Il settimo sigillo di Ferrari a The Champagne & Sparkling Wine World Championships
Per la settima volta, la quarta di seguito, la cantina trentina si aggiudica il titolo di Produttore dell’anno nel più prestigioso concorso al mondo dedicato alle sole bollicine

E fanno sette! Tanti sono i trionfi di Ferrari Trento, incluso quello di quest’anno, a The Champagne & Sparkling Wine World Championships, la più autorevole competizione al livello globale dedicata alle sole bollicine. Concorso che in questa edizione, la undicesima, ha visto in gara circa un migliaio di etichette di 20 Paesi e dove la cantina trentina si è aggiudicata per la quarta volta di seguito il titolo di Sparkling Wine Producer of the Year: un poker di vittorie che si somma ai successi ottenuti nel 2019, nel 2017 e nel 2015.

Un riconoscimento che premia l’eccellenza e la costanza qualitativa della cantina del Gruppo Lunelli, che anno dopo anno si conferma ai vertici del panorama enologico internazionale. Ben 18 in totale le medaglie conquistate dai suoi Trendodoc quest’anno, delle quali 13 di oro, dai non millesimati, come il Ferrari Brut, passando per la linea Maximum e la linea Perlé, fino al Ferrari Riserva Lunelli e al Giulio Ferrari, e 5 di argento. Risultati che evidenziano la capacità della Casa di esprimere al meglio le potenzialità del territorio declinandole in un’ampia gamma di etichette, ciascuna con una propria identità ma coerenti nello stile.

«Vincendo il titolo di Producer of the Year per la quarta volta consecutiva e per ben sette degli undici anni della competizione, Ferrari Trento diventa il produttore di bollicine di maggior successo del pianeta! – ha commentato Tom Stevenson, fondatore e presidente dei Campionati del Mondo delle Bollicine e fra i massimi esperti di champagne al mondo -.  A differenza di altri premi, questo è unicamente basato sul numero di medaglie vinte, il che rende ancora più notevole la costanza, anno dopo anno, con cui viene raggiunto un livello di qualità così elevato, sia nei formati standard sia nei formati magnum, ma soprattutto in tutta la gamma».

Bollicine italiane le più premiate

Ma non solo, perché le medaglie conquistate da Ferrari Trento hanno contribuito al trionfo più generale delle bollicine italiane. L’Italia è stata infatti il Paese più titolato, con 70 medaglie di oro e addirittura 123 di argento, davanti a Francia, Australia, Spagna e Regno Unito. Inoltre, anche questa edizione di The Champagne & Sparkling Wine World Championships ha confermato la Trentodoc come la denominazione italiana più premiata, con 73 medaglie, delle quali 29 ori e 44 argenti.

Le etichette Ferrari Trento premiate

Tornando nello specifico a cantine Ferrari, ecco le 13 etichette premiate con l’oro: Ferrari 2015 Perlé Nero Riserva Magnum, Ferrari NV Maximum Blanc de Blancs Magnum, Ferrari 2017 Perlé, Ferrari 2015 Riserva Lunelli, Ferrari 2015 Perlé Bianco Riserva Magnum, Ferrari 2012 Giulio Ferrari Riserva, Ferrari 2012 Perlé Magnum, Ferrari 2009 Riserva Lunelli, Ferrari 2016 Perlé Nero Riserva, Ferrari NV Maximum Blanc de Blancs, Ferrari NV Brut, Ferrari 2018 Perlé e Ferrari 2016 Perlé Bianco Riserva.

Mentre ad aggiudicarsi l’argento sono state: Ferrari NV Brut Magnum, Ferrari 2017 Perlé Nero Riserva, Ferrari 2015 Giulio Ferrari Riserva, Ferrari NV Maximum Rosé e Ferrari 2017 Perlé Rosé Riserva.

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Velier punta sull’agave e inserisce in portfolio la gamma di mezcal Los Siete Misterios
Definito il mezcal più trendy del 2024, il progetto dei fratelli Mestre ha all’attivo quattro linee, nate da un progetto di sostegno all’economia locale

Una constatazione, guardando i trend di mercato, e una notizia, giungono entrambe da Velier: i distillati di agave, tequila e mezcal in testa, stanno sempre più conquistando spazio sul mercato degli spirits e nelle bottigliere, ed è per questo che Velier prosegue nella sua selezione di etichette “echo en Mexico” e inserisce nel suo portfolio la gamma di mezcal Los Siete Misterios, votato come il mezcal più trendy del 2024 nel prestigioso report di Drinks International. Una notizia che va di pari passo con il crescente interesse da parte dei buyers internazionali per il mercato del tequila e mezcal: Fortune Business Insights, società che monitora le migliori opportunità di investimento, a proposito del mercato del tequila, ha stimato che nel 2023 ha sfondato la soglia dei 10 miliardi di euro e che si prevede arriverà a 16,5 mld entro il 2032, con un tasso di crescita annuo del 5,9%. Se è vero che il traino principale è il Nord America, anche in Italia il fenomeno è in forte crescita: i dati nazionali parlano di un aumento dei volumi del 7,4% per il tequila dal 2018 al 2023 e del 22,7% per il mezcal.

