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Beefeater 0.0% con i Jamiroquai per raccontare un nuovo modo di vivere la socialità
BEEFEATER 0.0% Jamiroquai
Dalla collaborazione tra la versione analcolica del celebre London dry e la band inglese nasce una reinterpretazione del videoclip Virtual Insanity, al centro della nuova campagna che promuove la moderazione senza rinunciare a vivere appieno ogni momento

Vivere pienamente i momenti di socialità anche scegliendo di moderare il consumo di alcol: è questo il messaggio alla base della nuova campagna Get More with Beefeater 0.0 di Beefeater 0.0%, la versione analcolica del pluripremiato London dry gin (leggi Beefeater lancia la versione zero alcol). Per raccontarlo, il brand ha scelto un partner d’eccezione, i Jamiroquai: una collaborazione che ha dato vita a una reinterpretazione di Virtual Insanity, l’iconico videoclip pubblicato trent’anni fa dalla band inglese.

Pensata per il mondo social, la campagna utilizza musica, movimento e riferimenti visivi per creare un contenuto pensato per essere reinterpretato e condiviso. Un linguaggio coerente con una cultura urbana dinamica, in cui i momenti di socialità si costruiscono attraverso esperienze e interazioni diverse.

Nel nuovo video, Jay Kay, il frontman del gruppo, torna nella celebre stanza in movimento che ha reso immortale il videoclip originale. Questa volta, però, il racconto prosegue oltre quell’ambiente, attraversando nuovi scenari che danno forma al concept della campagna: la moderazione non come rinuncia, ma come possibilità di vivere più momenti e cogliere nuove occasioni di socialità.

Tutto parte dalla famosa scena in cui Jay Kay scivola nella stanza verso la telecamera con la mano tesa verso qualcosa, diventata negli anni una delle sequenze più imitate e condivise della cultura pop. Dopo trent’anni, il nuovo video svela in chiave ironica quale fosse l’oggetto che il cantante cercava di raggiungere: Beefeater 0.0%. È proprio questo il momento che dà il via al nuovo viaggio del frontman dei Jamiroquai, con Beefeater 0.0% che diventa l’elemento capace di aprire nuove stanze, nuove possibilità e nuove esperienze, in linea con il messaggio Get More With 0.0.

Raccontare un nuovo modo di consumare

La collaborazione con i Jamiroquai si inserisce in un contesto di cambiamento delle abitudini di consumo, sempre più orientate verso un approccio equilibrato e verso una maggiore attenzione alle diverse modalità di vivere i momenti di socialità, anche attraverso la scelta di alternative analcoliche. Il concept richiama anche il fenomeno dello “zebra striping”, ovvero l’abitudine di alternare bevande alcoliche e analcoliche durante la stessa serata per moderare il consumo di alcol senza rinunciare all’esperienza.

In questo scenario si inserisce Beefeater 0.0%, che porta nel mondo della miscelazione una proposta analcolica ispirata al profilo del celebre London dry con l’iconico guardiano della torre. Con le sue note di ginepro e agrumi, può essere servito con acqua tonica oppure utilizzato come base alternativa per reinterpretare i grandi classici della cocktail culture.

«Beefeater 0.0% vuole incoraggiare i consumatori a godersi appieno ogni momento e a gustare un’ottima bevanda analcolica per ogni occasione – ha dichiarato Francesco Ottaviano, VP Marketing Gins & Aperitivi di Pernod Ricard, gruppo del quale Beefeater è parte –. La collaborazione con i Jamiroquai e la rivisitazione di un video musicale così iconico celebrano una nuova visione della vita urbana, in cui il concetto di moderazione non significa perdersi qualcosa, ma ottenere di più».

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Shock in Diageo Italia: licenziamento per il 75% dei dipendenti
Il colosso britannico del beverage ha comunicato 96 licenziamenti nella sede italiana, che oggi conta 127 dipendenti. Per i sindacati è una «chiara volontà di uscire dal mercato italiano»

Un taglio drastico della forza lavoro italiana: circa il 75% dei dipendenti di Diageo in Italia rischia il posto. Sono 96 su 127, per la precisione, i dipendenti oggetto della procedura di mobilità aperta dalla società il 13 luglio, quando, cioè, il colosso del beverage ha comunicato alle rappresentanze sindacali aziendali e alla segreteria territoriale della UILA l’intenzione di procedere alla “riorganizzazione” delle attività.

