei The 50 Best Bars 2026
1. Bar Leone – Hong Kong (Cina)
2. Moebius Milano – Milano (Italia)
3. Alquímico – Cartagena (Colombia)
4. Bar Us – Bangkok (Thailandia)
5. Line – Atene (Grecia)
6. Handshake Speakeasy – Città del Messico (Messico)
7. Zest – Seul (Corea del Sud)
8. Connaught Bar – Londra (Regno Unito)
9. Lady Bee – Lima (Perù)
10. Bar Mauro – Città del Messico (Messico)
11. Schmuck – New York (Stati Uniti)
12. Hope & Sesame – Canton (Cina)
13. The Cambridge Public House – Parigi (Francia)
14. Sip & Guzzle – New York (Stati Uniti)
15. Bar Nouveau – Parigi (Francia)
16. Sips – Barcellona (Spagna)
17. Paradiso – Barcellona (Spagna)
18. Jigger & Pony – Singapore (Singapore)
19. The Bar in Front of the Bar – Atene (Grecia)
20. Exímia – San Paolo (Brasile)
21. Tres Monos – Buenos Aires (Argentina)
22. Mamba Negra – Medellín (Colombia)
23. De Vie – Parigi (Francia)
24. Himkok – Oslo (Norvegia)
25. Argo – Hong Kong (Cina)
26. Danico – Parigi (Francia)
27. Dry Wave Cocktail Studio – Bangkok (Thailandia)
La manager guiderà le strategie di marketing e trade marketing dell’azienda produttrice dell’iconica Molinari Extra, accompagnandola in una nuova fase di crescita
Molinari rafforza la propria struttura manageriale. A fare il suo ingresso nell’azienda produttrice della Sambuca Extra è Marina Manfredi, scelta come nuova direttrice marketing. La manager, che vanta oltre 20 anni di esperienza nel marketing nel comparto dei beni di largo consumo, avrà la responsabilità delle attività di marketing e trade marketing di tutti i marchi del portafoglio Molinari, sia di proprietà sia in distribuzione. Nel nuovo ruolo, riporterà direttamente a Michele Mastrangelo, direttore generale di Molinari.
La nomina di Manfredi si inserisce nel percorso di rafforzamento di Molinari, con l’obiettivo di sostenere la crescita sui mercati nazionali e internazionali, consolidando il posizionamento premium dei suoi brand. Alla manager il compito di sviluppare una strategia di marketing integrata, coordinando iniziative commerciali, comunicazione e attività di marketing. Tra le priorità il consolidamento dell’immagine di Molinari e lo sviluppo del portafoglio attraverso l’innovazione e il lancio di nuovi prodotti.
Laureata in Scienze della Comunicazione, con un master in Marketing alla Ca’ Foscari di Venezia, Manfredi ha iniziato la sua carriera in Kellogg Italia, per poi proseguire in Colgate-Palmolive, dove ha costruito un percorso trasversale dal brand marketing al category management. Nel 2019 è entrata in Birra Peroni come brand director della Peroni Family, guidando il rilancio di Peroni e Peroni Nastro Azzurro e il lancio di Peroni Cruda e Peroni Nastro Azzurro Stile Capri. Un’esperienza di oltre due decenni che ora mette a disposizione di Molinari, per accompagnare l’azienda nella sua nuova fase di crescita.
«Molinari è lo storico marchio della Sambuca, fa parte del costume italiano e ha tutte le caratteristiche per essere sempre più rilevante per i consumatori di oggi – ha commentato Manfredi -. Lavoreremo insieme al team, al trade e ai nostri partner per rafforzare l’immagine del brand e continuare a portare innovazione nel portafoglio».
Già cotti e pretagliati, solo da scongelare e farcire, i bagel dell’azienda tedesca sono disponibili in diverse varianti e permettono di creare un’offerta varia e gustosa per ogni momento della giornata.