Frutto dell’intuizione di due fratelli, Eduardo e Julio Mestre, Los Siete Misterios è un progetto nato nel 2010 con una serie di viaggi fra Puerto Escondido a Oaxaca City: qui i due si accorgono della grande diffusione della coltivazione dell’agave e della produzione di mezcal, ma spesso in maniera talmente artigianale che i mezcaleros non riesconono ad accedere al disciplinare, per ottenere la dicitura “mezcal”. Da lì l’idea di creare una rete, da cui comprare l’agave a un prezzo equo, vale a dire superiore a quello medio, trasformandolo poi nella distilleria costruita a Sola de Vega. Inoltre per mitigare gli effetti negativi di un consumo eccessivo di agave selvatica, Los Siete Misterios assiste i mezcaleros nell’introduzione di buone pratiche di addomesticazione di alcune varietà. L’obiettivo, dalle forti connotazioni etiche, è la tutela della microeconomia locale, e la salvaguardia dell’agave selvatica e dell’ecosistema in cui cresce.

«

Esistono tre tipi di agave – spiega Eduardo Mestre – selvatica, coltivata e addomesticata. In quest’ultimo caso noi piantiamo l’agave, osserviamo come si riproduce e in quali tempi, e replichiamo il processo per cercare di ottenerne maggiori quantità». Los Siete Misterios utilizza un 90% di varietà addomesticate o coltivate, per le quali la distillazione avviene in copper pot (alambicchi in rame); l’agave selvatica viene utilizzata solo in rarissimi casi, quando la distillazione avviene in clay pot (alambicchi di terracotta tradizionali). Anche i metodi di produzione sono rigorosamente artigianali: cottura dell’agave in forni sotterranei tradizionali, macinatura con mazze di legno o con il sistema Tahona, fermentazione naturale a partire da lieviti autoctoni e poi distillazione doppia, che diventa tripla nel caso del Pechuga. Per rispettare i rigorosi requisiti qualitativi i mezcaleros sono incoraggiati a lavorare ai loro batch nella distilleria di Sola de Vega, per portarli poi nei loro palenque nelle fasi finali.

Quattro le lineeche compongono la gamma dei mezcal Los Siete Misterios: Doba-Yej (44% Abv, il cavallo di battaglia della distilleria, viene distillato a Yautepec, Santiago Matadan e San Dionisi in Oaxaca, per poi essere assemblato nella distilleria di Sola de Vega); Gamma Ensamble (miscela di diverse agavi, che segue tradizioni ancestrali); Pechuga (mezcal celebrativo distillato una terza volta con petto di tacchino, frutta e spezie. Si tratta di aggiunte scelte dalla madre di Eduardo e Julio, Doña Ángeles. Pensato come omaggio alle passate generazioni di Maestro Mezcaleros, ha una produzione annuale di soli 500 litri e una ricetta unica ogni anno); Clay Pot Mezcal  (qui si utilizzano sole agavi selvatiche e la distillazione avviene in alambicchi di terracotta).

Dal 2021 Los Siete Misterios ha unito le forze con Chatham Imports, fornitore di superalcolici e vini. Si tratta di una joint venture paritetica, in cui la società madre di Michter’s Distillery segue l’importazione e la vendita nel mondo, mentre i fratelli Mestre si occupano della produzione in toto e delle vendite in Messico. A questo si aggiunge, oggi, l’ingresso nel catalogo Velier, che già conta la presenza dei mezcal della gamma Palenque Spirits (un progetto di Luca Gargano) e di Alipus.

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E siamo a dieci, di dieci

Il mondo bar lo immaginiamo nel fuori casa, pochi sanno che nasce in casa da piccoli gesti diventati routine del vivere comune. Sul piano
di lavoro delle cucine casalinghe sono nate idee che poi hanno preso vita grazie a barman esperti spalle alla bottigliera. Giudici incorruttibili, amici e parenti.

Dieci anni fa Bargiornale approdava nel Gruppo Editoriale Tecniche Nuove. L’ho ripetuto molte volte e non mi esimerò in questa sede, della “bibbia del bar” ero sempre stato un abusivo lettore.

Abbiamo portato innovazione nel modo di comunicare, di presentarci e di coinvolgere una community consolidandola ancora di più.