Un taglio superiore alle attese

Solo qualche giorno fa l’agenzia di stampa Reuters aveva dato notizia di tagli in previsione in diversi team del gruppo dell’ordine del 20-30% degli organici, in conseguenza del piano globale di ristrutturazione avviato dal nuovo amministratore delegato Sir Dave Lewis, entrato nel ruolo a gennaio scorso e soprannominato dalla stampa britannica “Drastic Dave” per via della reputazione che il top manager si è costruito a suon di tagli in altri grandi gruppi industriali. Il taglio italiano, come detto, sarebbe di gran lunga superiore.

La svolta dopo i piani di investimento e crescita

Una mossa che assomiglia moltissimo a un azzeramento della presenza in Italia della multinazionale britannica – proprietaria di marchi come Guinness, Tanqueray, Baileys, Smirnoff, Gordon’s, Venturo solo per citarne alcuni – almeno dal punto di vista del presidio occupazionale, e che ha del clamoroso se si pensa che solo un anno fa la società aveva aperto molte posizioni, aveva assunto di recente del personale e si preparava a tornare a investire con vigore sul mercato italiano. «Una decina di persone coinvolte nel piano di licenziamento è ancora in periodo di prova – spiega a Bargiornale Alberto Donferri, segretario generale UILA Lombardia -. Lavoratori che confidavano nei piani di sviluppo dell’azienda. Invece raccontiamo un’altra storia: di fatto questo passaggio rappresenta l’uscita dal mercato italiano. Per noi non è accettabile che una multinazionale che continua a registrare importanti risultati economici nel nostro Paese consideri l’Italia solo come un bancomat da prosciugare e poi abbandonare. Dopo aver smantellato la produzione a Santa Vittoria d’Alba con la cessione a NewPrinces e spostato le sedi come pedine (il riferimento è al trasferimento dello scorso anno da Torino a Milano, ndr), oggi Diageo pretende di buttare sulla strada 96 famiglie su 127 a Milano per delocalizzare dove il lavoro costa meno».

Fuori entro fine ottobre

Il piano prevede di procedere con i licenziamenti entro la fine di ottobre. «I tentativi aziendali di presentare piani sociali di facciata, per ammorbidire l’uscita dei dipendenti, sono stati giudicati insufficienti e bocciati dalle assemblee dei lavoratori», spiega ancora il sindacato. Che ora guarda al prossimo incontro, previsto in Assolombarda il 29 luglio, con la speranza in un cambio di registro.

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Si avvicina l’appuntamento con il Roma Bar Show 2026
Roma Bar Show 2026
l 14 e 15 settembre a La Nuvola torna l’appuntamento con la manifestazione dedicata alla miscelazione e all’industria beverage. Ad attendere i visitatori i grandi protagonisti della mixology internazionale, una nuova area dedicata al No & Low Alcohol e un programma di formazione sempre più ampio, tra tecnica, cultura del bere e competenze manageriali

Fervono i preparativi per la nuova edizione del Roma Bar Show, la manifestazione internazionale dedicata al mondo della miscelazione e dell’industria beverage. L’appuntamento è per il 14 e 15 settembre nella cornice de La Nuvola, all’Eur, una nuova e prestigiosa location che offre spazi più ampi e funzionali a espositori, operatori del settore e pubblico.

La nuova edizione, la sesta, segna un nuovo capitolo nella crescita dell’evento, sempre più orientato all’internazionalizzazione e allo sviluppo del settoreCentinaia gli espositori e buyer provenienti da oltre 30 Paesi attesi alla due giorni romana, confermando la manifestazione come occasione privilegiata di confronto, networking e aggiornamento professionale, offrendo ai visitatori strumenti concreti per fare business e per comprendere e intercettare le tendenze del mercato.

Debutta l’area No & Low Alcohol

E a proposito di tendenze, tra le principali novità di quest’anno il debutto di Future Drinking, un’area interamente dedicata al mondo No & Low Alcohol, un segmento che continua a registrare una crescita costante e che rappresenta una delle principali direttrici di sviluppo del mercato beverage. Lo spazio offrirà degustazioni, prodotti e contenuti dedicati agli operatori interessati a intercettare nuovi stili di consumo e ampliare la propria offerta.

Tornano inoltre due dei format più apprezzati della manifestazione: il Mexican Village, dedicato alla cultura e ai distillati messicani, e l’Educational Program, cuore della proposta formativa del Roma Bar Show.

I big del bartending internazionale

Auditorium, Tasting Room, Academy, saranno gli epicentri della formazione tecnica della manifestazione, con un ricco calendario di masterclass, seminari e incontri con alcuni dei nomi più influenti della mixology internazionale. A salire in cattedra professionisti che sstanno ridefinendo la cultura del bere contemporaneo, che racconteranno non solo le loro creazioni, ma la visione imprenditoriale, il pensiero e la ricerca che hanno reso i loro locali punti di riferimento a livello globale.