Per bar, caffè, pub e attività della ristorazione, oggi contano soprattutto rapidità, flessibilità e un’offerta accattivante. Quando il personale è ridotto e gli ospiti hanno esigenze diverse, servono prodotti semplici e versatili. Edna propone una soluzione pratica: i bagel, facili e veloci da preparare, personalizzabili con diversi ingredienti e adatti a ogni momento della giornata.
Un prodotto, tante possibilità
Dalla colazione dolce al pranzo sfizioso, fino allo snack tra un pasto e l’altro, i bagel Edna ampliano l’offerta con proposte versatili che danno nuovi impulsi al menu. Dal classico bagel alle varianti con semi di papavero e sesamo, dal bagel Bretzel al bagel High Protein e al gustoso bagel Salsa, sono numerose le possibilità per creare combinazioni originali e proposte sempre diverse.
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Un unico prodotto base permette così di realizzare pasti e snack personalizzati, ampliando il menu senza complicare i processi di preparazione.
I bagel già cotti e pretagliati offrono vantaggi concreti nella ristorazione professionale: vanno solo scongelati e farciti. Non è necessario utilizzare il forno, con un conseguente risparmio di tempo, energia e lavoro. Inoltre, non occorre tagliarli, riducendo ulteriormente i passaggi e i tempi di preparazione. Caratteristiche particolarmente utili nel servizio take-away e nei momenti di maggiore affluenza, quando è importante servire rapidamente e lavorare con la massima semplicità.
Colorati e di grande impatto
I bagel colorati attirano l’attenzione e donano un look moderno alla vetrina e al menu. Le loro tonalità vivaci creano accenti visivi e possono valorizzare la presentazione dell’offerta, anche sui social media. Sono ideali per promozioni stagionali, settimane a tema e combinazioni sia dolci sia salate.
Prodotti di tendenza come i bagel High Protein rappresentano inoltre un’opzione interessante per gli ospiti che prestano particolare attenzione all’apporto proteico della propria alimentazione.
Più scelta, meno lavoro
I bagel Edna permettono di rivolgersi a target diversi e di adattare facilmente l’offerta al momento della giornata, al concept e alla domanda. Farciture stagionali, combinazioni creative e varianti dolci contribuiscono a creare varietà e stimolano le vendite, senza richiedere un nuovo concept gastronomico o numerosi ingredienti aggiuntivi.
Scoprite la Bagel Family di Edna e create nuove possibilità per il vostro menu con un prodotto versatile, pratico e facile da gestire.
La prima edizione della competizione promossa da Disaronno ha visto trionfare Giorgio Facchinetti nella gara di flair e il giovane Ismal Sakil, di Casa Tobago, nella sfida di miscelazione
Una certezza e una scoperta: a vincere le due competizioni che componevano la Disaronno Cocktail Challenge, una dedicata al flair, l’altra alla miscelazione, sono stati rispettivamente Giorgio Facchinetti e Islam Sakil, portati in trionfo da amici e colleghi dopo la proclamazione al termine della giornata di gara che si è svolta da Tripstillery in Porta Nuova, a Milano.
Giorgio Facchinetti, vincitore della competizione flair
Flair: l’ultimo bacio di Giorgio Facchinetti
Giorgio Facchinetti, classe 1991, è un bartender di consolidata esperienza, già finalista in grandi competizioni internazionali di flair. La sua performance ha mostrato un elevato livello tecnico e un ottimo equilibrio tra creatività, presenza scenica e capacità di valorizzare Disaronno, ingrediente protagonista dell’intera giornata naturalmente. La giuria flair, composta da Riccardo Mastromatteo (giudice della WFA – World Flair Association), Tomek Malek (pluri-campione del mondo di Flair) e Alessia Bellafante (formatrice e bar manager) ha sentenziato sicura: punteggi elevati in tutti i criteri di valutazione, grande padronanza della tecnica e una spiccata capacità di trasformare il flair in un’esperienza scenica coerente con il brand. Il cocktail preparato da Facchinetti si chiama Last Kiss, presentato come “un ricordo romantico trasformato in miscelazione d’impatto; unisce Disaronno e rum a note fresche di lime, mango e al tocco amaricante del caffè, per un perfetto gioco di equilibri tra dolce, acido e amaro”. Giorgio ha avuto la meglio degli altri due concorrenti della sezione flair: Michele Fiscella e YaraFerraroli.