Ecco allora la nascita di nuovi grafismi, linguaggi e percorsi per migliorare l’esperienza in tutti i momenti di consumo di un esercizio commerciale che nulla ha da invidiare alle logiche d’impresa. Iniziare a guardare il bar come una macchina complessa che basa il suo successo non solo sul layout e l’offerta di servizi ma soprattutto sulle capacità empatiche del team che lo governa.

Detesto gli anniversari, amandoli. Dieci anni fa nasceva l’idea di premiare voi, nostri lettori e attori di un mondo dove i problemi devono per forza restare sul marciapiede. Dieci anni di sorrisi e dieci anni di lacrime per non essere riusciti a vincere l’ambita categoria di Barawards. Ho visto la caparbietà di un giovane farsi adulto a furia di candidature per poi rendersi conto di aver esaurito quelle lacrime nel momento della vittoria.

Baritalia in decine di tappe, una carovana errante lungo la penisola che si porta dietro l’innovazione delle aziende e la curiosità di incontrare le persone dietro alla carta del giornale. Eh già, persone! Capitale umano fatto di donne e uomini che hanno scelto di raccontare la vostra professione scavando per trovare spunti, idee e novità che indirettamente servono ad allargare il sorriso e il portafoglio dei consumatori.

In mezzo a quell’umanità fatta di redattori, giornalisti e direttori c’era Claudio Bonomi, che anteponeva la signorilità e la sua anima all’uomo. Impossibile non accorgersi della differenza. Lo conobbi di sfuggita il giorno che diventai editore di Bargiornale, schivo, rispettoso delle posizioni restava spesso in silenzio ma, quando percepiva una seppur lieve minaccia al “suo giornale”, si faceva sentire con quel piglio che non lasciava spazio alle repliche. Claudio sarebbe andato in pensione chiudendo la “macchina” di questo numero, un male improvviso ce lo ha portato via.

Ci stavi già mancando, ci mancherai di più.

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Sebastiano Villatora di Antico Caffè Torinese vince la Trieste Cocktail Week 2024
Terza edizione dell’evento Trieste Cocktail Week organizzato dall’agenzia Freshmedia che ha visto la partecipazione per la durata di una settimana dei barternder di 17 cocktail bar e i titolari di 2 ristoranti. Molti gli eventi collegati, dall’Opening Secret Party Lisjak alla mostra-degustazione Proposta Spirits, all’abbinamento gastronomico dei cccktail a base di Grappa Nonino.

Sebastiano Villatora, bartender dell’Antico Caffè Torinese, caffetteria storica (1919) del capoluogo giuliano, vince la Miglior Drink List della terza edizione della Trieste Cocktail Week, manifestazione dedicata alla miscelazione creativa, promossa a Trieste dal 9 al 15 settembre 2024.

La Drink List includeva cinque signature cocktail:
Pedocin (dedicato a uno storico stabilimento balneario triestino) composto da due parti: Bianca con Blu Lie Vodka, Amaro Seri Pervas, liquore al caffè SVN Senses, cordiale di caffè esausto e kefir;
Rossa con Visionair London Dry Gin all’olio di oliva Lisjak all’arancia (home made), Olio d’Oliva all’Arancia Lisjak, cordiale di Pesche di Fiumicello chiarificato, acqua di pomodori del Carso con con Olio di Oliva alle Erbe Lisjak (home made);
Miramare con Tequila, Whistler’s Storm, verjus triestino, soda al mais grigliato, crusca con sale e peperone;
Osmizza con Calvados, Grappa di Fragolino, Aperitivo Nonino, fichi fermentati, Ribolla Metodo Classico;
Carso con Gin, liquore alla santoreggia, amaro Heslop & Kaiser, Amaronauta, mela chiarificata, Co2;
Barcola con Lu lentu SeimilaMetriQuadri, distillato zero alcol, cordiale alla tonica, honey balsamic mix con miele millefiori e aceto balsamico, mirtilli chiarificati, acqua di mare.

Drink list Antico Caffè Torinese con il cocktail Pedocin

Rocco Porcelli, dello 040 Group (che raggruppa locali come Loft, live music & food; Pier The Roof sea restaurant; Zeroquaranta street food; Draw Food cocktail bar) si aggiudica invece la Speed Round sponsorizzata da Bacardi-Martini, la gara in scena domenica al Pier The Roof.
Una competizione dove cinque concorrenti si sono sfidati a colpi di bravura e velocità nelle miscelazioni. Sebastiano Villatora conquista anche il premio nella finalissima contro Porcelli, una sfida con una mistery box di ingredienti a sorpresa, da impiegare al meglio per formulare un drink sul momento.