Tra gli ospiti figurano Faye Chen del pluripremiato Double Chicken Please di New York, dove ogni drink nasce dall’ispirazione dal mondo della cucina, Jonathan Gabbay dell’Argo di Hong Kong, Marco Corallo del Saikindō di Abu Dhabi, Alex Frezza de L’Antiquario di Napoli, e numerosi altri protagonisti del bartending mondiale.

Spazio alla formazione manageriale

Anche l’offerta formativa riflette l’evoluzione del Roma Bar Show verso un format sempre più orientato al business. Se da un lato resta centrale l’aggiornamento tecnico, dall’altro cresce l’attenzione verso le competenze imprenditoriali e manageriali, oggi indispensabili per i professionisti del settore. Nasce in quest’ottica la Business Room, altra grande novità di quest’anno: un percorso formativo dedicato ai professionisti che vogliono ampliare le proprie competenze oltre il bancone con un programma di seminari su leadership, management, gestione economica, sviluppo di format e costruzione di brand, analisi dei dati e nuove opportunità di carriera, dalla produzione alla distribuzione.

Business e networking

A completare il taglio sempre più business-oriented della manifestazione è il rafforzamento del Buyer Program, il programma di incoming internazionale, sviluppato in collaborazione con Ice – Agenzia e Fiere di Parma, che punta a favorire l’incontro tra espositori, importatori, distributori e decision maker del canale on-trade. A supporto del programma una nuova app pensata per consentire a espositori e operatori di consultare i profili dei partecipanti, inviare richieste di incontro e programmare gli appuntamenti B2B prima e durante la manifestazione.

Come da tradizione, Roma Bar Show si estenderà anche oltre gli spazi espositivi grazie a un ricco calendario di eventifuori salone”, tra degustazioni, guest shift, incontri con ospiti internazionali e appuntamenti diffusi nei cocktail bar della città.

 

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Aperitivo 2.0 – The NoLo Challenge by Mionetto debutta ad Amalfi: l’aperitivo riparte da zero (o quasi)
Mionetto apertura
Christian Parisi e Gerardo Manzo si aggiudicano la prima tappa del contest di Mionetto e Bargiornale, che sfida i bartender a creare cocktail sparkling per l’aperitivo no o low alcohol, e staccano il pass per la finale di Valdobbiadene. Prossimo appuntamento l’8 settembre a Roma: il form per iscriversi è già disponibile

Debutta ad Amalfi la prima edizione di Aperitivo 2.0 – The NoLo Challenge by Mionetto, la competition dedicata alla mixology no e low alcohol lanciata da Mionetto in collaborazione con Bargiornale. Nella suggestiva terrazza panoramica con vista a 360 gradi sul paesaggio della Divina Costiera dell’Hotel Riviera Marina, sette bartender si sono confrontati sul tema del nuovo aperitivo contemporaneo, dando vita a cocktail analcolici e a basso tenore alcolico avendo a disposizione come ingrediente protagonista Mionetto 0.0% Alcohol Free.

La prima delle tre tappe della competizione ha restituito una fotografia chiara di come il segmento NoLo stia evolvendo nei cocktail bar italiani. Se non sono mancati i richiami ai grandi classici dell’aperitivo, come il Paloma o l’Americano, a distinguersi sono state soprattutto le creazioni originali, costruite attorno a ingredienti homemade, fermentazioni, cordiali e botaniche capaci di esaltare la personalità del prodotto di punta.

Tra le proposte, About Me di Enrico Cinque (Aldo’s bar presso Le Sireneuse, Positano) ha raccontato il Mediterraneo attraverso le note di pesca e timo. Andrea Dipino (Masaniello Art Café, Amalfi) con Summer Paloma ha invece reinterpretato il Paloma con tequila analcolica e un cordiale di pesca, basilico e limone, mentre Rosetello Sparkling di Michele Laurino (Terrazza Le Mimose, Tito (PZ)) ha puntato su un equilibrio tra fragola, pesca e le note agrumate delle bucce dei limoni di Amalfi. Infine, Fabio Sorrentino (La Crestarella di Pagani) con Tredicesimo, ha realizzato una rilettura dell’Americano costruita sull’incontro tra bitter rosso, bitter bianco e un vermouth bianco in infusione al caffè, arancia e cacao, completato dal top di Mionetto 0.0% Alcohol Free.