Islam Sakil di Casa Tobago (Milano), vincitore della competizione di mixology
Mixology: il talento venuto da lontano
È impazzito di gioia Islam Sakil, quando ha capito che il nome appena pronunciato era il suo: il giovane bartender di origini indiane, cresciuto a Palermo e oggi in forze a Casa Tobago a Milano, ha superato la concorrenza di altri 9 finalisti e ha vinto la competizione di mixology.
Nella prima fase della gara (che ha visto succedersi al banco i 10 finalisti e dalla quale sono usciti i cinque nomi passati poi alla fase 2) Sakil ha presentato e preparato il suo signature a base di Disaronno: Espressino, con 30 ml di Disaronno, 20 ml di estrazione in cold brew di caffè verde e cascara, 45 ml di estratto di arancia, rabarbaro, tintura al timut, acido citrico e acido malico e 15 ml di espresso, il tutto preparato in nitro (infusione di azoto per creare una consistenza vellutata e una schiuma molto compatta) e servito in una tazza da caffè.
Un momento della gara di mixology
La seconda fase aveva la classica formula della mistery box: i bartender rimasti in gara hanno dovuto improvvisare una ricetta a base di Disaronno con un paniere di ingredienti messi a loro disposizione nel laboratorio.
Sakil ha tironfato con Il mio, te, un richiamo a un tè marocchino, premiato dalla giuria per l’originalità della ricetta ela capacità di creare un buon equilibrio tra la morbidezza e le note mandorlate di Disaronno, la freschezza del limone e la complessità speziata di chiodi di garofano e macis.
Sul secondo gradino del podio è salito Fabio Moruzzi di Piano 35 (Torino), con !OGGI?, che combinava Disaronno e rye whiskey con le note intense e strutturate di una riduzione di Marsala.
Terzo posto per Federico Brancaleoni con il cocktail Willy Tonka, che ha unito Disaronno e Havana 3 alle sfumature morbide e speziate della fava tonka in sciroppo, bilanciate dalla freschezza del limone.
Consenso unanime tra i giurati: oltre a chi scrive per Bargiornale, in giuria mixology c’erano Alessia Bellafante, Mattia Pastori (bartender di fama e fondatore di Nonsolococktails, agenzia italiana di servizi integrati nel mondo del beverage con un focus specifico nella mixology), Giacomo Diamante (imprenditore e fondatore di ENJOY! Artigiani del Bere e del gruppo Quintana Esperienza Italiana, Senatore del Drink Team di Bargiornale) e Raffaele Bellomi (proprietario di Archivio e amaro a Verona e produttore di vermouth, membro del Drink Team di Bargiornale di quest’anno).
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Giorgio Facchinetti ritira il premio: ha vinto la gara di flair della Disaronno Cocktail Challenge
Islam Sakil con il maxi assegno del vincitore della competizione di mixology
Il secondo classificato Fabio Moruzzi
Il terzo classificato Federico Brancaleoni
«Bartending italiano, un panorama ricco e dinamico»
«Con la Disaronno Cocktail Challenge abbiamo voluto trasformare il nostro legame con il mondo della mixology in un’opportunità concreta per chi ne fa parte ogni giorno. Per noi significa non soltanto essere presenti nei momenti più importanti del settore, ma contribuire a creare nuove occasioni di confronto e visibilità. Questa prima edizione ci ha permesso di incontrare professionisti con percorsi, esperienze e approcci molto diversi tra loro, confermandoci quanto sia ricco e dinamico il panorama del bartending italiano. È un dialogo che vogliamo continuare a coltivare nel tempo», ha commentato Guido Chichierchia, Marketing e Trade Marketing Director di Disaronno.