Si chiude così una settimana di successo, all’insegna di cocktail e di grandi eventi, in una manifestazione nata per valorizzare i prodotti del territorio e per promuovere la conoscenza del settore della miscelazione e del bere in modo consapevole, in costante crescita di consensi e partecipazione tra gli operatori del settore, oltre a un pubblico di migliaia di clienti, triestini e turisti.

Grande soddisfazione nelle parole degli organizzatori, Alberto Polojac e Filippo Vidiz, soci amministratori dell’agenzia di comunicazione nel settore food & beverage Freshmedia

«L’evento sta diventando sempre più una manifestazione di riferimento non solo per la città, ma anche a livello nazionale – spiega Filippo Vidiz – vediamo e sosteniamo una continua crescita di una nuova generazione di bartender che esprime sempre di più la propria creatività e abbraccia appieno il concetto di hospitality, facendo del bene quindi anche al turismo»

«Siamo estremamente soddisfatti – sottolinea Alberto Polojac – anche se il vero ringraziamento va a tutti i locali e ai bartender che, con la loro creatività e passione, sono stati i veri protagonisti di questa straordinaria edizione della Trieste Cocktail Week. Il nostro team organizzativo non ha fatto altro che accendere i riflettori su di loro, offrendo un palcoscenico sempre più ampio per valorizzare il rispettrivo talento. Siamo molto soddisfatti anche per aver arricchito gli appuntamenti durante la settimana con momenti di degustazione e di abbinamenti tra cocktail e cibo, regalando un’esperienza ancora più completa ai partecipanti».

Trieste Cocktail Week quest’anno ha coinvolto complessivamente 17 cocktail bar, 4 ristoranti e 2 boutique:
040 Social Food
Antico Caffè San Marco
Antico Caffè Torinese
Bar Buffet Borsa
Corte Café
Draw Food
Harry’s Bar
La Muta
Mast
Mor Cocktail Bar
N’JOY Food & Drink
The Modernist Hotel
Pier The Roof
Rex Cafè Gourmet
Silk Bistrot
Urban Caffè
Wolf Bar
Trattoria Ai Fiori Ristorante
Cantina del Vescovo
Còntime
Eataly
Hotel Continentale
Magna Bistrò Italiano.

Con main sponsor come Distilleria Nonino e Proposta Spirits, Trieste Cocktail Week è stata organizzata dall’agenzia Freshmedia e Intraprendi (Associazione italiana Partite Iva) con la co-organizzazione del Comune di Trieste e di Trieste Convention and Visitors Bureau, oltre al supporto di IoSonoFriuliVeneziaGiulia, Federalberghi Trieste, Confcommercio Trieste, Fipe e Creativa. Media partner QB e Radio Punto Zero.

Cronaca dei principali eventi

Opening Secret Party
Grande festa d’inaugurazione della TCW 2024 la sera di lunedì 9 settembre presso la moderna azienda olearia Lisjak 1992 sul Carso Sloveno, a un passo dal confine con l’Italia. Fino all’ultimo il luogo dell’Opening Secret Party era rimasto riservato, tanto che era stata predisposta un’apposita navetta costituita da una serie di colorati e storici pullmini Zastava-Fiat 900 anni Sessanta brandizzati Old Lisjak 1992 per trasferire un centinaio di fortunati invitati.
La pluripremiata azienda olearia (con ramo vinicolo) Lisjak 1992 produce una trentina di specialità di Olio Extra Vergine ricavato da circa 27 cultivar istriani, per circa 300mila bottiglie.
Nel grande spazio accoglienza (piscina compresa) erano stati allestiti numerosi corner delle aziende main sponsor Distilleria Nonino e Bacardi-Martini, alle local excellence Theresianer Distilled Gin, Visionair London Dry Gin Toscana, H&K 1382 Amaro, Seri Pervas liquori, SVN Senses Coffee Liqueur, Blu Lie Vodka, Domina Venti Super Premium Vodka, Xedequa Innovative Spirits, Alibis Aperitivo.
Su tutti campeggiava il grande rimorchio americano Airstream da 15 metri, brandizzato LisjakExtraVirginOliveOil, equipaggiato con spillatori e forni per grandi eventi food e beverage.
Insieme al titolare Matej (Matteo) Lisjak, a presentare l’evento TCW 2024 intorno alla piscina, erano presenti gli organizzatori Alberto Polojac e Filippo Vidiz dell’agenzia Freshmedia e rappresentanti dei main sponsor Cristina e Antonella Nonino e Antonio Beneforti di Proposta Spirits, oltre a Francesco Meucci del ristorante Cantina del Vescovo di Trieste. La brillante colonna sonora è stata assicurata da DJ Wolf, accompagnato dal trascinante sax di Andrej.
Tra gli altri, erano presenti i bartender finalisti del concorso di idee per il Cocktail TCW 2024 come Rocco Porcelli (Pier), Angelica Puntini (040 Group), Giovanni Diomei (Draw), Sebastiano Villatora (Antico Caffè Torinese), Mohamed Izimer (Mast).