NoLo: una nuova forma di mixology

Ogni bartender ha declinato il tema in maniera personale, dimostrando come il NoLo non rappresenti più un semplice sostituto dei cocktail tradizionali, ma un linguaggio autonomo della miscelazione. «Come prima serata della prima edizione di questa challenge siamo rimasti molto sorpresi – spiega Vincenzo Pagliara, titolare di Ritorno al Bar di Acerra (Na), pluripremiato bartender e ambasciatore scelto da Mionetto per il contest -. Il livello dei bartender è stato molto alto e le proposte hanno interpretato perfettamente il concept NoLo. Significa che questi professionisti hanno già una buona dimestichezza nell’utilizzo di prodotti analcolici o a basso contenuto alcolico nei loro locali, in linea con quello che oggi richiede il mercato. La cosa che mi ha colpito maggiormente è stata la capacità di valorizzare Mionetto Sparkling 0.0% Alchol Free in modi completamente diversi, ogni concorrente, in base alla propria esperienza e sensibilità, ne ha interpretato le caratteristiche con un differente profilo aromatico, dimostrando quanto questo prodotto possa essere versatile».

Christian Parisi e Gerardo Manzo si aggiudicano la tappa

Al termine della serata la giuria ha premiato, a pari merito, Christian Parisi, bartender presso Le Tavernelle Bar Paestum a Paestum e Gerardo Manzo, bartender del Moonlight Bar presso l’Hotel Pietra di Luna a Maiori, entrambi giovanissimi, che accederanno alla finalissima.

Con Partendo da Zero, Christian Parisi ha costruito un cocktail incentrato sull’equilibrio tra Amaro Lucano 0.0%, un cordiale homemade di mela verde, miele millefiori e camomilla e Mionetto 0.0% Alcohol Free. «L’idea era proprio quella di partire da zero, dimostrando che anche senza alcol si può creare un aperitivo completo, fresco e ricco di sfumature aromatiche».

Più personale l’ispirazione di Gerardo Manzo, che con Summer Breeze ha trasformato un ricordo familiare in un cocktail. «Mia sorella ama il mango e sono partito proprio da questa sua passione. Ho costruito il drink con cantalupo macerato al lime, una spuma di mango fresco, Mionetto 0.0% Alcohol Free e una grattata di fava Tonka per dare maggiore profondità aromatica».

La giuria ha, inoltre, assegnato una menzione speciale, prevista esclusivamente per questa edizione della challenge, a Gianni Amato per la capacità di valorizzare l’ingrediente protagonista. Il suo Mionetto Amalfi 0.0, giocato sulle note di pompelmo rosa, fiore di sambuco e limone, ha convinto per pulizia gustativa ed equilibrio. «Ho cercato – racconta il bartender – di mettere al centro il prodotto, costruendo un drink essenziale ma capace di esaltarne tutte le caratteristiche».

Per Fabio Boldini, direttore vendite e marketing Italia di Mionetto, il valore della competizione va oltre la semplice sfida tra bartender. «Forse dovremmo smettere di pensare al NoLo come a qualcosa che sostituisce l’alcol. È una nuova forma di mixology, con regole e possibilità proprie. I cocktail che mi hanno colpito di più non erano reinterpretazioni di grandi classici, ma creazioni inedite, nate per valorizzare ingredienti e profili aromatici differenti. È questa la direzione che rende il NoLo così interessante».

Le prossime tappe

Dopo il debutto di Amalfi, la competizione proseguirà con la seconda tappa in programma l’8 settembre a Roma e la terza il 23 settembre a Milano. I due finalisti selezionati in ciascuna tappa si sfideranno nella finalissima del 5 ottobre presso la cantina Mionetto di Valdobbiadene (Treviso), dove saranno proclamati i tre migliori drink della prima edizione di Aperitivo 2.0 – The NoLo Challenge by Mionetto. Il form per le invio delle ricette per partecipare alle prossime tappe è disponibile qui sotto.

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Gin.Ghiale, un distillato di Maremma
Gin.Ghiale
Erbe, fiori, bacche e radici raccolte a mano tra i boschi dell’Alta Maremma toscana danno vita a un London dry gin che racchiude l’identità di un territorio. A settembre arriva la versione “al Mare”, che racconta la Maremma costiera

Lo spirito della Maremma in versione London dry gin. È Gin.Ghiale, nato lo scorso autunno ad opera di Marco Tomberli e Matteo Guarnieri, rispettivamente, cuoco e titolare del ristorante Il Baracchino di Tirli, piccolo borgo in provincia di Grosseto.