L’11 e 12 ottobre al Combo Milano la terza edizione del summit italiano dedicato al caffè. Il 12 ottobre la giornata è riservata a professionisti del settore e del fuori casa, con un programma di formazione, talk e incontri sulla filiera
Il mondo del caffè è in una fase di grande fermento: nuove abitudini di consumo, crescente attenzione alla qualità, evoluzione dello specialty coffee e contaminazioni con il beverage stanno ampliando il perimetro di un settore sempre più articolato e dinamico. È in questo scenario che torna WeCoffee Club, il summit italiano dedicato al mondo del caffè, in programma domenica 11 e lunedì 12 ottobre negli spazi di Combo Milano. Organizzato da Gianni Tratzi, consulente per il settore, Q-Grader e fondatore di Mezzatazza, e Chiara Buzzi, esperta di comunicazione e imprenditrice nella ristorazione, insieme a Gruppo Rita, l’evento si propone come un momento di incontro, formazione e networking per i protagonisti della filiera.
Fotografare lo stato dell’arte del comparto caffè e bevande è l’obiettivo dell’evento, anche quest’anno articolato su due giornate rivolte a due pubblici diversi. Domenica 11 ottobre è infatti dedicata al grande pubblico, con specialty brunch, degustazioni e laboratori e workshop sensoriali pensati per consumatori, appassionati e famiglie. In serata, l’aperitivo vedrà protagonista Dan Fellows, pluricampione mondiale di Coffee in Good Spirits, che firmerà una carta di drink dedicata al caffè in miscelazione.
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Lunedì 12 ottobresarà invece il cuore professionale di WeCoffee Club, con un programma di talk, interviste e momenti di formazione pensato per operatori, torrefattori, baristi, aziende e professionisti della ristorazione, che avranno come protagonisti personaggi di primo piano italiani e internazionali della coffee industry e della ristorazione.
Gli appuntamenti in programma
Tra gli appuntamenti della mattina, il talk moderato da Tratzi con Michele Antonio Fino, docente di Fondamenti del diritto europeo all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, e Andrea Coccia, direttore R&D di Cimbali Group, dedicato alla filiera e al mercato del caffè (ore 11). A seguire, un confronto sul ruolo del caffè nella ristorazione contemporanea con Diego Rossi, chef e titolare di Trippa a Milano, Maurizio Valli, fondatore di Bugan Coffee Lab di Bergamo, e Massimo Raugi, director of hospitality operations di Cannavacciuolo Group (ore 12). A chiudere la mattinata sarà Alberto Grandi, professore di storia della gastronomia e autore di diversi libri sul tema, con una riflessione sul caffè oggi (ore 13.15).
Il programma del pomeriggio si apre con un confronto sullo stato dell’arte dello specialty coffee in Italia, con Pasquale Polito, fondatore di Forno Brisa di Bologna, Vincenzo Capacchione di Filtro Salerno, Luciano Sbraga, vicedirettore di Fipe, e Francesco Sanapo, fondatore di Ditta Artigianale (ore 14.30).
Alle 15.30 sarà invece la volta di Luigi Mazzer, vicepresidente Mazzer, Carlos Cantone, Global Business Representative di Slayer, ed Eugenia Pronzati, fondatrice di The Blue Corner Media. Al centro dell’incontro, le opportunità offerte dai nuovi spazi diurni, dal brunch al caffè, dalla colazione all’aperitivo, dal coworking agli aperitivi analcolici, per ripensare e rilanciare il bar in Italia.
A chiudere il programma dei talk sarà Jordi Mestre, che racconterà l’esperienza di Nomad Coffee, la torrefazione e catena di caffetterie da lui fondata, oggi tra le realtà più note ed estese d’Europa.