Mostra e degustazioni dei distillati e liquori Proposta Spirits
Presso Generali Convention Center, su viale Miramare di Trieste, martedì 10 settembre è stato organizzato l’evento Degustiamo Insieme Proposta Spirits, organizzato dalla grande azienda d’importazione e distribuzione di specialità alcoliche Proposta Vini di Pergine Valsugana (Trento). Organizzata dal titolare Andrea Girardi e dal figlio Gianpaolo, l’evento è stato coordinato dal direttore commerciale Spirits Antonio Beneforti. A esporre con i relativi banchi di assaggio erano presenti una trentina di aziende, nazionali ed europee, sulle oltre 350 aziende i cui prodotti sono distribuiti in 15mila punti horeca italiani.
Vi segnaliamo alcuni prodotti particolarmente interessanti.
Distilleria, brasserie, cave, bar & restaurant: Maison Jouffe 1850 è un produttore di Bretagna (Côte d’Armor, Francia) noto per le tante pluripremiate specialità di distillati, liquori e birre: Cognac Aoc Laurent Jouffe, Calvados Marcel & Léa Faucher, Ron Dominicano Orava, Pastis Brastis, birra Argwen Breton. Beaucoup de compliment Monsieur Laurent Jouffe!
Riccardo Izzi, Giovanni D’Andrea e John Wine della Fabbrica Liquori Izzi di Fondi (Latina) hanno presentato il loro cavallo di battaglia Amaro Erbes 1903, realizzato con erbe aromatiche certificate biologiche: Particolare attenzione all’ambiente; le bottiglie  sono in vetro 100% riciclato, le (moderne) etichette in fibre alternative alla carta; le chiusure in sugheo e carbone attivo privo di colle.
Dal 1839 Seri Pervas è il nome della distilleria triestina che ha mantenuto il gusto di coniugare tradizione e innovazione. Come sottolinea Tommaso Pedicchio, ad Amaro, Dry Gin e Vermut si è aggiunto Long Gin, omaggio all’Anno del Drago cinese,  un distillato con un mix insolito di botaniche come tè verde Banche, tè nero Darjeling, Pepe di Sichuan, Pepe di Timut, Pepe del Madagascar, scorze di bergamotto. (42% alc).
Whistler’s Storm è il nome di quattro Cold Brew Tea Liqueur a base di infusi di tè speciali: Earl Grey, Masala Chai (tè, latte e spezie), Lapsang Souchong Smoky e Assam Black, quattro fine pasto aromatici di 20% alc, presentato da Dom Richardson.
Veramente insolita e sostenibile la proposta Visionair London Dry Gin 100% Toscana di Ilaria Lorini e Stefano Clemente nella “borraccia” termica in acciaio da 50 cl di un acceso giallo, ricaricabile con una bag-in-box da 3 litri.

Masterclass Nonino Distillatori
Non poteva manca un evento di grande respiro come la Masterclass Nonino Distillatori organizzata martedì 10 settembre presso il prestigioso Harry’s Bar sulla centralissima piazza Unità d’Italia. Inaugurato nel 1972 da Arrigo Cipriani sull’esperienza dell’analogo locale di Venezia, Harry’s Bar è un elegante punto di ritrovo con un servizio di grande livello.
L’anno scorso la friulana Distilleria Nonino ha celebrato i 50 anni della rivoluzione della grappa monovitigno (la prima è sta ricavata dalle vinacce fresche di Picolit), messa punto da Giannola e Benito Nonino (recentemente scomparso). Antonella Nonino ha condotto brillantemente la degustazione di distillati di riferimento come Grappa Nonino Monovitigno Il Moscato, Grappa Nonino Monovitigno Lo Chardonnay in barriques 12 mesi, Grappa Nonino Riserva Antica Cuvée Aged 5 Years (da vinacce fresche di Merlot e Pinot Nero).  Ma non poteva mancare un importante servizio di grappa in cocktail preparata dal capobarman Francesco Ristagno.

Number Five
Ingredienti
2 cl Grappa Nonino Riserva Antica Cuvée Aged 5 Years
2 cl Liquore di Terrano (vino del Carso)
1,5 cl Liquore Maraschino Originale Luxardo
1 cl orzata
2 dash Angostura Orange Bitters
Preparazione
Mixing glass con ghiaccio, versare in calice raffreddato, guarnire con scorza di arancia.