Un progetto che punta a raccontare il territorio attraverso i suoi profumi e le sue essenze. Il distillato nasce infatti da una selezione di erbe, bacche, fiori e foglie dei boschi e della macchia mediterranea dell’Alta maremma toscana, trasformando in gin il patrimonio botanico che circonda il borgo. È lo stesso Marco Tomberli a raccogliere manualmente le botaniche lungo i sentieri di Tirli, un lavoro di selezione e raccolta che segue il ritmo delle stagioni. Si parte dal mirto in fiore di giugno, per proseguire con i fiori di achillea millefoglie, iperico perforato e angelica montana presenti fino a piena estate, per arrivare alle infiorescenze di finocchietto selvatico di fine agosto e concludere con ginepro e castagno di inizio autunno.

La lavorazione e distillazione delle botaniche è stata affidata alle sapienti mani della maestra distillatrice Priscilla Occhipinti della Distilleria Nannoni, pluripremiata realtà artigianale di Paganico, altro piccolo borgo della Maremma grossetana.

Anche il nome è un omaggio al territorio. Gin.Ghiale (alc 42% in vol) nasce infatti da un gioco di parole che richiama il cinghiale, animale simbolo della Maremma e rappresentazione di una terra dal carattere forte e autentico.

In arrivo il gin della Maremma costiera

Giunto oggi alla terza release, il London dry maremmano ha superato le 2.000 bottiglie prodotte e, soprattutto, comincia a riscuotere i primi consensi a livello internazionale. È stato infatti premiato con la medaglia d’argento ai World Gin Awards 2026, tra i più autorevoli concorsi di categoria a livello mondiale. La giuria ne ha apprezzato il profilo aromatico, descrivendolo come una «miscela delicata di ginepro e note floreali», caratterizzato da un elegante ingresso dolce al palato, con sentori di ginepro e fiori bianchi, seguiti da sfumature di coriandolo e spezie.

Un riconoscimento che rappresenta un ottimo viatico per lo sviluppo del progetto. Se il London dry interpreta la Maremma dei boschi e della macchia mediterranea, il marchio è già pronto a raccontare un’altra sfaccettatura del territorio. A settembre debutterà infatti Gin.Ghiale al Mare, distilled gin realizzato con botaniche spontanee raccolte nella pineta che si estende tra Castiglione della Pescaia e Marina di Grosseto. Una nuova etichetta che porterà nel bicchiere profumi e suggestioni della Maremma costiera.

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Bevande protagoniste della pausa idratazione ai Mondiali di Calcio Fifa 2026
Coca-Cola con Powerade e Hydro Active, AB-InBev con birra Michelob Ultra Zero e Diageo con cinque premium spirit, sono stati gli Official Sponsor Beverage dei Mondiali di Calcio Fifa 2026.

Per la 23.ma edizione dei Mondiali di Calcio Fifa 2026 è stata introdotta, in via sperimentale, la pausa idratazione o hydration break della durata di 3 minuti, una ogni 22 minuti per tempo di gioco.
La decisione è stata presa a causa delle alte temperature attese durante le gare diurne delle 104 partite organizzate per le 48 squadre di calcio partecipanti, dal 11 giugno al 19 luglio scorso, negli stadi di sedici città di Stati Uniti, Canada e Messico.
Una preziosa attenzione per la salute dei giocatori in campo, visto anche il numero più elevato di partite (104) da giocare in questa edizione che hanno fruttato anche il record di 172 gol segnati.
Un torneo che ha visto i giocatori delle quattro squadre finaliste (Spagna, Argentina, Inghilterra) arrivare quasi tutti stremati al termine dell’impegno sportivo.

A somiglianza del Time Out già adottato dai tornei di basket, le pause Hydration Break sono state anche un’ottima occasione di marketing per i vari sponsor di bevande che hanno potuto intervenire con appositi spot pubblicitari con nuovi prodotti, confezioni speciali per l’evento e concorsi dedicati, dalle bibite e sport drink di The Coca-Cola Company, alle birre no alcohol di AB-InBev, ai cocktail dopopartita di Diageo.

Già presente con Zero Sugar, Coca-Cola ha aumentato gli sport drink Powerade con la versione Hydro Active