Le masterclass per i professionisti
A completare il programma formativo, una sessione di masterclass tecniche dedicate a baristi, bartender e torrefattori. Si comincia alle 11 con una sessione dedicata alla macinatura, insieme a Luigi Matteo Campeotto, store manager di Caffè Cannaregio, e Benedetta Mazza, head barista di Caffè Cannaregio, in collaborazione con il team di Mazzer, sponsor e grinder partner dell’evento.
Alle 12, un approfondimento tecnico sulle macchine da caffè Slayer, marchio americano di Gruppo Cimbali e main sponsor dell’evento, per scoprire le funzionalità messe a disposizione nell’estrazione degli specialty coffee.
Alle 14.30 sarà la volta di Francesco Assenza, titolare insieme al padre, il maestro pasticcere Corrado Assenza, del pluripremiato Caffè Sicilia di Noto, che racconterà l’idea di ospitalità del locale, simbolo dell’arte dolciaria siciliana.
Chiude il percorso tecnico la masterclass dedicata al caffè dalla piantagione alla tazza, attraverso il racconto dell’importatore Mae Coffee Liaison, green coffee & sensory partner del summit.
Altro elemento centrale della manifestazione, l’area espositiva, pensata per offrire agli operatori una panoramica sulle diverse anime che oggi compongono il mondo del caffè. Saranno presenti diverse torrefazioni specialty, tra le quali Aliena, Forno Brisa, Nowhere Coffee Roasters, Bugan Coffee Lab, Ditta Artigianale Santaromero, Nudo Artisan Coffee, Giovannacci, La Sosta Specialty Coffee e Garage Coffee Bros, insieme a Ruvido, produttore indipendente di cioccolato bean to bar. Nell’area dedicata alle attrezzature saranno presenti Marco Beverage e Aeropress.
Come partecipare
WeCoffee Club 2026 si svolge domenica 11 e lunedì 12 ottobre a Combo Milano, in Ripa di Porta Ticinese, 83. Emtra,be le giornate sono a ingresso libero, previs registrazione sul sito dell’evento.
Un cocktail per raccontare tre storie: quella del bartender, quella del suo locale e quella del territorio da cui proviene. È la sfida lanciata dal nuovo concorso del marchio di rum dominicano, che mette Brugal 1888 al centro della scena. Per partecipare c’è tempo fino al 15 novembre 2026. Per il vincitore un vaggio a Puerto Plata
Quanto può raccontare un cocktail di chi lo crea? Della sua personalità, certo, ma anche del locale in cui lavora e del territorio che porta con sé. È proprio da queste tre storie, bartender, locale e territorio, che prende forma la sfida di The Brugal Rum Master Competition, il cocktail contest firmato da Brugal, storico brand dominicano di rum distribuito in Italia da Velier.
Al centro della competizione c’è Brugal 1888, la referenza premium che celebra l’anno di fondazione della distilleria di Puerto Plata. Un rum caratterizzato da un doppio invecchiamento, prima in botti di quercia bianca americana ex bourbon, poi in botti di quercia rossa europea che hanno precedentemente contenuto sherry, e dal profilo complesso, dove note morbide e vanigliate incontrano sfumature più profonde e speziate. I bartender dovranno interpretarlo attraverso una creazione altamente personale, che ne valorizzi le caratteristiche, ma raccontando qualcosa di sé e del proprio mondo.
La sfida consiste infatti nel creare un cocktail originale capace di raccontare tre identità in un solo bicchiere: quella di chi lo firma, quella del locale dove lavora e quella del territorio di provenienza. Ingredienti locali, tradizioni gastronomiche, prodotti e riferimenti culturali diventano quindi parte della ricetta e della sua narrazione. Attenzione, però: Brugal 1888 deve restare il protagonista assoluto del drink, presente in una quantità minima di 45 ml.