Non poteva mancare un abbinamento gastronomico realizzato dagli chef Matteo Metullio e Davide De Pra a base di tartare di storione marinato con pepe rosa e sesamo non tostato.

Specialty Coffe con Alberto Polojac
Nella capitale italiana del caffè non poteva mancare un evento dedicato ai specialty coffee, tenuto dall’esperto Alberto Polojac. A Urban Caffè si possono trovare tanti specialty RoaTS, caffè monorigine che arrivano da tutto il mondo che vengono tostati in loco, utilizzati anche in creativi cocktail, dai twist on classic ai low alcool. Non poteva mancare la presentazione di SVN Senses, liquore al caffè messo a punto di recente da Bloom Specialty Coffee di Alberto Polojac, sulla base di partite di caffè provenienti dal Ruanda, raccolto da una cooperativa femminile.

Cocktail con Grappa Nonino protagonisti alla Trattoria Ristorante Ai Fiori
Non poteva mancare un abbinamento della grappa di qualità con la gastronomia di livello. Una pratica dimostrazione è stata offerta alla storica Trattoria Ristorante Ai Fiori guidata da Maria Giovanna Saletù e Alberto Saglio Ponci.
Dopo il brindisi di benvenuto di Antonella Nonino con il cocktail L’Aperitivo Nonino Botanical Spritz (4 cl L’Aperitivo, 4 cl bollicine, 4 cl tonic water) in calice doppio, è stata la volta del servizio di un piatto di Prosciutto San Daniele Dop 24 mesi con mostarda di fichi accompagnato con un calice di Grappa Nonino Cru Monovitigno Picolit.

Con il primo piatto Risotto al Limone è stato servito il cocktail Italiano realizzato con Grappa Nonino Monovitigno Moscato (2,5 cl), Cordiale Neroli 1,5 cl) e Ginger Ale Fever Tree (8,5 cl) in tumbler con ghiaccio, una ricetta firmata e resa famosa dai pluripremiati international bartender Alex Kratena e Monica Berg del cocktail bar londinese Tayer+Elementary.
Per accompagnare il dessert Bavarese alla Fava Tonka, la scelta è caduta sul cocktail Tiki Pirus firmato dal pluripremiato bartender Simone Caporale del Sips di Barcellona: 3 cl Il Pirus Nonino Williams (distillato di pere), 2 cl triple sec, 1,5 cl orzata, 2 cl succo di lime nel tumbler con ghiaccio.

Non potendo rinunciare a un ultimo cocktail della notte, ci siamo fermati lungo strada a La Muta, cocktail bar aderente alla Trieste Cocktail Week che esponeva, oltre alla Drink List dell’evento, anche una insolita Cocktail List Night con Alibis, Spumante di Sidro.
Abbiamo così brindato anche con Lucio Lesa, direttore commerciale Alibis, nel locale dedicato al soprannome di una storica tenutaria di bordello (Anni Cinquanta).

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Dall’unione di 12 produttori nasce la “Carta Etica” del Vermouth Toscano
Un progetto per la tutela del Vermouth toscano, con regole di produzione che valorizzino il territorio e le tradizioni del vino fortificato locale

Obiettivo: sviluppare un disciplinare, per tutelare la qualità e l’autenticità del prodotto made in Tuscany. È con questo spirito che 12 produttori toscani di vermouth hanno deciso di abbracciare un insieme di valori condivisi e stilare la “Carta etica” del vermouth toscano. Ideatori del progetto, Enrico Chioccioli Altadonna (Winestillery), Tommaso Pieri (Duit) e il giornalista Federico Silvio Bellanca, che hanno coinvolto realtà produttive provenienti da cinque province (Firenze, Prato, Siena, Lucca, Grosseto e Livorno), unite dalla volontà di salvaguardare la tradizione secolare della fortificazione del vino.

Nel rispetto della regolamentazione europea già esistente, le 12 aziende coinvolte in questa impresa hanno deciso di autoimporsi ulteriori regole per definire in etichetta la dicitura “Vermouth Toscano”, purché – sono queste alcune delle regole autoimposte dai firmatari – la produzione e l’imbottigliamento siano avvenuti entro i confini della Toscana, e anche il vino base del vermouth sia prodotto nella regione. Il passo successivo potrebbe essere il riconoscimento istituzionale, mediante denominazione Igt, che aiuterebbe anche a differenziarsi rispetto all’altra regione leader sul mercato del Vermouth, il Piemonte, riscoprendo le differenze storiche e produttive, come l’uso di vini rossi, invece che bianchi caramellizzati.