Da 50 anni partner della Fifa World Cup, Coca-Cola Co. è stata presente ai Mondiali di Calcio 2026 con confezioni speciali di Coca-Cola Original Taste (classica) e Coca-Cola Zero Sugar, nelle più diverse confezioni, dalle lattine 33 cl alle bottiglie in Pet da 50 e 150 cl.
Promozioni e concorsi hanno visto impegnati come testimonial alcuni campioni dello sport e del mondo musicale, dal cantautore colombiano J. Balvin alla sensuale cantautrice americana hip-hop Amber Mark, all’eclettico chitarrista statunitense Steve Vai, al batterista pop americano Travis Baker.
Oltre alle confezioni di acqua minerale, prodotto protagonista della pausa idratazione è indubbiamente stato lo sport drink Powerade, quattro gusti di bevanda isotonica composta da acqua, sali minerali (sodio, potassio, magnesio, calcio) e zuccheri semplici (fruttosio, destrosio), acido citrico e aromi di frutta, confezionata in bottiglie Pet da 500 ml con tappo sport richiudibile.
Testimonial due calciatori attaccanti come il giovanissimo spagnolo (Barcellona) Lamin Yamal e il brasiliano (Real Madrid) Rodrygo Goes.
Alla tradizionale gamma di quattro gusti, si è aggiunta la novità Powerade Hydro Active nei gusti Peach Apple e Lemon Lime, zero zuccheri, senza coloranti e con aggiunta di vitamine del gruppo B.

AB-InBev ha lanciato birra Michelob Ultra Zero e la promozione internazionale Cheers To Bars

Già Official Beer dei Mondiali di Calcio Fifa con birra Michelob Ultra, AB-InBev ha rilanciato con nuove confezioni di Budweiser, Michelob Ultra e Stella Artois, ma soprattutto ha presentato la specialità no alcohol Michelob Ultra Zero, che si è aggiunta a Michelob Ultra che nasce in America già “leggera” come superior lager light beer (4,5% alc), con poche calorie e carboidrati.
Per lo spot The Superior Match per Michelob Ultra sono stati chiamati come testimonial due campioni come l’attaccante argentino Lionel Messi (Inter Miami) e quello statunitense Christian Pulisic (Milan). Come testimonial di Stella Artois invece sono stati coinvolti l’ex campione inglese David Beckham (presidente Inter Miami) e l’attore-regista statunutense Billy Bob Thornton.
Inoltre AB-InBev ha lanciato nei Paesi coinvolti dall’evento internazionale Cheers To Bars, organizzando ben 200mila watch party in 40 Paesi per celebrare il bar come luogo di incontro e socializzazione intorno ad eventi sportivi.
Oltre alle birre, AB-InBev è stata presente ai Mondiali di Calcio anche con Nütrl Vodka Seltzer, una larga gamma di ready to drink (4,5% alc) in lattina 10 oz che miscelano alla vodka i più diversi succhi di frutta, a partire da limone, arancia e mirtilli rossi.

Diageo ha puntato sui cocktail dopopartita con cinque premium spirit

Sponsor Official Spirits, Diageo ha selezionato dal suo ricco catalogo cinque marchi di premium spirit per creare i più diversi cocktail dopopartita, come le messicane Tequila Don Julio e Tequila Casamigos. gli Scottish Whisky Buchanan’s e Johnnie Walker e la russa Smirnoff Vodka, con una serie di attivazioni nelle sedici città coinvolte nel Mondiale come l’originale Sfida Casamigos tra Team Classic Tequila e Team Spicy Margarita.

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Limonata Zero, la nuova nata di Bibite Sanpellegrino
Bibite Sanpellegrino limonata Zero
È a base di limoni 100% siciliani la nuova referenza che amplia la gamma di bibite senza zucccheri aggiunti del marchio

New entry nella gamma Zero di Bibite Sanpellegrino, la linea di bevande senza zuccheri aggiunti. La nuova nata è la Limonata Zero, che reinterpreta in chiave contemporanea uno dei sapori più iconici della tradizione italiana.

Pensata per coniugare gusto e leggerezza, la bibita è realizzata con limoni 100% siciliani selezionati e si caratterizza per il profilo equilibrato e piacevolmente dissetante, che esprime al meglio le note vivaci dell’agrume.

In lattina da 33 cl, la nuova arrivata va a intercettare una tendenza strutturale dei consumatori italiani, sempre più orientati verso opzioni a ridotto contenuto di zuccheri. Secondo una recente indagine Nomisma, infatti, oltre un italiano su due dichiara di monitorare l’apporto di zuccheri nelle bevande.

La gamma Zero

Limonata Zero va ad ampliare la gamma Zero, che propone i gusti più amati del marchio guardando alle moderne esigenze nutrizionali dei consumatori. Ne fanno parte la Classica Zero Sanpellegrino, l’aranciata dalle fini bollicine e dalla dolcezza media che ben si bilancia con le sottili note amare degli agrumi, e Chinò Zero Sanpellegrino, versione zero zuccheri di uno dei prodotti cult del marchio, dal gusto aromatico e pieno dei chinotti siciliani. Referenze che contengono esclusivamente gli zuccheri naturali degli agrumi e tutte proposte in lattina da 33 cl.