Come partecipare alla The Brugal Rum Master Competition
Per partecipare alla gara, aperta a tutti i bartender residenti in Italia e legati a un locale per tutta la durata del contest, occorre iscriversi sul sito di The Brugal Rum Master Competition, entro il 15 novembre, compilando l’apposito form con i propri dati personali e inserendo la ricetta completa del drink (ingredienti, dosi, tecnica preparazione, bicchiere di servizio). La ricetta, che deve contenere obbligatoriamente 45 ml di Brugal 1888, deve essere accompagnata da una descrizione del cocktail e della sua ispirazione.
Le tappe del concorso
Una giuria selezionerà le 30 migliori ricette e i loro autori accederanno alle semifinali che si terranno a Milano per l’area Nord, a Firenze per l’area Centro e a Roma per l’area Sud. A completare la rosa dei semifinalisti altri3 bartender che saranno decretati dal voto del pubblico nei locali, tramite un Qr code presente nella drink list. I tre vincitori delle tappe locali si contenderanno il titolo nella finale del concorso, in programma a Milano a marzo 2027.
In palio per il vincitoreun viaggio formativo per due persone a Puerto Plata: quattro giorni di esperienza immersiva nell’universo del marchio, tra distilleria, cantine di invecchiamento e luoghi storici della famiglia Brugal.
Tutti i semifinalisti, inoltre, riceveranno il kit ufficiale della competizione, mentre i tre vincitori delle semifinali riceveranno le bottiglie dellaBrugal Colección Visionaria.
Nel video Franco Ponti presenta la piattaforma KegleVIP: guarda e iscriviti per conquistare esclusivi reward
Una piattaforma nata per accompagnare bartender e locali in un percorso di crescita, visibilità e coinvolgimento. KegleVIP è uno spazio utile, interessante e fuori dagli schemi che dà ai professionisti del bar degli strumenti e dei contenuti importanti per il loro lavoro, pur non essendo strettamente tecnici.
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Stillabunt richiama un termine latino utilizzato per descrivere una “piccola goccia”, simile a una lacrima, piccola quanto miracolosa. Con questo nome, Orsadrinks ha voluto raccontare il concetto alla base del brand: bastano poche semplici gocce dei suoi prodotti per raggiungere un’esplosione di meraviglia.
Il primo prodotto che è stato lanciato è il Magic Velvet, un innovativo estratto naturale creato per realizzare una spuma vellutata sui cocktail. Si tratta di un foamer realizzato con estratti naturali, 100% vegano e gluten free. La sua creazione parte dall’idea di sostituire l’utilizzo del bianco d’uovo, con costi inferiori e un’elevata sicurezza. Poche gocce di Magic Velvet permettono, infatti, di creare una schiuma setosa e pura, senza alterare il gusto del drink.
Un tocco di magia alle creazioni dei bartender
La gamma Stillabunt comprende numerosi prodotti pensati per aggiungere un tocco di magia alle creazioni dei bartender. Una menzione speciale va aSupersour, il prodotto più recente, pensato per il mondo della mixology d’alta gamma. Tecnicamente, Supersour è un blend di sali e acidi, creato come esaltatore di acidità. Può essere usato concentrato in gocce, come tocco finale nei cocktail, per un boost di acidità. In alternativa, può essere utilizzato diluito per sostituire il succo di limone o lime quando la consistenza degli agrumi freschi non è necessaria, oppure per la preparazione di super juices.
La nota amaricante che eleva l’esperienza
La linea comprende inoltre un’interessante gamma di Bitters analcolici, miscele aromatiche naturali per aggiungere un tocco sorprendente alle creazioni dei bartender.
Come suggerisce il nome, i bitters conferiscono una nota amaricante che aggiunge complessità e profondità ai cocktail, esaltandone le caratteristiche e creando un’esperienza di consumo ancora più interessante. La selezione di Bitter 100% alcohol-free spazia da note classiche a sentori unici e particolari: ogni gusto è pensato per elevare l’arte della mixology, offrendo una versatile tavolozza di sapori che possono trasformare qualsiasi drink in un’esperienza straordinaria.