Le aziende firmatarie della Carta Etica includono: Winestillery (Gaiole in Chianti); Duit (Firenze); Nannoni Grappe (Civitella Paganico); Distilleria Elettrico (Livorno); Opificio Nunquam (Prato); Fermenthinks (Firenze); Vermouth Del Mugello (Barberino di Mugello); Senensis Spirits (Castellina in Chianti); Mr Liquor (Lucca); Tenuta Lenzini (Capannori); La Selva (Orbetello); Giochi di Spiaggia (Prato).

A supportare l’iniziativa ci sono anche importanti distribuzioni nazionali come Fine Spirit, Spirits e Colori, che si sono impegnate a usare il nome “vermouth toscano” solo per prodotti che rispettino i requisiti della carta etica.

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Red Bull 64 Bars Live: diecimila persone per la terza edizione della kermesse dedicata alla musica rap
Geolier trascina il pubblico insieme a Guè, Tony Effe e altri protagonisti della scena rap italiana nella manifestazione che si è tenuta a Scampia (Na)

In diecimila a supportare e “mettere le ali” al meglio della scena rap italiana: la terza edizione delle Red Bull 64 Bars Live ha gremito Piazza Ciro Esposito a Scampia (Na), per un trionfo di cultura musicale ed entusiasmo. Si sono susseguiti sul palco i protagonisti del rap e dell’hip hop italiano, oggi in uno stato di forma impensabile fino a pochi anni fa e che trova in Napoli un motore eccellente e fondamentale; Kid Yugi, Massimo Pericolo, Tony Effe, Artie5ive e Guè si sono alternati per sparare le loro sessantaquattro barre, il formato di traccia che Red Bull ha reso identitario (sessantaquattro rime in circa un minuto), insieme ad alcuni brani di repertorio. Nel pre-show era stata la volta degli artisti emergenti Badman, BigMadWolf, Cecchy, Ceru167, Coco, J Lord, Jesa, Nicola Siciliano, Rue Diego e Wad.

Geolier, ospite speciale e mattatore in chiusura di serata, infiamma definitivamente la platea (in buona parte composta da pubblico arrivato in città appositamente per l’occasione, anche dall’estero) con un monologo in cui chiarisce come «una mamma non si giudica e non si dimentica», volgendo gli occhi alle due Vele rimaste ancora in piedi alle sue spalle.

Nel mezzo anche alcuni duetti tra gli artisti presenti e la presenza a sorpresa di Rose Villain. Tutto intorno è un magma di spettatori preparati e partecipi, circondati a loro volta dagli sforzi logistici che Red Bull ha messo in piedi per il terzo anno consecutivo: l’intero perimetro dell’area spettacolo è stato costellato da postazioni bar a marchio Red Bull, con una proposta di miscelazione che spaziava dalle bevande energizzanti Red Bull ai cocktail più complessi con la gamma Organics by Red Bull, sia alcolici che analcolici. Alle estremità, le due aree hospitality, con affaccio privilegiato sul palco per godersi l’atmosfera vibrante.

Red Bull 64 Bars Live si inserisce nel più vasto progetto di valorizzazione dei talenti del comune di Napoli, con l’obiettivo di mettere a sistema, e internazionalizzare la creatività musicale partenopea. E le ali, per il terzo anno consecutivo, sono state messe.

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La drink list di Mirco Bove del cocktail bar di Ineo all’Anantara di Roma
Nella drink list pensata dall’head bartender di Ineo ispirata ai sei continenti, drink signature con ingredienti da tutto il mondo e una carta degli Spritz

Arrivare nella monumentale hall dell’Anantara Palazzo Naiadi Hotel, nel cuore di Roma, e avere solo l’imbarazzo della scelta su come trascorrere il proprio tempo in questo luogo esclusivo, in cui il lusso si accompagna a ricercatezza ed eleganza, ma anche cura dell’ospite. Se da un lato, infatti, troviamo il corner dedicato alla pasticceria, con le dolcezze di Casa Manfredi, dall’altro abbiamo l’ospitalità del ristorante Ineo, con la sua cucina elegantemente contaminata e la sua cantina da oltre 900 etichette, selezionate dal sommelier e hotel wine Manager Federico Spagnolo.

Lo champagne bar dell’Anantara Palazzo Naiadi, che precede l’ingresso al ristorante Ineo

Ma prima di concedersi un percorso di degustazione con i piatti dello chef Heros De Agostinis, vale la pena di accomodarsi sulle sedute alte dello champagne bar che precede il ristorante (volendo anche fuori, sotto i portici di piazza della Repubblica), oppure sulle comode e avvolgenti poltrone del Lobby bar. È qui che ci accoglie l’ospitalità di Mirco Bove, bartender romano con esperienze internazionali, classe 1992, che all’interno dell’hotel Anantara Palazzo Naiadi è Head Bartender del ristorante Ineo, con cui collabora anche per percorsi di abbinamento ai piatti.