Il lancio del nuovo prodotto è integrato nella campagna di comunicazione Più Succo alla Vita, che celebra l’energia e lo stile di vita del Sud Italia, valorizzando la tradizione agrumicola e l’immaginario territoriale del Mezzogiorno come elementi centrali dell’identità del marchio.

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Entrate extra e consigli per la drink list: Luca Coslovich a Il suono del bar
Il suono del bar è il podcast originale firmato Bargiornale che dà voce ai protagonisti della community italiana del bar. Da seguire su Spotify e sul canale Youtube di Bargiornale. Online la puntata 8 con Luca Coslovich, bartender al Casino de Monte-Carlo

Luca Coslovich è stato uno dei primi a raccontare il bartending online. Una passione nata ai tempi degli internet cafè (ne gestiva uno lui stesso), negli anni ’90, e poi proseguita fino all’era dei social e dei contenuti utili per i professionisti che, come lui, cercano consigli per gestire meglio il business del loro bar. Con queste premesse non potevamo certo lasciarlo tranquillo, lì, al banco del Casinò de Monte-Carlo dove staziona con merito da una decina d’anni.

Con Luca, ospite dell’ultima puntata de Il suono del bar prima della pausa estiva, abbiamo parlato di come un professionista del bar può ottimizzare il suo tempo differenziando l’attività e ricavandone entrate extra. Le strade principali sono quattro, abbiamo titolato con “cinque entrate extra” perché c’è un quinto modo, se vogliamo, per migliorare i conti. Del locale e i propri. È questo: impostare una drink list che vende bene, efficace ed efficiente nel guidare il cliente laddove si margina di più. Una piccola lezione di buona gestione, tutta da ascoltare.

Le playlist su Youtube e Spotify: rivedi le puntate de Il suono del bar

Ogni quindici giorni un nuovo incontro sui temi che toccano la quotidianità del bar, ma anche sulle tematiche più strategiche, con le visioni dei veri conoscitori del fuori casa e le storie degli imprenditori di successo.

Segui IL SUONO DEL BAR sul canale Youtube di Bargiornale

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Buon ascolto e buona visione! E anche… buona estate: Il suono del bar tornerà in autunno, con nuove puntate e nuovi ospiti.

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Roma in un menu al cubo: all’Aleph Hotel gli highball raccontano i rioni
Aleph Hotel apertura
A The Organics Sky Garden, la terrazza panoramica dell’Aleph Rome Hotel, debutta una drink list composta da sette highball ispirati ai rioni e ai colli di Roma. Una mappa liquida della Capitale che prende forma in un originale menu cinetico costruito sulla struttura del Cubo di Yoshimoto

Un menu. L’hanno messo nero su bianco o, per essere più coerenti, nero su cubo. Non magico come quello di Rubik, non zuccherino come la zolletta del caffè, non gelido come quello che troneggia nel bicchiere. E neppure sfacciato e fuori tempo massimo come una ragazza cubo. È un menu cinetico costruito sulla struttura del Cubo di Yoshimoto, classe 1972: si apre, si chiude, cambia faccia. Un po’ come certa gente dopo il secondo Martini. Una drink list con la vocazione del giocattolo di design e l’ambizione dell’oggetto da collezione. Così si presenta, sostenuta da tanto di piedistallo, la nuova proposta di The Organics Sky Garden, la terrazza panoramica all’ultimo piano dell’Aleph Rome Hotel, Curio Collection by Hilton.

Siamo al tavolo due, a una decina di infradito dalla piscina del lussuoso hotel, sotto un cielo da Vacanze Romane e non lontano da quella via Veneto che fu il regno della Dolce Vita, dei paparazzi e di una fauna notturna che non aveva ancora bisogno di chiamarsi lifestyle. Qui sperimentiamo una verticale destinata a entrare negli annali del tasting: sette drink ispirati ad altrettanti rioni di Roma. Il tratto comune è la bolla, intesa non come perlage da metodo classico, ma come vigore del mixer: la tonica giusta per il distillato giusto, la ginger beer che allunga il sorso, la bitter lemon che dà il ritmo. Drink leggeri, freschi, costruiti per una generazione che frequenta volentieri la sober curiosity, magari senza sposarla per sempre. Una pausa, più che una conversione. Una vacanza romana anche dall’alcol muscolare.