Per la drink list dell’Anantara, Mirco ha creato una carta che si ispira ai sei continenti, coerente con l’idea dello chef De Agostinis che ha dedicato un intero menu alle sue esperienze nel mondo. Anche in questo caso, il focus è sulle contaminazioni, gli ingredienti che provengono da ogni parte del mondo e che vanno a reinterpretare drink classici. Così, per esempio, l’Ishiban è un Martini Cocktail di ispirazione orientale con una base Gin con Vermouth alle foglie di Sakura e, in abbinamento, un fungo enoki che ha sapore di nocciola. Oppure la Banana roasted room è un twist old fashion con Rhum aromatizzato alle banane arrostite.

Il cocktail Greenwashing, con Casamigos Silver al sedano, pomodori verdi e un cordiale home made realizzato con prodotti di scarto

Il concetto di green per Mirco emerge anche nella miscelazione con il Greenwashing, un cocktail a base tequila, reso unico dalla presenza di un Cordiale home made ispirato al concetto dello zerowaste, fatto con gli scarti del taglio della frutta che viene usata per le decorazioni: un drink che è un twist tra Margarita e Paloma a base citrica. Chicca ulteriore: il bartender romano, su richiesta del cliente, è disponibile a modificare tutti i suoi drink in versione analcolica o low alcohol.

Strizzando l’occhio alla clientela internazionale che anima l’hotel della catena thailandese, Bove ha pensato di fare anche una carta dedicata allo Spritz, uno dei cocktail Made in Italy più richiesti dagli ospiti stranieri, rivisto con varie proposte personalizzate. Per esempio il suo Morositas Spritz è ispirato alla morbida caramella anni Novanta ed è un twist dell’Aperol Spritz dove si cimenta in un’infusione a lento rilascio di more e frutti rossi nell’Aperol così da dare un gusto e un colore unico e particolare.

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I cocktail “da ascoltare” nel nuovo menù di Himkok
Il bar più premiato di Norvegia lancia una lista da tredici cocktail, ciascuno interpretato da un musicista di Sony Music

Himkok lo ha fatto di nuovo. Come per ogni anno sin dall’apertura nel 2015, il pluripremiato cocktail bar di Oslo (decimo nell’ultima World’s 50 Best Bars) ha lanciato il nuovo menù arricchito dalla presenza di altre realtà norvegesi, questa volta collaborando con Sony Music.

Un anno di lavoro per una drink list che “suonerà” a sua volta dodici mesi, e segue la filosofia che da sempre informa la poliedrica proposta di Himkok: ingredienti locali, distillati di produzione propria e un collegamento profondo con la scena artistica del Paese.

In passato c’erano state collaborazioni con una pittrice e art designer, poi con un fotografo, un fashion designer (leggi La moda dei cocktail all’Himkok di Oslo). Per questo finire di 2024 la scelta è ricaduta su un team di musicisti targato Sony Music, che per ogni drink hanno realizzato una traccia, disponibile sulle piattaforme di streaming e ovviamente nella playlist di Himkok.

Sorsi e suoni

“Ingredienti norvegesi per artisti”, fedeli all’ormai pionieristico lavoro del locale che, grazie alla presenza di una distilleria autonoma al suo interno, produce circa l’80% delle referenze alcoliche utilizzate nei drink, su tutte il tipico aquavit.

Sips and Beats, sorsi e suoni, per mettere in evidenza i talenti e le materie prime della città e del circondario. Ogni cocktail è descritto con l’ingrediente che lo contraddistingue: Thyme è un highball drink che miscela tequila, Himkok gin, e Italicus con del timo fresco, per un risultato erbaceo e brillante. A questo è stata abbinata una traccia del duo house Mat Duo, saliti alla ribalta durante la pandemia.

Quince è invece un cocktail autunnale, stagione sentitissima in Norvegia, arricchito dall’ultimo arrivato in scuderia: Himkok x LINIE aquavit, un’edizione limitata di distillato invecchiato in botti ex sherry, influenzate dagli anni trascorsi in navigazione attorno al mondo, tipico della tecnica linie. A questo si aggiunge whisky, liquore alla banana, cotogno e acidi di mela. Denso e pieno il Liquorice, variante Negroni che si concentra sulla liquirizia.

Presenti anche drink ispirati alla carrot cake e all’olivello spinoso, ciascuno interpretato in musica da alcuni dei migliori artisti del Paese, come Eline Dragesund, Guttestreker, Esra Røise, e Olav Stubberud. A poco meno di un mese dal disvelamento della nuova lista dei 50 Best, il nuovo menù di Himkok potrebbe essere un preludio di grandi soddisfazioni.

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