Roma vista dall’alto

Il nuovo format dell’Organics Sky Garden vuole trasformare la terrazza in una sorta di urban jungle sospesa sopra la Capitale, dove il panorama incontra musica, cucina, mixology e socialità contemporanea. L’idea è quella di allontanarsi dai decibel usati come arredamento e dagli orari che trasformano l’aperitivo in una prova di resistenza. Qui i ritmi sono più morbidi, la musica ricercata, l’atmosfera rilassata e la serata può cominciare presto senza per questo sembrare una riunione condominiale. Al centro dell’esperienza c’è Roma. Non quella da fondale cinematografico, anche se il panorama aiuta parecchio, ma una città raccontata attraverso i suoi rioni, i suoi sapori e le sue contraddizioni.

La signature drink list diventa così una piccola mappa sensoriale della Capitale. Ogni cocktail interpreta un quartiere, la sua personalità e le sue atmosfere. E il cubo, girando tra le mani, trasforma la consultazione del menu in un gesto quasi ludico. Per trovare il drink si ruota. Per trovare il prezzo si ruota ancora. Per ritrovare la faccia da cui si era partiti, invece, può servire un’altra consumazione.

Sette rioni, sette highball

Ma ve ne raccontiamo quattro. Il Rione Parione è fresco e mediterraneo. Gin Mare incontra un cordiale di pomodoro e basilico, Mancino Secco e The Organics Tonic Water. Il pomodoro dà profondità, il basilico spinge il drink verso l’orto aromatico, mentre la tonica tiene insieme il racconto senza trasformarlo in un’insalata liquida. Il Rione Trastevere sceglie invece un registro speziato, fruttato, che ricorda la generazione dei rum punch caraibici. Diplomatico Reserva, cordiale all’ananas e cannella e The Organics Ginger Beer costruiscono un highball rotondo, tropicale e vivace. Trastevere, del resto, sa essere popolare, internazionale e leggermente sopra le righe in una botta sola.

Il Rione Campo Marzio viaggia verso latitudini ancora più esotiche. Tequila Herradura, Ancho Reyes Verde, lime, orzata, sale affumicato e The Organics Bitter Lemon. Il risultato è tropicale, agrumato, vegetale e attraversato da una vena affumicata. Un drink che parte da Roma e, dopo un paio di sorsi, potrebbe chiedere il passaporto. Più intenso e aromatico è il Rione Regola, con Altamura Vodka, violetta, lampone e acqua tonica. Il colore e il profilo floreale fanno sentire per qualche istante come una lisergica Alice nel Paese delle Meraviglie. Solo che il Bianconiglio, questa volta, ordina un altro giro.

È un menu composto da una vera panoplia di bollicine. «Mettete le bolle nei vostri cannoni», avrebbe predicato un figlio dei fiori. Ma quella era San Francisco, era il 1967 ed esplodeva l’estate dell’amore. Qui siamo nella Capitale, anno 2026, nell’estate degli highball. Più che figli dei fiori, figli dei sifoni.

Dai rioni ai colli

I nostri anfitrioni sanno bene che non si conquista il pubblico soltanto con il panorama. E nemmeno soltanto con i cocktail, benché sette highball consecutivi costituiscano già un argomento piuttosto persuasivo. A guidare l’esperienza sono Gaetano Cacialli, operations manager dell’Aleph Rome Hotel, e Lorenzo Politano, restaurants and bars manager, nonché membro di spicco dell’Oasis Fun Club italiano. Ma questa è un’altra storia.

La parte gastronomica porta invece la firma dell’executive chef Carmine Buonanno, che costruisce il menu food come un omaggio ai colli di Roma. La proposta comprende bites e piatti da condividere, pensati per accompagnare l’aperitivo e una cena informale con un linguaggio contemporaneo.  Il Palatino è raccontato dalla tartare di manzo con senape e capperi e dalla focaccia con prosciutto di Bassiano e burratina Circe. Il Campidoglio prende invece la forma di una frittatina di pasta cacio e pepe oppure di un pan brioche con porchetta al finocchietto e spuma di provola affumicata. Ed è soltanto l’appetizer. Perché Roma, quando comincia a mangiare, raramente si ferma alla prefazione.

Il prezzo gira con il cubo

I cocktail costano tutti 22 euro, cifra coerente con la struttura alberghiera, la posizione, il servizio e il panorama. Anche il prezzo, naturalmente, va cercato facendo ruotare il menu. Una forma elegante per ricordarci che nella vita nulla è davvero nascosto: al massimo si trova sull’altra faccia del cubo. La serata si chiude con la foto di gruppo. Qualcuno intona Wonderwall. «You’re gonna be the one that saves me», si canta insieme. E ci mancherebbe altro: dopo una verticale di sette highball, prima o poi deve pur partire la musica. Quella buona, possibilmente.

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